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TEMPORALI: lampi e tuoni di notte? Soprattutto sul mare e in pianura...

I fenomeni temporaleschi possono manifestarsi anche nelle ore meno calde della giornata. Cerchiamo di capire il meccanismo della loro formazione.

In primo piano - 20 Aprile 2016, ore 15.27

Se volessimo fare una stima della frequenza dei fenomeni temporaleschi in Italia sicuramente questa risulterebbe massima nei pomeriggi estivi e in prossimità dei rilievi alpini e appenninici.

Il temporale è un fenomeno legato strettamente al calore e alla umidità presente in una determinata zona: avere più calore e umidità significa disporre di maggiore energia per la creazione di nubi e quindi di temporali più intensi.

Nelle ore pomeridiane la terraferma si scalda, soprattutto in prossimità dei rilievi meno boscosi e che presentano rocce nude. In questi luoghi vi sarà una probabilità maggiore per lo sviluppo di nubi imponenti e conseguenti temporali pomeridiani.

I temporali, tuttavia, non si limitano ai pomeriggi estivi e ai rilievi: quante volte siamo stati svegliati nel cuore della notte da tuoni assordanti accompagnati da pioggia forte e talvolta dalla grandine. In questo caso non si può sicuramente parlare di temporali di calore e il loro meccanismo di formazione risulta più complesso.

Se i temporali pomeridiani frequentano maggiormente i rilievi, quelli notturni o serali tendono a presentarsi in vicinanza delle coste o in pianura.

Come mai succede ciò? Per rispondere a questa domanda basta osservare come si presenta la distribuzione del calore, vero carburante per i temporali, nelle ore notturne. In prossimità dei rilievi il calore sarà minimo, in quanto totalmente dissipato per irraggiamento e dalle brezze. Sulle pianure, invece, l’aria calda e umida può ristagnare nelle vicinanze del suolo anche di notte.

Poi c'è il mare: se di giorno (in estate) presenta quasi sempre una temperatura inferiore a quella esterna, di notte si comporta in modo inverso, restituendo parte del calore accumulato nel corso della giornata all'aria circostante; l’aria presente nelle sue vicinanze risulterà quindi più calda ed umida rispetto a quella della terraferma.

Se alle quote superiori è presente aria più fredda, questa tenderà a scendere verso il basso a causa del suo peso nettamente maggiore. Scendendo di quota, tale flusso freddo tenderà a scalzare dal suolo l’aria più calda e umida. Tale scalzamento determina un conseguente sollevamento e tutto il vapore acqueo presente tenderà a condensare in nubi.

Naturalmente la massa d’aria proveniente dal suolo avrà sempre una temperatura maggiore rispetto all’aria più fredda circostante. Questo determinerà un suo continuo sollevamento con conseguente creazione di temporali anche intensi.

In sostanza, la differenza tra i temporali diurni e notturni è che i primi possono formarsi solo per semplice sollevamento di una massa di aria calda che tenderà ad innalzarsi anche spontaneamente grazie al notevole riscaldamento del suolo indotto dalla radiazione solare; i secondi necessitano di un meccanismo attivo di sollevamento, ovvero lo scalzamento dell’aria calda in prossimità del suolo ad opera di correnti più fredde presenti in quota. Senza questo meccanismo i temporali notturni difficilmente possono prendere vita


Autore : Paolo Bonino

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