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Termovalorizzatore: di cosa si tratta? Pregi e difetti!

Recenti proteste dei cittadini contro la costruzione di termovalorizzatori vicino a centri abitati ci riportano ad un tema particolarmente importante per il sistema della gestione dei rifiuti in Italia, tra raccolta differenziata e discariche abusive.

In primo piano - 2 Aprile 2007, ore 11.15

Cosè la termovalorizzazione? Perché nessuna comunità di cittadini vuole ospitare sul proprio territorio un impianto di termovalorizzatore? Un termovalorizzatore è di fatto un inceneritore di rifiuti in grado di sfruttare il contenuto calorico dei rifiuti stessi per generare calore, riscaldare acqua ed infine produrre energia elettrica. Si distingue quindi dai vecchi inceneritori che si limitavano alla sola termodistruzione dei rifiuti senza produrre energia. L'impiego dei termovalorizzatori sembra essere una via di uscita dal grave problema delle discariche ormai stracolme tra le quali se ne contano oltre 4.000 abusive, e 700 altamente tossiche. Le discariche abusive sono tra le fonti inquinanti più pericolose a causa di metalli pesanti, di microrganismi presenti nei processi di putrefazione dei prodotti organici, di sostanze radioattive che possono filtrare nelle falde acquifere contaminano i terreni che "muoiono" danneggiando irreparabilmente l'economia agricola di vaste zone del nostro paese. Le bonifiche ambientali da contaminanti provenienti da discariche abusive costano milioni di euro, e così come spesso accade le organizzazioni criminali dopo aver inquinato, si ripropongono sotto la veste di "bonificatori", un business ancora più redditizio dello smaltimento illegale di rifiuti tossici e nocivi. Pur essendo molto meno inquinanti rispetto ai vecchi inceneritori, i termovalorizzatori non eliminano in ogni caso l'emissione di diossine nei fumi di scarico dispersi nell'atmosfera circostante. Un fatto su cui concordano ormai tutti, costruttori, medici e tecnici, ma le discariche sono prossime al collasso e l'emergenza rifiuti è un fatto innegabile con elevati rischi per la nostra salute. Basti pensare che non esiste una soglia minima di sicurezza per le diossine e possono essere nocive per l'uomo a qualsiasi livello di assimilazione. Motivo che già di per sé è sufficiente per comprendere lo stato d'animo dei cittadini e le mobilitazioni sociali in questo senso. Secondo la legge Ronchi bisognerebbe quanto più possibile recuperare materiali ma allo stato attuale si premiano i processi che impediscono il recupero dei suddetti materiali. La termovalorizzazione per assolvere al suo compito in maniera ottimale dovrebbe non precedere bensì seguire un processo accurato di raccolta differenziata che preveda ci si informi dalle industrie sulle caratteristiche che deve avere la materia recuperata per poter essere utilizzata come materia prima nei cicli produttivi, separando accuratamente i rifiuti. Anche la materia destinata ai termovalorizzatori, le cosiddette "ecoballe" dovrebbe avere caratteristiche tali da scongiurare quanto più possibile un eventuale rilascio di sostanze nocive nell'ambiente, ma questo passaggio purtroppo in alcuni casi non avviene ancora con la necessaria trasparenza e accortezza. E' necessario inoltre sempre procedere ad un attento esame dell'impatto sull'ambiente specifico a cui il termovalorizzatore è destinato e sulla salute dei cittadini, come dovrebbe avvenire per qualsiasi scelta di ordine pubblico. L'ubicazione degli impianti non è un problema di secondaria importanza. Prioritarie sono trasparenza e concertazione delle scelte con i cittadini del luogo. La collocazione di un impianto, fatte salve tutte le verifiche di impatto ambientale tra più siti, dovrebbe tenere conto della possibilità primaria di utilizzazione in zona dell'energia termoprodotta. Solo in questo modo potrà avviarsi una concreta collaborazione tra cittadini e amministrazioni nella complessa gestione del sistema rifiuti.

Autore : Luca Savorani

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