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Tito: "l'artico si scioglie anche e soprattutto a causa dell'attività vulcanica sottomarina!"

Grosso intervista il geologo e collaboratore di MeteoLive.it su una questione importante e delicata: il riscaldamento della zona artica.

In primo piano - 10 Giugno 2013, ore 09.37

GROSSO: dott. Tito, cosa c'è sotto l'Artico?
TITO: quando per la prima volta ho visto le mappe geomorfologiche dei fondali oceanici, mi ha subito impressionato quel complesso sistema di cicatrici della crosta terrestre, note come dorsali medio-oceaniche. Una sorta di cuciture che tengono insieme le varie placche tettoniche e fanno somigliare la nostra terra ad una gigantesca palla da baseball. Una di queste “cuciture”, forse la più nota, è la Dorsale Medio-Atlantica, che si proietta sin sul nel Mar Glaciale Artico e presente due biforcazioni: il Lomonosov Ridge e il Gakkel Ridge, che attraversano in parallelo il fondale. E' appena il caso di aggiungere che tale giuntura è completamente ricoperta dai ghiacci della banchisa polare.

GROSSO
: ma si parla di vulcani anche, che avrebbero il ruolo importante nel far fondere il ghiaccio del Polo nord. Quanto c'è di vero.
TITO: non è certo una novità, l’intera dorsale Medio-Atlantica, spaccatura tra le più attive della crosta terrestre, è costellata da una lunga serie di coni vulcanici, in gran parte sottomarini. Non mancano porzioni emerse, pensate a Surtsey (letteralmente – nata dalle acque – un’isola comparsa ex-novo al largo dell’Islanda nel 1963). Come detto però, i coni vulcanici sottomarini sono numerosissimi, tra piccoli e grandi siamo nell’ordine delle migliaia e uno di questi giace lungo la Lomonosov Ridge, a circa 1500m di profondità sotto la banchisa polare, oltre l’88° parallelo nord, ossia a poco meno di 200 km dal Polo nord; a circa 65°W, ossia ad un centinaio di km dalle coste settentrionali della Groenlandia. Quindi c'è molto di vero.

GROSSO: ma ci sono stati chiari segni di attività vulcanica che possano destare attenzione mediatica?
TITO: non recentissimi quelle eclatanti, ma ci sono stati eccome nel passato e continuano ad esserci.  Ad esempio il vulcano sotto la Lomonosov Ridge tra il 21 e il 24 novembre del 1957 ha dato chiari segni di attività, con sciami sismici, movimenti della massa oceanica ed emissioni di anidride solforosa. Una stazione scientifica posta sul pack artico ha testimoniato la frattura della banchisa in più punti e la formazione temporanea di giganteschi icebergs. 

GROSSO: però forse occorrebbe un'attività più serrata per far "male" al ghiaccio, non crede? 
TITO
: ma non mica finita qui. Un altro paio di coni vulcanici sottomarini giacciono anch’essi a circa 200 km dal Polo Nord, ma in direzione delle Isole di Francesco Giuseppe, prossime alle coste della Siberia. Scoperti solo nel 1999, a circa 3800m di profondità, hanno già fornito chiari segni di attività. Diversi sciami sismici, sono stati registrati proprio tra il gennaio e il settembre di quell’anno.

GROSSO: Allora cosa accadrebbe se si verificasse una potente eruzione vulcanica da questi coni vulcanici sotto la banchisa polare?
TITO: beh ma non ne serve necessariamente una violentissima per incidere sulla coltre ghiacciata. In questi anni è probabile che proprio l'attività vulcanica si stia muovendo sotto traccia e riduca il pack molto, ma molto di più che il riscaldamento globale. Comunque una grande eruzione è già avvenuta in tempi recenti nella zona, mi riferisco al vulcano Vatnajokull, che nel 1996 si sciolse e si frammentò generando una devastante colata di fango, ghiaccio e roccia che tagliò in due l’intera Islanda. Se qualcosa del genere, o anche più potente, capitasse sotto la banchisa polare, quest’ultima o parte di essa potrebbe frammentarsi e sgretolarsi in migliaia di giganteschi icebergs che, sotto la spinta di un non meno probabile tsunami, potrebbero spingersi verso il nord-Atlantico, con conseguenze tutte da capire, soprattutto in relazione alle propaggini più settentrionali della Corrente del Golfo e della sua derivazione (la corrente di Irminger). 

GROSSO
: dunque i ghiacci del Polo potrebbero fondersi anche per motivi completamente slegati al gioco delle correnti oceaniche e del global warming?
TITO:  diciamo che è ragionevole pensare che lo salute e lo stato della banchisa polare non dipendano soltanto da ciò che la sovrasta, ossia la libera atmosfera e il periodico irraggiamento solare; bensì anche da ciò che vi si nasconde nelle profondità oceaniche, al di sotto di essa, aspetto che NESSUNO tocca MAI sui media! 


Autore : Redazione di MeteoLive.it

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