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Temporali V-shaped: operazione diluvio!

Ecco i temporali più temibili tra fine estate e la stagione autunnale.

In primo piano - 21 Settembre 2018, ore 10.12

Tra la fine dell'estate e nel periodo autunnale le perturbazioni in arrivo dall'Atlantico possono essere frenate nel loro incedere verso levante dalla presenza di un anticiclone bloccante sull'est europeo o dallo sprofondamento di una depressione nell'area mediterranea.

Logico dunque che in queste situazioni sull'Italia possono originarsi nuclei temporaleschi di origine marittima, che sfruttano l'energia del mare ancora per caldo per accanirsi con particolare intensità lungo le zone costiere, provocando nel migliore dei casi allagamenti e nel peggiore anche alluvioni con vittime.

Questo tipo di temporali, dunque non necessariamente legati al sistema frontale principale possono stazionare sulla stessa zona anche per molte ore e sono definiti autorigeneranti, cioè per un complesso meccanismo legati alle correnti in loco, possono arrivare ad insistere sulla medesima zona anche per più ore senza che possa mai smettere di piovere. Il primo temporale che deve fare in qualche modo preoccupare è quello multicellulare, costituito cioè da più celle temporalesche con il fronte di raffica che porta alla discesa di aria fredda che si espande in modo lineare e favorisce il sollevamento forzato della massa d'aria umida che incontra sulla sua strada: in questo modo il temporale continua a figliare altre celle e sopravvive.

Non molto dissimili dagli MCS sono gli MCC, un insieme di clusters temporaleschi di forma circolare e di lunga durata, dinamicamente simili agli MCS.
Un sistema multiconvettivo può persistere anche per ore, anche se è nel periodo iniziale che si concentra la maggior parte dei fenomeni atmosferici violenti, come ad esempio le grandinate e le raffiche di vento pericolose, anche se i fenomeni maggiori si riscontrano anche dopo 4-6 ore l’inizio di questa fase.

Alcuni temporali violenti mostrano un chiaro “punto caldo” (warm spot) al top del sistema con aree più fredde adiacenti che si organizzano in una forma a V, chiamata enhanced-V shape: la V si apre nella direzione di espansione dell’incudine (anvil) del temporale.

Da dove deriva questa forma a V? Da un forte updraft che penetra nella bassa stratosfera, originando un overshooting top che blocca il vento ai livelli superiori, forzando il flusso a divergere intorno ad esso; il flusso erode la sommità dell’updraft e trasporta i residui della nube sottovento. Il trasporto di questi residui si riscontra nelle immagini satellitari in zone a temperatura più bassa, che sono organizzate in una forma a V.

Quando si ravvisa una forma a V in un temporale si deve pensare a repentini cambi di vento con la quota, cioè ad un wind-shear acceso alle varie quote in troposfera e ad una forte instabilità con crescita di cumulonembi molto rapida a causa dell'intensa azione di risucchio di aria umida dai bassi strati.

I temporali auto-rigeneranti possono spesso essere classificati come MCS e possono presentare la caratteristica forma a V, traggono la loro energia dal calore e dal vapore offerto dal mare. Il nocciolo del temporale deve dunque pescare energia e vapore dal mare. Le secche della Meloria in Toscana sono un esempio di zona molto pericolosa perchè trattasi di zona poco profonda, dove la temperatura dell'acqua è decisamente più alta e favorisce così un ulteriore apporto di energia.

La presenza della corrente a getto oltre i 10km di quota favorisce l'azione di risucchio delle masse d'aria dal basso verso l'alto ed esalta la cumulogenesi. La presenza di un incudine allungato dal cumulonembo suggerisce proprio la presenza della corrente a getto.  

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Autore : Alessio Grosso

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