Scrivi una località, una regione o una nazione per ottenerne le previsioni del tempo
Località Data aggiornamento Quantità neve Impianti
MeteoLive NEWSLeggi tutte le news ›

TERREMOTO Friuli: 15 settembre 1976, la scossa dimenticata

Tutti ricordano solo la scossa del 6 maggio, ma quella del 15 settembre, distrusse ciò che era rimasto ancora in piedi a nord di Udine. Ricordi.

In primo piano - 31 Maggio 2019, ore 09.53

Ho trovato queste struggenti testimonianze e mi sembrava doveroso far riemergere il ricordo della scossa di terremoto del 15 settembre 76 nell'alto Friuli, che fu solo leggermente inferiore a quella del 6 maggio, ma che da molti è stata quasi dimenticata.

In verità le scosse tra l'11 ed il 15 settembre furono ben quattro, comprese tra 5.6 e 6.0, ma quella più tremenda, l'ultima, che chiuse virtualmente l'episodio sismico, fu quella delle 11.30 del mattino del 15.
 
I comuni di Trasaghis, Bordano, Osoppo, Montenars, Gemona del Friuli, Buja, Venzone e la frazione di Monteaperta, le località maggiormente colpite, furono rasi completamente al suolo. La popolazione di quei comuni fu trasferita negli alberghi di Grado, Lignano Sabbiadoro, Jesolo e altre località marittime.

Dal sito www.scriptanews.it, ho selezionato un racconto di quei tragici momenti e l'analisi di quanto successe subito dopo, che considero davvero di grande interesse storico:

Ricordo che stavo consegnando la corrispondenza nella zona più vecchia di Tolmezzo, precisamente in Via Del Fante (o Borgàt);  dovevo recapitare una raccomandata alla famiglia Querini che abitava al primo piano di un antico palazzo;  per arrivarvi dovevo aprire una porta che dava sulla strada, percorrere un corridoio dai soffitti bassi, salire le scale esterne, suonare il campanello, entrare e far firmare il registro delle raccomandate. . .

Quando la signora firmò, mi invitò a bere qualcosa… non ebbi neanche il tempo di rispondere che un silenzio irreale avvolse ogni cosa attorno a noi;  mi sembrava di essere sotto una campana di vetro priva di ossigeno…gli uccelli non cantavano più, non udivo i motori delle auto in strada o i bambini giocare.
Improvvisamente, percepii un boato cupo provenire da una direzione indeterminata, sussultai. Pochi attimi dopo, dalle viscere della terra si scatenò un tremendo movimento tellurico, il pavimento cominciò a tremare, i muri a vibrare, non riuscivo a sentire le parole della signora perché quel rumore cupo e prolungato soffocava tutti i suoni. . .
Udii solamente un grido, acuto, terrorizzato provenire da lontano

Guidato dalla sola paura e senza esitazione, abbandonai rapidamente l’appartamento.
Percorsi le scale a salti senza riuscire a reggermi in piedi e giunto al sottoportico notai che la porta, che avevo lasciato aperta, si stava chiudendo repentinamente, lasciandomi intrappolato nel buio.

Vagavo alla cieca, sentivo il desiderio di sopravvivere forte come non mai.
Non so bene come ma mi ritrovai in strada, immerso nel caos e nell’oblio;  un orribile scenario mi circondava;  dagli edifici si staccavano tegole, camini e interi cornicioni.
Una polvere asfissiante si alzava dal terreno, la gente sgomenta usciva dalle case invocando aiuto.

I secondi passarono lenti, quasi che il tempo si fosse fermato, poi, repentinamente com’era iniziata, la scossa si esaurì. Caddi in ginocchio mentre gli abitanti correvano attorno a me.
Cominciai a piangere dalla paura, rivolgendo il pensiero a mia moglie e alle mie due figlie che si trovavano a casa, a Betania.
Raggiunsi in fretta l’ufficio postale, aprendomi la strada tra le macerie.
In lacrime, chiesi al direttore il permesso di lasciare il lavoro e raggiungere al più presto casa.

Quando arrivai, tutta la mia famiglia era in pensiero per me, solo quando fummo tutti riuniti nel cortile, la calma ritornò, calma apparente però, perché temevamo una nuova scossa di assestamento.
Baldo B. (15/6/2006)

 La scossa del 15 aveva avuto, però, alcune avvisaglie: una l’11 settembre, un’altra il 14 pomeriggio, verso sera, breve ma intensa ed una poco dopo le 5 della mattina del 15 che aveva spinto molta gente a scendere in strada con la segreta speranza che i sommovimenti sismici si fossero esauriti.

Ma il bello doveva ancora venire. Erano circa le 11 quando l’”orcolat” si è ripresentato più cattivo che mai e questa volta il fuggi fuggi è stato generale. Chi scrive, dall’ufficio (la segreteria della Procura della Repubblica) che dava sul Duomo ha visto l’edificio sacro gonfiarsi, sembrava dovesse esplodere;  la cassaforte nella stanza è stata spinta in avanti di almeno un metro. Si sentivano gli scricchiolii delle crepe che si aprivano sui muri. Fortunatamente non ci furono morti. Tutti gli edifici sia pubblici che privati furono evacuati e la gente si ritrovò in strada.

Partì allora l’operazione “un tetto per tutti”. La difficoltà di porre rimedio ai problemi contingenti della nuova emergenza che si era creata derivava dalla fluidità della situazione, in quanto era difficile accertare in tempi brevi il reale stato dei fabbricati e chiarire in termini tecnici e più concreti l’agibilità degli edifici già visionati ed ancora da esaminare e, quindi, l’assegnazione degli alloggi precari agli aventi diritto con tutte le difficoltà burocratiche. Come ricorda l’allora sindaco Piutti “da qui anche una certa difficoltà nei rapporti con i funzionari del commissario straordinario, non sempre portati a considerare nella esatta gravità la situazione di Tolmezzo in rapporto ad altri centri”. In realtà erano stati accertati rilevanti danni sia nel capoluogo che nelle frazioni.
Fausto Coradduzza  (15/9/2006)



 


Autore : Report di Alessio Grosso

Questa pagina: Stampa Invia Favoriti | Condividi: Altro
Webcam
Vedi tutte
Satellite
Immagini e foto dal satellite

Immagini dal satellite

Guarda le ultime immagini inviate dal satellite Meteosat 8, da 36.000 km di altezza.

Visualizza
Editoriali
Leggi tutti
Newsletter

Iscriviti subito!

Scrivi la tua email

Ogni giorno riceverai le nostre previsioni meteorologiche direttamente nella tua casella e-mail!

Info Viabilità
Leggi tutti
Dal FORUM
Vai al forum