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Stagionali: autunno sotto il segno dei record stratosferici, quotazioni del freddo in rialzo?

La stagione autunnale ha da poco alzato il sipario. Il suo ingresso sul palco, grazie ad una alimentazione polare vigorosa, è stato roboante, tipico delle grandi stars. Ne è seguita una pausa di riflessione, ora le strategie teleconnettive potrebbero calare l'asso della stratosfera, inducendo il prosieguo della stagione a spianare la strada ad un inizio di inverno in grande stile, vediamo perché.

In primo piano - 8 Ottobre 2007, ore 09.35

La danza degli indici teleconnettivi ne aveva già posto le premesse e difatti l'ingresso dell'autunno sulla scena europea è stato furibondo, tuttavia il picco glicemico seguito a cotanta energia, ha causato la scorsa settimana un brusco calo delle forze in gioco e ha portato sulla nostra Penisola, un temporaneo assopimento dell'irruenza artica. Questo preambolo è necessario per comprendere che la prevista disposizione meridiana dei flussi, dovuti a un Vortice Polare disturbato, di per sé non sarebbe sufficiente a portare il cambio di stagione propriamente detto, molto dipende infatti anche dalla direzione di affondo dei suoi tentacoli. Nel nostro emisfero infatti le onde planetarie, o atmosferiche di Rossby, che ruotano attorno al vortice, comandate dalle correnti a getto, possiedono una scala dei tempi di propagazione dell'ordine di 20-40 giorni, ma subiscono sovente una serie di attriti a causa sia dei passaggi sulle corrugate superfici continentali, sia ai salti termici tra queste e le distese oceaniche, fatto che condiziona i principali centri barici di controllo (anticicloni e depressioni), collocandoli entro posizioni piuttosto caratteristiche con possibili blocchi a volte favorevoli alle irruzioni fredde, altre invece propense ad invasioni di aria più mite. Parlavamo di Vortice Polare, orbene nella stratosfera la neonata trottola si sta dimostrando attualmente ben in tiro, tuttavia l'indice GLAMM (media globale del momento angolare) ha raggiunto in settembre il valore record di -2,53 (eguagliato dal 1958 ad oggi solo in tre occasioni e tra gennaio e febbraio),inoltre la QBO (Oscillazione quasi biennale dei venti stratosferici equatoriali) seguita a rimanere parimenti molto negativa, con l'ultimo valore, registrato sempre a settembre,estremamente basso,pari a -28,14. Schematicamente, un siffatto contesto indurrebbe, come è noto, all'orientamento meridiano delle onde di Rossby le cui creste anticicloniche, costrette ad allungarsi oltre il loro punto di rottura, si spezzerebbero penetrando con i loro cocci caldi (flussi di calore conosciuti in termodinamica come Eddy Heat Flux ed Eliassen-Palm Flux) entro il Vortice Polare Stratosferico invernale, disturbandolo fino a disgregarlo (splittamento) secondo il fenomeno conosciuto come "stratwarming", ossia forte e improvviso riscaldamento della stratosfera. Questo repentino riscaldamento stratosferico polare, secondo lo schema proposto dai fisici americani Mark Baldwin e Timothy Dunkerton, si aprirebbe in seguito un varco nuovamente verso il basso, determinando la frattura del sottostante Vortice Polare troposferico i cui frammenti, colmi di aria freddissima, tenderanno pertanto a schizzare verso le latitudini meridionali dove solitamente vi determinano la circolazione atmosferica per i successivi 15-60 giorni con le note irruzioni di aria gelida. Tutta la manovra e le sue conseguenze possono nel concreto essere monitorate grazie ad un notevole abbassamento dell'indice NAM (north annular mode, riferito alle quote stratosferiche) e del corrispondente AO (Artic Oscillation,al livello del mare). Ma in sostanza, qualora si verificassero,dove colpirebbero i prossimi affondi perturbati? Per questa analisi ci affidiamo alle ultime valutazioni di alcuni indici teleconnettivi e, amalgamandoli con gli outlook stagionali ufficiali, perveniamo alle seguenti conclusioni probabilistiche: 1-La Nina del Pacifico permane in fase debolmente negativa, come confermato dall'ente americano NOAA. 2-Il fenomeno, come riprendono gli americani dell'IRI e quelli del NOAA, si protrarrà fino ai primi mesi dell'anno, tendendo a rinforzarsi fino al periodo primaverile. 3-Il semestre invernale, quando caratterizzato da una debole Nina, risulta ovunque termicamente sotto media (attuale responso del CFS) e le precipitazioni dipenderebbero essenzialmente dall'andamento dell'indice AMO (oscillazione ultradecennale delle SST atlantiche). Attualmente quest'ultimo è ancora positivo e pertanto, per i prossimi tre mesi, si prospetterebbe una fase precipitativa complessivamente nella norma sull'Italia centrale, mentre in deficit risulterebbero il Nord Ovest e l'estremo Sud (proiezione dell'IBIMET). 4- Per il Nord Ovest, stante questa configurazione, l'indice NAO diverrebbe dunque l'ago della bilancia. Nel dettaglio, gli americani di CFS, limitatamente al mese di ottobre, prevedono a tal proposito una NAO debolmente negativa nella seconda metà del mese, il che agevolerebbe l'arrivo delle piogge anche al Nord Ovest, mentre dalla fine di ottobre, per novembre e dicembre l'indice NAO è previsto in moderata risalita e comunque si attesterebbe su valori più elevati dell'AO. La conseguenza sarebbe un posizionamento alquanto meridionale delle depressioni, con possibilità di fragorose entrate fredde da est, favorevoli alle precipitazioni sul versante adriatico e al Sud, ma con un clima prevalentemente freddo e secco al Nord, sul versante tirrenico e, a fasi alterne, sulla Sardegna ( proiezioni ROEDER per dicembre). Proprio le Roeder, ci prospettano un ottobre caratterizzato da un clima mediamente anticiclonico a cuore europeo, asciutto e termicamente in linea o appena sotto media, ma con successivi sfondamenti atlantici che dovrebbero caratterizzare un novembre più mite e piovoso al Centro Nord e Sardegna, asciutto e mite al Sud e Sicilia (dello stesso parere in quest'ultimo caso gli americani dell'IRI e l'IBIMET). Dicembre, come accennato poc'anzi, vedrebbe infine una classica configurazione invernale di stampo gelido, con un robusto anticiclone sulla Scandinavia e una fascia depressionaria estesa dal Mediterraneo centro occidentale fin sul vicino Atlantico. Sull'Italia le correnti miti sud orientali in quota si sovrapporrebbero cosi a quelle gelide nord orientali di origine continentale al suolo, gettando in tal modo le premesse per la costruzione di un poderoso impianto nuvoloso foriero di possibili storiche nevicate. Il tutto va naturalmente considerato con tutte le precauzioni del caso, tant'è vero che gli inglesi del Met Office, giusto per esercitare una pura "par condicio",rispettano la classica eccezione che conferma la regola: quale? Quella dell'anomalia termica positiva su tutta l'Europa per tutti i tre mesi autunnali sotto l'anticiclone. Che abbiano utilizzato gli stessi modelli dello scorso anno?

Autore : Luca Angelini

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