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Stress climatico e civiltà (II parte)

“Potremmo allora scrivere che il clima ha ‘contribuito a modellare la civiltà, ma forse sarebbe più corretto dire che il clima ha ‘spinto’ la civiltà a modellarsi.” (Fagan B., La lunga estate, ed. radice).

In primo piano - 16 Agosto 2005, ore 15.32

“Originariamente la città era nata come meccanismo di difesa per nutrire le persone, controllare il loro lavoro e assicurare rifornimenti di cibo. Niente ha successo come il successo, ma questo comporta un prezzo da pagare: una vulnerabilità molto più alta agli eventi climatici a breve e lungo termine.” (Fagan B., La lunga estate, ed. radice). Intorno al IV millennio a.C. nacquero le grandi civiltà storiche: Egizi e Sumeri nel territorio della Mezzaluna Fertile. Il clima sempre più siccitoso e ostile costrinse contadini di queste zone a organizzarsi in grandi villaggi e poi in grandi città, enormi per il periodo. Finché anche le città non bastarono più e per far fronte alle necessità nacquero gli Imperi. I più potenti furono nel II millennio a.C. quello degli Egizi e degli Ittiti, ma anche la civiltà micenea stava allargando il proprio ambito commerciale fino all’Anatolia (guerra di Troia). Ma la soglia di vulnerabilità era stata già da tempo superata. E nel 1200 a.C. ci fu la catastrofe. Un lungo e prolungato periodo di siccità dilaniò tutto il Mediterraneo orientale e l’Asia sud-occidentale. L’impero ittita collassò, la civiltà micenea scomparve e il regno egizio, pur sopravvivendo, non fu in grado di svolgere il ruolo di primo piano internazionale di un tempo. I misteriosi “popoli del mare” saccheggiarono queste ricche terre. Non dobbiamo meravigliarci se alcuni anni di forte carestia poterono causare il crollo di così potenti imperi. L’umanità, almeno fino alla Rivoluzione Industriale, ha sempre vissuto di una economia, cioè agricoltura e allegamento, di sussistenza. Ciò significa che anche pochi anni continuati di scarsi raccolti potevano causare un tracollo economico. “Ovviamente i cambiamenti climatici non ‘causarono la fine dell’impero ittita o l’indebolimento del potere dei faraoni egiziani,. Piuttosto trasformarono in difetti fatali le debolezze, le ingiustizie e le inefficienze insite in qualsiasi società…” (Fagan). Ci vollero alcuni secoli perché il clima tornasse in una fase ottimale. Alcuni sostengono che questo lungo periodo siccitoso di questa parte del Mediterraneo sia stato causato da episodi ENSO molto potenti. Tuttavia intorno IV sec. a.C. e fino al IV d.C. si visse in Europa quello che potemmo definire Optimum Romano, cioè un lungo periodo caratterizzato da temperature miti e piogge regolari. L’Europa ha visto spesso spostamenti dei suoi ecotoni, cioè delle zone di confine tra territori ecologici e climatici diversi. In questi secoli il confine del clima mediterraneo arrivava addirittura alle coste dei mari Baltico e del Nord! I romani non faticarono a mettere in pratica la loro politica imperialista in una Europa climaticamente simile all’odierno Mediterraneo. Conquistarono con facilità popoli come i Celti, abituati a ben altri ecosistemi. Ma per motivi non ancora del tutto chiari (alcuni studiosi attribuiscono questi cambiamenti ai cicli del Sole e delle sue macchie, molto complessi e non limitabili al solo ciclo undecennale), dal V sec. d.C. l’ecotono in Europa si spostò ancora e questa volta a favore di un clima più freddo e umido. Il cima atlantico si spostò verso sud, fino alle coste africane! I cattivi raccolti e le carestie amplificarono la crisi politica e culturale, nonché militare dell’ormai morente Impero Romano d’Occidente. I Germani fecero il resto. Nacque la Civiltà Medievale. Ancora una fase di clima caldo e stabile, il cosiddetto Optimum Medievale, dall’800 d.C. circa al XIII sec. d.C., permette la rinascita dei Comuni e della grande civiltà delle cattedrali gotiche dopo i lunghi secoli bui dell’Alto Medioevo. I Vichinghi colonizzarono l’Islanda e la Groenlandia. In Inghilterrra si coltivava la vite. Dopo il Mille rinascono le città in tutto il continente. Ma un ennesimo cambiamento era alle porte. Intorno al 1300 improvvisamente il clima si fece più umido e freddo. Grandi piogge anomale rovinarono i raccolti e causarono grandi carestie e pestilenze. È l’inizio di quella che tutti conoscono come la Piccola Era Glaciale (XIV sec.- 1850 circa). Forse innescata e acuita da grandi eruzioni vulcaniche. Da non sottovalutare anche il minimo di Maunder tra il 1645 e il 1710 d.C., uno dei picchi più negativi dell’attività solare (le radiazioni del Sole sono meno intense). Sarebbe inutile descrivere le orami celeberrime prove di questo periodo freddo, ma va chiarito che il nome di PEG è certamente esagerato. Non stiamo infatti parlando di un periodo di freddo costante, ma di un’epoca contraddistinta da cambiamenti repentini e bruschi delle condizioni climatiche, che furono la vera causa dei disastri economici. Anche in questo caso l’uomo reagì “inventandosi” un sistema più efficiente per far fronte ai capricci del clima: la Rivoluzione Verde e la Rivoluzione Industriale. Il resto è storia contemporanea. Dopo il 1850 si è assistito ad un aumento costante delle temperature, la cui causa è ancora oggetto di aspri dibattiti tra studiosi di tutte le branche della scienza. Oggi viviamo un’epoca difficile, in cui il Global Warming e i cambiamenti climatici sono fonte di paure e ansie, devo dire spesso ingiustificate e esagerate. Ma quale sarà la nostra soglia di vulnerabilità?

Autore : Aldo Meschiari

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