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SPECIALE: Un inferno di ghiaccio

Le tragedie su Alpi Apuane ed Appennino provocate dall'improvviso mutamento del tempo. Molto spesso questo accade perché vengono snobbate le previsioni del tempo o i consigli più semplici di chi la montagna la vive e la conosce bene.

In primo piano - 17 Marzo 2006, ore 11.18

Alla fine della settimana scorsa c'è stato un brusco cambiamento del tempo, a causa di una intensa goccia fredda in quota che in poche ore ha attraversato da nord verso sud tutta la nostra Penisola. Domenica 12 marzo quindi forti venti di Tramontana hanno scavalcato le Alpi, per poi riversarsi in Pianura Padana ed investire con tutta la loro potenza i rilievi appenninici, dove grazie all'Effetto Stau indotto dalle montagne si sono verificate vere e proprie bufere di neve, che fra le altre cose hanno provocato notevoli disagi e, purtroppo, delle vere e proprie tragedie. Di seguito vi riportiamo la cronaca di quella difficile giornata. Tanta paura, ma per fortuna senza conseguenze, per tre escursionisti dispersi e poi ritrovati nell'Alto Appennino Reggiano. I tre stavano tornando da Monte Orsaro verso il Monte Cusna, ma avendo sbagliato un sentiero si sono improvvisamente trovati in difficoltà per le avverse condizioni del tempo. Fortunatamente sono stati guidati a valle via cellulare, ed hanno incontrato i soccorsi nella zona delle piste da sci di Febbio; si sono salvati anche grazie alla loro buona attrezzatura. Problemi e tanto spavento anche nelle Marche, dove 20 sciatori sono rimasti bloccati da una tormenta di neve in cima al monte Nerone ed al rifugio Corsini. Il gruppo di sciatori, giunto in auto senza catene, non aveva previsto il forte vento che ha accumulato banchi di neve pungo la strada ... ma per fortuna è stato salvato dai vigili del fuoco di Cagli. Purtroppo però domenica scorsa sulle montagne appenniniche ci sono stati quattro decessi per caduta o assideramento: - Alle 11 muore sul monte Contrario (Alpi Apuane) Luca Oliveri, studente di filosofia di Genova in cordata con altri due amici. Lui cade e trascina gli altri, che per fortuna rimangono solamente feriti. - Un gruppo di 18 escursionisti che partecipavano ad una gita organizzata con le "sciapole" (particolari racchette che consentono di poter camminare sulla neve), rimasti bloccati da una violenta bufera di neve e di vento che li ha sorpresi nei pressi del lago Scaffaiolo, al confine tra le province di Pistoia, Bologna e Modena. Il vento con raffiche a oltre 150 km/h ha impedito loro di rientrare al rifugio Mariotti ed in più hanno perso l'orientamento, nonostante il capo squadra fosse dotato di Gps. Al termine della fila Sergio Gentili, un pensionato 65enne di Pistoia, si trova subito in difficoltà; intervengono due escursionisti, che gli prestano soccorso. Attardati dal resto del gruppo i due hanno rassicurato il Gentili che andavano ad avvertire gli altri, rassicurandolo che sarebbero tornati di lì a poco. Ma del Gentili al loro ritorno non c'era più traccia. Il gruppo di escursionisti ha passato 7 ore a una temperatura di -20°C con visibilità zero, neve e il vento fortissimo. Solo verso le 22 una squadra di otto uomini del Soccorso alpino dell'Emilia Romagna è riuscita a localizzare il gruppo in alcune buche di neve scavate per avere un minimo di riparo. Si sono salvati grazie all'allarme dato via cellulare del caposquadra dei malcapitati, servendosi inoltre dell'ausilio del Gps. Il pensionato è stato ritrovato martedì sepolto da tre metri di neve sul versante sud del monte Cuccolino lungo il "Canale centrale delle Vene del Lago". - Nella notte fra domenica e lunedì una coppia di fidanzati, Giovanni Romolini di 52 anni di Sesto Fiorentino, e Tiziana Donati, 43 anni di Prato, sono deceduti per il freddo intenso sulla sella fra Monte Prado e Monte Castellino, ad una quota di circa 1900 metri nel parco dell'Orecchiella in Garfagnana. I due sabato pomeriggio avevano lasciato l'auto in località Casini di Corte; erano quindi saliti verso il monte Prado diretti al rifugio Battisti, sul versante emiliano dell'Appennino. Nello stesso rifugio la coppia aveva passato la notte fra sabato e domenica; nonostante però le previsioni del tempo non fossero delle migliori (tanto che avrebbero avuto vari consigli a fermarsi e comunque a scendere verso valle) domenica mattina hanno deciso di risalire verso il Prado e quindi di ritornare alla loro auto. Hanno perso l'orientamento a causa della tormenta che si è scatenata improvvisa nella tarda mattinata. Con loro il giovane cane Mato, un bastardino incrociato con un Alaskan Malamute. Quando hanno capito che non c'erano altre possibilità di muoversi la coppia si è rannicchiata senza riparo proprio sulla sella del monte, si sono abbracciati con il cane