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SPECIALE: l'invadenza del caldo africano, il nord sempre più colpito dalla siccità

L'Europa si scalda sempre più spesso in maniera esagerata e le precipitazioni sul nord Italia lamentano diminuzioni sia in inverno che in primavera.

In primo piano - 22 Giugno 2005, ore 09.24

Lo diciamo da tempo: -le perturbazioni atlantiche attive si sono ridotte sul Continente e passano comunque a latitudini spesso più elevate. Le poche che ci raggiungono non sono in grado di produrre precipitazioni importanti. -la zonalità sembra finita: la macchina del tempo si muove lungo flussi meridiani. -Le piogge sono dunque soprattutto affidate alle depressioni e i contrasti termici tra masse d'aria nel Mediterraneo. Non arrivano più da lontano. -Chiaro che in questo contesto a risentirne maggiormente sono le regioni settentrionali schermate dall'arco alpino. Il sud delle Alpi riceve così meno precipitazioni in inverno ma ultimamente anche nelle altre stagioni, primavera in primis. -I casi alluvionali del 94, del 2000 e del 2002, non smentiscono anzi confermano questa linea di tendenza, con le depressioni statiche impedite nei loro movimenti da anticicloni bloccanti che concentrano la pioggia solo su fasce ristrette di territorio. -il flusso meridiano delle correnti porta sempre più spesso l'anticiclone africano ad invadere il nostro Paese come risposta a discese di aria fredda sul settore occidentale del Continente; abbiamo così spesso ondate di caldo e periodi asciutti prolungati. -Vi sono poi periodi in cui le depressioni agiscono nell'area mediterranea o nel centro Europa ma inviando correnti da nord-ovest e da nord-est che magari portano maltempo al centro-sud ma lasciano il nord costantemente sottovento e in cielo sereno. -La crisi dei ghiacciai oltre a temperature medie più elevate è imputabile ad una drastica riduzione delle precipitazioni nevose. -L'inceppamento della Corrente del Golfo, che alcuni vedrebbero all'origine della diminuzione del numero di perturbazioni che ci raggiungono, non è detto che risolva il problema idrico, anzi un raffreddamento con un flusso che si mantiene meridiano e scarsamente favorevole ai fenomeni, potrebbe provocare razionamento idrico nei mesi invernali per il congelamento dell'acqua nelle valli. -le grandi famiglie di perturbazioni che raggiungevano le zone alpine a cavallo tra gli anni 60 e gli anni 70 erano un'eccezione o costituivano la norma? L'alternanza tra fasi più secche e fasi più umide fa parte della normale ciclicità del clima ma nel contesto demografico attuale, dove c'è una richiesta d'acqua cento volte superiore a quella degli anni 70, per tanti motivi, non ultimo quello dell'aria condizionata, la ciclicità secca deve farci paura. -Il nord dunque cominci a sprecare meno acqua, imparando dal meridione dove si è applicato per anni il principio della cautela. Analizziamo le ultime 5 stagioni primaverili ed estive: -Quella del 2001 primavera sufficientemente piovosa, specie maggio, estate sovente tormentata da afflussi freddi, caldo solo dopo ferragosto e per un breve periodo. -Quella del 2002: primavera complessivamente più avara di piogge, ma estate fresca e temporalesca. -Quella del 2003: primavera avara di piogge, estate caldissima ma a tratti temporalesca sulle Alpi e il Triveneto. -Quella del 2004: primavera bagnata soprattutto al centro-sud, piogge sempre sotto norma al nord, estate termicamente normale ma sempre con deficit pluviometrico al settentrione. -Quella del 2005: primavera con precipitazioni leggermente sotto la norma con eredità invernale secca al nord, specie sulle Alpi. Da notare i picchi di pioggia sulle isole, specie nel sud Sardegna. Singolare il leggero deficit della Gallura in un'isola bagnata ultimamente da molta pioggia. L'ultima parte di maggio ha confermato che appena si leva l'onda calda africana per l'Europa sono dolori con punte di 7-8°C sopra la media che determinano forti evaporazioni e dunque perdite d'acqua dal terreno soprattutto sulla Penisola Iberica, già afflitta cronicamente da frequenti fasi siccitose, brutto colpo anche per i ghiacciai. Da notare invece che il centro-sud Italia non solo risente meno della calura eccessiva, specie all'inizio della fase estiva, ma presenta anche un bilancio idrico più favorevole, rispetto solo al decennio 90-2000, In tutto questo manca come sempre l'apporto delle perturbazioni, ostacolate da questo rialzo di latitudine degli anticicloni. Nell'area padana è oltretutto notevolmente diminuito il numero di temporali estesi sia durante il periodo estivo che primaverile. La prevalenza di correnti da nord e nord-est ha invece fatto aumwntare leggermente il numero di temporali nell'area appenninica. In conclusione il cambiamento nella circolazione generale, dall'inizio degli anni 80 ad oggi è da considerarsi vistoso: l'inverno si è accorciato, viviamo una lunghissima primavera che spesso si traveste da estate anche fuori stagione.

Autore : Alessio Grosso

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