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STAGIONALI: sfida all'ultimo modello tra europei ed americani (e dalle mappe Roeder spunta l'ipotesi anticiclone RUSSO-SIBERIANO)

Tutte le ultimissime sulle proiezioni stagionali. Per gli inglesi autunno secco al nord, umido al sud, per gli americani trimestre autunnale termicamente sotto media su tutto il Paese.

In primo piano - 14 Settembre 2007, ore 09.38

L’itinerario pionieristico che si intraprende introducendo l’argomento delle previsioni stagionali, sfocia molto spesso in un giustificato alone di circospezione da parte del grande pubblico. Se da una parte la tecnologia ci dà una mano con satelliti, connessioni ad alta velocità e software sofisticatissimi, dall’altra il margine della conoscenza umana ostenta ancora numerose smagliature e richiede studi sempre più accurati e approfonditi. Inglesi e Americani,l’alleanza perfetta, 350 milioni e il battito di un cuore solo. Ci sarebbe da aspettarsi una visione globalmente univoca dell’andamento stagionale previsto sullo scacchiere euro atlantico tuttavia, in questo caso, le proiezioni a lungo termine riescono a seminare zizzania anche tra gli alleati di sempre. Gli Inglesi, contraddistinti dal loro classico contegno aristocratico, non si sbilanciano oltremisura e, dal punto di vista pluviometrico, propongono un trimestre autunnale impostato sulla falsariga degli anni precedenti, con il Settentrione d’Italia avviato verso una nuova fase oltremodo siccitosa e il Meridione più sovente alle prese con il profumo della pioggia. La loro analisi parte da una serie di correlazioni statistiche riscontrate tra l’abbondanza di piogge estive nel Sahel (come appunto avvenuto quest’anno ad opera di un aitante monsone africano sul golfo di Guinea) e una vigorosa risposta anticiclonica sull’Europa occidentale nei mesi di ottobre e novembre. La conclusione alla quale sono giunti i climatologi del Met Office ci presenta pertanto una sinottica settembrina contraddistinta da un anticiclone delle Azzorre inizialmente defilato sul vicino Atlantico, unitamente ad un evidente canale depressionario lanciato dalla Scandinavia fin sui Balcani, con parziale coinvolgimento del nostro versante adriatico (evento effettivamente verificatosi, ma ormai ampiamente superato). Le proiezioni di ottobre e novembre scorgono in seguito l’ingerenza di un blocco anticiclonico di matrice europea con perno sul comparto britannico, lungo il bordo orientale del quale scorrerebbero correnti fredde e instabili in corrispondenza del medio e basso versante adriatico. Sud e Sicilia che pertanto vivrebbero una fase termicamente sotto media. Il Nord Ovest e le Alpi si troverebbero in questo frangente sfavoriti dalla scarsa zonalità e potrebbero dover fronteggiare un periodo prevalentemente asciutto, anche se con temperature complessivamente nella media. Se andiamo ora a esaminare i resoconti stilati dai più esuberanti cugini d’oltre oceano, notiamo indubbiamente alcune discordanze sugli output termici previsti per nostra Penisola,i quali mostrano anzitutto un trimestre autunnale globalmente più freddo della norma quasi ovunque, tesi d’altro canto supportata dalle attuali temperature superficiali del Mediterraneo occidentale (sorprendentemente sotto la media). Dal punto di vista precipitativo purtroppo,le proiezioni, anche in questo caso, non ci concedono alcunché, riproponendo sull’intero Stivale la solita litania contraddistinta da scenari brulli e da ulteriori ammanchi del prezioso liquido anche nella stagione notoriamente più prodiga al livellamento delle falde. Nell’analisi supportata dagli americani del CFS (Climate Forecast System), si nota in sostanza un flusso costante, mediamente da nord ovest,con l’intrusione alternata di tenaci cupole anticicloniche sul bacino centro occidentale del Mare Nostrum, talora di natura dinamica subtropicale, ma soprattutto di stampo termico di origine est europea. Quest’ultima evenienza sta alla base del probabile inasprimento delle anomalie termiche negative previste su tutta la Penisola nel periodo considerato. Tra l’ampio ventaglio di relazioni pubblicate ( e la carne al fuoco è parecchia) vale la pena di soffermarci brevemente anche gli output stilati dall’americana IRI (International Research Institute in collaborazione con la Columbia University) e dall’italianissima Ibimet del CNR. Anche in questo caso gli studi portati a termine sulle due sponde dell’oceano divergono leggermente per l’analisi termica la quale, in sintesi, suggerisce nel complesso una anomalia debolmente negativa delle temperature estesa irregolarmente a quasi tutto il territorio italiano, ma collimano perfettamente su quella pluviometrica,dove spicca un minimo comun denominatore riconducibile anche ai precedenti modelli inglesi e americani. La maggior parte dei risultati ottenuti con il metodo cosiddetto a “regressione multipla” prevede infatti, ad oggi, un autunno contraddistinto da una zonalità ai minimi termini e da un getto polare con traiettoria sfavorevole alle precipitazioni su tutto il Nord Italia. Un'ultima comparazione stagionale, condotta con l’ausilio delle celebri mappe Roeder impostate dall’omonimo meteorologo tedesco, permette infine di evidenziare un mese di dicembre contrassegnato da una poderosa ondata di freddo che vedrebbe quale fautore, un incontrastato e temibile “Orso” russo-siberiano, coricato lungo i paralleli fin nel cuore del Mediterraneo. Motivo di cotanta differenza? I modelli stilati dai Tedeschi hanno probabilmente “metabolizzato” meglio degli altri le forzanti esterne suscitate dall’attuale disposizione dell’ENSO (debolmente negativo), QBO stratosferica (fortemente negativa) e temperature superficiali dell’Atlantico (favorevoli alle ciclogenesi mediterranee), ipotizzando anche una propensione stratosferica allo sfaldamento del Vortice Polare, con l’AO (Artic Oscillation) a fare da ago della bilancia: non c’è che dire, sarebbe proprio un signor Inverno.

Autore : Luca Angelini

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