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Sul Monte Rosa è in costruzione "la vergogna più alta d'Italia"

Ci giunge in Redazione un documento di Mountain Wilderness Italia che invita a prendere posizione contro la realizzazione di un impianto a fune ritenuto di pessimo impatto ambientale e scarsamente produttivo a fini economici. Cerchiamo di capirne di più.

In primo piano - 2 Marzo 2005, ore 11.34

MeteoLive è sempre stata dalla parte della montagna. Quella vera, autentica, riservata ai pochi. Quella del silenzio delle alte quote e quella libera dai decibel delle piste da sci. Quella armoniosa, silente, leggera delle vette lontane. Quella dei pochi, privilegiati... Quella dedicata ai veri amanti della contemplazione verace, integra, sincera; non subalterna ai divertimenti mondani e non gestita dalle comodità degli impianti a fune. MeteoLive non può non raccogliere la richiesta d'aiuto che arriva proprio da chi ha deciso di spendere il proprio tempo per difendere la montagna e i suoi valori. E lo fa dando credito all'iniziativa di Mountain Wilderness Italia, sulla base del documento che riportiamo in coda alla presente comunicazione. L'iniziativa di protesta, organizzata per l'appunto dall'associazione che tutela la montagna e tutto ciò che ne sta intorno, prevede per il giorno 6 marzo pv di salire -pelli o ciaspole ai piedi, oppure tramite funivie- da Gressoney e da Alagna Valsesia fin sul Passo dei Salati, per esprimere il proprio dissenso nei confronti del progetto di cui sotto. Emanuele Latini *** Quella che sembrava essere una sciagurata prospettiva per il Monte Rosa è purtroppo già realtà: la funivia che dal Passo dei Salati salirà sino ai 3650 metri di Cresta Rossa (sotto Punta Giordani) è in costruzione. Lo hanno potuto documentare alcuni nostri attivisti che il 18 ed il 19 settembre sono saliti a piedi da Gressoney per verificare l'attendibilità delle segnalazioni giunte alla nostra associazione durante l'estate. Erano voci allarmate di alpinisti e turisti che, passando nei dintorni di Punta Indren e dei rifugi Gnifetti e Mantova, avevano notato continui voli d'elicottero. Questo progetto, cresciuto all'ombra del super pubblicizzato ingresso di Alagna nel carosello sciistico MonterosaSki attraverso il passo dei Salati ed il vallone d'Olen, non prevedeva nella prima versione del protocollo di intenti tra Piemonte e Valle d'Aosta datato 14/02/2000 il prolungamento da Punta Indren a Cresta Rossa. Introdotto dalle regione Valle d'Aosta il 09/06/2003 ed in seguito accettato dalla regione Piemonte e dai comuni di Alagna e Gressoney, è rimasto "miracolosamente" ignoto ai più, sino all'atto, non mascherabile, della sua messa in opera. L'ex-stazione di arrivo di Indren, ora stazione intermedia, sarà "rivalorizzata", trasformandosi probabilmente in una struttura ricreativa a 3250 m di quota. Al suo fianco verrà costruito un nuovo pilone di circa 30 metri, mentre le stazioni di partenza ed arrivo saranno costruite rispettivamente al Passo dei Salati ed a quota 3650 sulla Cresta Rossa appunto. La stazione a monte si trova sotto il tiro delle valanghe che periodicamente scendono dalla Piramide Vincent. Ricordiamo, per esempio, quella che nel 1981 si portò via gli skilift di Indren. Cunei, cemento armato ed altri sistemi di protezione potranno certo salvaguardare la stazione d'arrivo, ma viene naturale domandarsi come pensa la società costruttrice di salvaguardare l'incolumità dei futuri fruitori se non tenendo chiusi gli impianti in condizioni di neve instabile. Opere di contenimento o di prevenzione meccanica non sono ipotizzabili, a meno di costi ambientali ed economici inimmaginabili, mentre l'uso di esplosivi calati dall'elicottero per provocare i cosiddetti "distacchi controllati" ha già dimostrato seri limiti di utilizzo in diverse regioni europee. Sarà la funivia più alta d'Italia, una funivia senza piste da sci, perché semplicemente non è pensabile farne. Sarà una funivia rivolta ad amanti del fuoripista e ad alpinisti che non vogliono fare fatica. E' e rimarrà per sempre un contributo grave alla diffusione dell'immagine consumistica della montagna come luna-park privo di vita, valori e significati, un monumento alla non sostenibilità, uno svilimento dell'alpinismo. L'intera area interessata è un SIC e come tale è (o dovrebbe essere) tutelata dalle normative europee in materia di Siti di Interesse Comunitario (direttiva 92/43 CEE, direttiva Habitat). Non è la prima volta che i vincoli imposti dall'Unione Europea (ma non solo) in tema di ambiente vengono superati con un'agilità a dir poco preoccupante, ed è un fatto questo sul quale varrebbe la pena di riflettere tutti molto seriamente. La rimozione dei vecchi skilift, in disuso ormai da anni, e l'interramento dei cavi della corrente elettrica per ridurre l'impatto acustico che i generatori a gasolio avrebbero reso insostenibile sino alle quote più alte, non sono motivo sufficiente a rendere sostenibile l'operazione nel suo complesso; lo sci estivo non è previsto per il solo fatto che il ghiacciaio dell'Indren è quasi totalmente scomparso. L'ago della bilancia è a fine corsa e non lo è certo dalla parte del rispetto dell'ambiente. A preoccuparci poi, non sono solo considerazioni di tipo squisitamente etico ed ambientalista, persino la sostenibilità economica di questo progetto pare a dir poco aleatoria. I costi faraonici dei nuovi impianti richiederanno forti sovvenzioni economiche per sostenere gli inevitabili debiti di esercizio, e ciò ricadrà inevitabilmente sull'intera collettività. Su un progetto di questa portata e di così alto valore simbolico era ragionevole attendersi un confronto forte ed aperto con ambientalisti ed istituzioni alpinistiche, così come avviene in altre realtà alpine, cosa che invece è stata accuratamente evitata e che ci pone ora tutti davanti al fatto compiuto. Nessuna delle associazioni ambientaliste da noi contattate ha detto di saperne qualcosa o di aver ricevuto un invito alla discussione. Ci chiediamo quale limite si voglia raggiungere, o se esso esista, visto che neppure le normative a protezione della natura già esistenti sono in grado di costituire un vero ostacolo al consumo non sostenibile delle risorse naturali. La funivia è già in costruzione, questo resta il dato reale con il quale confrontarsi oggi: manifestare collettivamente il proprio dissenso è un dovere al quale invitiamo tutti a non sottrarsi.

Autore : Emanuele Latini e Mountain Wilderness Italia

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