in mezzo a loro. L'allarme è scattato lunedì pomeriggio per il mancato arrivo al lavoro dell'uomo. Martedì mattina, attorno alle 11 l'elicottero del Soccorso alpino ha avvistato i due e il cane. L'uomo e la donna erano ormai morti da tempo. Salvo il cane che era completamente ricoperto di ghiaccio e leccava sia l'uno che l'altra. Queste tragedie si sono verificate per il repentino mutamento delle condizioni climatiche. Infatti i vari escursionisti sono partiti incoraggiati da una mattinata limpida, in alcuni casi il sole splendeva, ma nel volgere di poco tempo la bufera di neve ed il vento fortissimo di Tramontana in arrivo dalla Pianura Padana li ha colti di sorpresa. Comunque con le quattro morti dello scorso week-end il bilancio degli ultimi tre mesi fra Alpi Apuane ed Appennino Tosco-Emiliano sale ad 8 vittime e un disperso. Difatti il 18 dicembre scorso morì (sulla Pania della Croce) Stefano Funk, 60 anni, volontario del Soccorso alpino, precipitando per 800 metri in un canalone. Sempre nello stesso canalone di Pania della Croce il 22 gennaio sono morti Matteo Bertuccelli di 34 anni di Capannori (Lucca), Moreno Pasquini di 45 anni di Pietrasanta, e Roberto Puppo, 25 anni di Forte dei Marmi). Nello stesso giorno sul Monte Gennaio è scomparso nella tormenta, dopo aver chiesto aiuto col cellulare, l'escursionista pistoiese Giovanni Mangiandini di 58 anni. Purtroppo il dolente elenco non finisce qui perché nel solo mese di settembre sono morti ben otto cercatori di funghi. Quindi la montagna non perdona: d'estate come d'inverno. Infatti nella ristretta fascia che comprende le Apuane e l'Appennino Tosco-emiliano, tra le province di Lucca, Massa e Pistoia per il versante toscano, Parma, Reggio e Modena per quello emiliano, vi è stata un'escalation di disgrazie per i cambiamenti climatici. D'altra parte si tratta di un territorio che, per quanto vicino al mare, presenta problematiche simili a quelle delle Alpi, quindi temperature rigide, forte innevamento (soprattutto quest'anno), ghiaccio, slavine; ma anche grande variazione climatica dovuta alla posizione geografica (basta pensare anche alle piogge estremamente abbondanti, quasi alluvionali, che si verificano ogni volta che soffia il Libeccio umido sulla Toscana). Proprio per la particolare situazione meteo della zona il bilancio del Soccorso Alpino parla chiaro: centinaia di interventi dei soccorritori con epiloghi spesso drammatici per chi è in difficoltà. Solo il Soccorso Alpino toscano ha collezionato 200 interventi lo scorso anno, già alcune decine dall'inizio del 2006. E qui la parola passa a un esperto del settore: Il presidente del Soccorso Alpino Toscano e speleologo Roberto Biagi: "Questo inverno è stato caratterizzato da situazioni eccezionali di neve e di freddo nella zona, come non si vedevano da circa 40 anni. Infatti l'improvviso manifestarsi di violente perturbazioni ha provocato mutamenti radicali del clima, facendo passare l'ambiente montano da godibile a un inferno di vento e di ghiaccio". Molti degli escursionisti deceduti erano considerati esperti, ma l'esperienza si rafforza anche con la lettura e l'interpretazione delle carte meteo; soprattutto delle carte sinottiche. Sulle carte la situazione meteo del passato fine settimana era pessima per l'Italia, ed una lettura attenta delle stesse avrebbe scoraggiato chiunque a intraprendere escursioni in quota. Ma ritorniamo al presidente del SOT che elenca dei suggerimenti per chi si vuole avvicinare alla montagna: "Date ascolto ai consigli del Soccorso Alpino e degli esperti, a cominciare dai gestori dei rifugi. La montagna è lì anche il giorno, la settimana, il mese e l'anno dopo. Saper rinunciare se non si è sicuri delle condizioni meteo e della propria condizione psico-fisica è buona cosa. Ci sarà tempo un'altra volta di fare la stessa gita con maggior sicurezza". Continua il Presidente Roberto Biagi: "Le previsioni meteorologiche hanno ormai un'accuratezza e un grado di affidabilità molto elevata. E' importante informarsi sulle previsioni a breve e medio termine. Infine dotarsi di strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione: Gps, per conoscere la propria posizione e avvertire i soccorsi in caso di necessità, o gli "Arva", strumenti che servono per avere la possibilità di essere trovati dopo essere stati travolti da una valanga. Altra cosa importante riguarda la situazione della montagna in inverno. Soltanto in condizioni perfette è un terreno per gli escursionisti, invece se le condizioni cambiano (e in montagna le condizioni cambiano molto rapidamente), bisogna essere in grado di superare difficoltà impreviste e imprevedibili che richiedono un alto livello di preparazione e specializzazione".

Autore : Germano Fabris

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