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SPECIALE: ma le estati italiane sono veramente diventate più calde?

Una breve analisi su come e perchè potrebbe essere cambiato il clima delle nostre estati

In primo piano - 7 Settembre 2012, ore 09.30

La sensazione comune è quella di vivere in un'epoca in cui le stagioni non sono più quelle di una volta; estati sempre più calde, inverni freddi o miti a seconda degli anni e comunque poco nevosi, stagioni di mezzo pressochè inesistenti. In alcuni casi ciò può anche corrispondere al vero, tuttavia è bene ricordare, come regola generale, che le nostre sensazioni, così come i ricordi, sono qualcosa di molto soggettivo e per questo non costituiscono quasi mai una fonte veramente attendibile.

Detto questo, andiamo quindi a considerare e a contestualizzare da un punto di vista più propriamente scientifico, l'andamento termico della stagione estiva in Italia. Questi i dati rilasciati dell'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima (ISAC) del CNR: l'estate 2012, con un'anomalia positiva di 2,32°C, si colloca al secondo posto in assoluto nella classifica delle estati più calde da quando esistono le misurazioni strumentali, seconda soltanto alla famosa estate del 2003, quando l'anomalia positiva raggiunse il record, tuttora imbattuto, di 3,72°C, valori riferiti alle medie del periodo 1971-2000.

I dati inoltre ci dicono che tutte le ultime estati, diciamo dalla fine degli anni novanta in poi, sono più calde in media di almeno un grado e mezzo rispetto alle estati degli anni sessanta e settanta del secolo scorso, anche se con un trend orientato alla sostanziale stabilità, e che la quasi totalità dell'aumento delle temperature medie si è verificato nel corso degli anni ottanta e novanta. Interessante sapere però che anche tra il finire degli anni quaranta e gli inizi degli anni cinquanta, ci sono state altre estati con temperature medie paragonabili a quelle degli ultimi anni.

Ora veniamo alle domande da un milione di dollari.
Primo, quali sono le cause di questa estremizzazione della stagione estiva?
Secondo, andremo incontro ad estati sempre più calde?

Come sempre, quando si parla di cambiamenti climatici, risulta estremamente difficile trovare delle risposte univoche, tuttavia esistendo una solida statistica, si possono comunque formulare delle ipotesi.

La caratteristica oramai predominante e conclamata delle nostre estati e che risulta evidente soprattutto a partire dagli anni novanta, è l'aumento di frequenza, intensità e durata delle ondate di calore causate dall'espansione verso il Mediterraneo dell'anticiclone subtropicale nord africano,  contemporaneamente alla latitanza del più mite anticiclone delle Azzorre, che rimane invece molto defilato in pieno oceano atlantico. Il perchè di questa mutazione di configurazione generale è tuttora oggetto di discussione e di dibattito a livello scientifico.

C'è chi tira in ballo il riscaldamento globale, tuttavia questa teoria anche se discretamente coerente ed attendibile se applicata al sistema terra nel suo complesso, poco ancora si addice alla comprensione dei cambiamenti climatici a livello locale, come per esempio può essere il caso di un singolo Paese.

Una seconda ipotesi correla l'invadenza dell'anticiclone nord africano alle nostre latitudini con lo spostamento verso nord della Linea di Convergenza Intertropicale (ITCZ), fenomeno che risulta essere influenzato anche dai cicli ENSO (Nino e Nina) e QBO (quasi biennale oscillazione). Questo farebbe sì che il ramo discendente della cella di Hadley, che normalmente interessa le latitudini tropicali determinando in queste aree un clima molto caldo e secco, tenda a coinvolgere sempre più spesso le zone temperate poste più a nord.

Una terza ipotesi, chiama in causa invece il polo nord e la sua attuale agonia dovuta allo stato sempre più critico in cui versa la calotta glaciale estiva, che proprio quest'anno, peraltro, sta facendo segnare un nuovo record minimo di estensione. Sarebbe proprio la carenza di ghiaccio e lo scioglimento prematuro delle nevi continentali a determinare, in seguito ad un minore effetto albedo, un forte innalzamento delle temperature medie di tutta l'area polare.

In questo modo, sembra che il normale gradiente termico che esiste tra polo ed equatore, e che normalmente permette alle correnti a getto polare e subtropicale di viaggiare spedite da ovest verso est nel nostro emisfero, vada gradualmente attenuandosi. Minor forza del getto significa più ondulazioni (onde di Rossby), e quindi maggiore propensione a configurazioni sinottiche che tendono a privilegiare gli scambi d'aria e di calore meridiani anzichè zonali.

Un'ultima ipotesi infine individua la responsabilità, invece, nelle temperature superficiali del vicino oceano Atlantico. Una vasta area di oceano ad ovest dell'Europa infatti, sempre più di frequente più fredda della norma, unitamente ad un Atlantico settentrionale più caldo, funziona da "attrattore" per le correnti fresche nord che che, portandosi verso sud, vanno ad innescare una circolazione di risposta con correnti prevalentemente da sud, sud-ovest, che convogliano l'aria torrida dall'entroterra algerino verso il sud dell'Europa. Tra l'altro questa è anche la configurazione atmosferica generale che ha governato lo scacchiere europeo quasi ininterottamente per tutti gli ultimi tre mesi estivi.

Quindi ricapitolando, le nostre estati sono veramente in media più calde rispetto a venti, ma soprattutto a trenta o quarant'anni fa e il fenomeno è collegato evidentemente a variazioni medie della circolazione generale dell'atmosfera a livello emisferico. Questa tendenza è riscontrabile in molte altre zone dell'emisfero boreale (in modo più pronunciato nelle zone continentali ad alte altitudini e zone artiche) ed il cambiamento climatico è statisticamente significativo ed inequivocabile, anche se in questo complesso contesto, risulta ancora difficile distinguere le cause dagli effetti.

Probabilmente le conoscenze sulle vere cause dell'aumento della frequenza del caldo estremo estivo, sia in Italia che nel resto del nostro emisfero, così come le proiezioni climatiche per il futuro, restano in gran parte ancora incerte e necessitano di ulteriori ricerche e perfezionamenti.

 


Autore : Fabio Vomiero

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