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Sta per aprirsi un buco nell'ozono al Polo Nord?

La commissione scientifica europea lancia un monito per la situazione della fascia d'ozono nel nostro emisfero: se proseguirà il forte raffreddamento delle alte quote in prossimità del Polo nord, in primavera potrebbe aprirsi un secondo buco anche alle latitudini artiche...

In primo piano - 1 Febbraio 2005, ore 09.50

Quando si parla di ozono generalmente non ci si riferisce a quello troposferico che si forma nei bassi strati dei grandi centri urbani a causa dei gas di scarico e che in estate si trasforma in un cocktail nocivo interagendo con la forte insolazione. Piuttosto viene in mente quella fascia di gas presente nella stratosfera che ci protegge dalle radiazioni nocive ultraviolette, purtroppo assottigliata dai clorofluorocarburi (i gas delle famigerate bombolette spray e degli impianti di refrigerazione) o addirittura bucata in prossimità dell'Antartide. Perché il buco più esteso e preoccupante viene riscontrato al Polo sud al termine della stagione fredda? La colpa è delle nubi stratosferiche di ghiaccio e di acido nitrico allo stato solido che "bombardati" dai raggi ultravioletti liberano clorofluorocarburi che distruggono le molecole d'ozono. I venti alle alte quote che a quelle latitudini corrono in circolo per la maggior parte dell'anno concentrano quel tipo di nubi e dunque il buco proprio in quelle zone. La situazione tende a migliorare in estate ma si ripresenta nei mesi successivi. Finora sapevamo che al Polo nord fa invece meno freddo e il vortice polare presenta una minore regolarità; per questo le varie correnti riescono a mescolarsi e le nubi che liberano cloro si disperdono più facilmente. Dunque su queste zone l'assottigliamento è risultato decisamente inferiore negli ultimi anni. In questo periodo dell'anno i palloni sonda e le rilevazioni satellitari rivelano come gli strati alti dell'atmosfera artica stiano per raggiungere la temperatura più bassa prevista per la stagione invernale. Anzi, a detta di molti climatologi, sembra che questa possa trasformarsi nella stagione più fredda a partire dagli ultimi 50 anni, per la stratosfera del polo nord: i ricercatori europei avvertono che la distruzione della fascia di ozono sulle regioni nordiche, ma anche per l'Europa centrale, potrebbe registrare una forte accelerazione, proprio a causa del freddo intenso. A lanciare l'allarme la commissione europea che notifica come: "i primi segni di una perdita di ozono sono stati già rilevati". A soffrirne, in primo luogo la salute umana: la fascia di ozono filtra i raggi ultravioletti dannosi, e una rarefazione del gas può portare a un incremento nel numero di tumori alla pelle e nei melanomi. ma la fascia dell'ozono protegge anche la vegetazione terrestre e le stesse coltivazioni dai raggi UV. il problema può interessare sia la regine artica che la Scandinavia, ma può giungere ad avere effetti negativi anche nell'Europa centrale. "Se si verificheranno condizioni di ulteriore raffreddamento della stratosfera artica- ammonisce la commissione europea, rilanciando l'allarme del mondo scientifico - ci si può aspettare una crescente perdita dello strato di ozono nei prossimi due decenni". Il freddo intenso infatti produce nubi di ghiaccio ed acido nitrico alle alte quote che, col disgelo primaverile, immettono massicce dosi di CFC. "Le regioni artiche stanno sperimentando un inverno estremamente rigido. i primi segnali di una perdita di ozono sono stati appena osservati, e danni anche maggiori possono verificarsi se le condizioni di freddo intenso persistono", ha detto il commissario europeo alla scienza e alla ricerca Janez Potocnik. La perdita del gas che ad alta quota serve a schermare i raggi solari dannosi è stata osservata fino dal 1980, nonostante una considerevole variazione annua. Solo sulle regioni antartiche, l'altro dei poli terrestri, si registra invece una perdita quasi totale dello schermo, durante gli inverni a partire dalla seconda metà degli anni '80 - "questa differenza- spiega la commissione UE - è legata al fatto che nell'artico le condizioni di freddo sono meno estreme e la preoccupazione e' che si verifichino le stesse condizioni sul polo nord". Per combattere la perdita della fascia di ozono, più di 170 paesi hanno ratificato nel 1987 un trattato internazionale (il protocollo di Montreal) che mette al bando le sostanze che danneggiano la stabilità della fascia di ozono, CFC e HCFC, gas che, in atmosfera, si legano con le molecole di ozono (O3) trasformandole in ossigeno e anidride carbonica. In realtà, le emissioni di gas dannosi si sono molto ridotte negli ultimi ani, ma continua ancora il "viaggio" verso gli strati alti dell'atmosfera di quanto prodotto nei decenni passati.

Autore : Simone Maio

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