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SPECIALE: dentro il clima che cambia

Tutti gli aspetti positivi e negativi del cambiamento climatico in atto.

In primo piano - 21 Febbraio 2008, ore 10.17

Il clima cambia costantemente da sempre. Dalla fine della piccola era glaciale (1850) la temperatura del Pianeta è aumentata di circa un grado e continua a salire; nonostante tutti i proclami e le sentenze già emesse sul clima dei prossimi 100 anni, con le temperature previste in ulteriore aumento di circa 3-5°C, la fusione dei ghiacci, la siccità, gli uragani e l'innalzamento degli oceani, nessuno in verità sa cosa accadrà veramente, anche chi dice di saperlo e lo sbandiera ai quattro venti. I modelli con i quali si prospettano questi scenari catastrofici tengono in scarsa o nessuna considerazione i meccanismi di feedback, quel fenomeno di riequilibrio automatico che il Pianeta utilizza per riportare in qualche modo la situazione nella "norma", o meglio quella che LUI concepisce come tale, purtroppo a noi sconosciuta. Alcuni però si arrogano il diritto di conoscerla questa "normalità". Secondo costoro il clima, per essere stabile e benefico per tutti dovrebbe essere caratterizzato da: -piogge frequenti ma non eccessive per tutti (utopia) -temperatura media del Pianeta stabile sui 15°C (utopia) -ghiacciai estesi come al termine della PEG, piccola età glaciale (utopia) -nessuna situazione siccitosa (utopia) -nessun uragano distruttivo (utopia) -nessun innalzamento del livello dei mari (utopia) -nessun nubifragio (utopia) -neve in abbondanza nel periodo invernale (utopia) E potrei continuare a lungo... Il punto è che il clima sta cambiando autonomamente, al massimo l'uomo può aver forzato le conseguenze negative di questo cambiamento naturale con il disboscamento, creando giungle d'asfalto, infischiandosene della tutela del patrimonio naturale, consentendo costruzioni in aree a rischio di inondazioni, ma non siamo noi al timone del clima. Il cambiamento naturale del clima che stiamo vivendo, influenzato soprattutto dall'attività solare, richiede un necessario adattamento che passa indubbiamente per qualche sacrificio: il risparmio energetico, l'incentivazione delle energie alternative, sostenute però dall'inevitabile ricorso al nucleare sono una strada percorribile e necessariamente sostenibile. Non tutto il male viene per nuocere però; se è vero che molte zone con l'aumento della temperatura potranno assistere e già stanno assistendo ad una diminuzione delle piogge, a ondate di calore più forti e alla mancanza di neve in inverno, non mancano gli aspetti positivi e sono molteplici, segnatamente nei paesi nordici, a conferma di una coperta climatica che è sempre troppo corta e che non può certo accontentare tutti: -per Scandinavia e Siberia inverni più miti possono favorire la crescita di molte colture, con le patate in aumento di un terzo. -gli armatori russi sarebbero contenti di poter far transitare le proprie petroliere nelle rotte settentrionali libere da ghiacci. -molte navi andrebbero dall'Europa al Giappone risparmiando due settimane di navigazione ed evitando il Canale di Suez. -pensate a quanti trilioni di metri cubi di gas imprigionati nell'artico russo sarebbero a disposizione. -in altre parole un mondo più caldo potrebbe essere un'autentica manna per il governo russo. (anche oggi Mosca può a mala pena permettersi di sfamare i suoi pensionati e veterani, pagare i militari e difendere i suoi arsenali nucleari dai corsari). -in un mondo più caldo, con una più alta percentuale di anidride carbonica, la vegetazione delle latitudini più settentrionali ne avrebbero un notevole giovamento (l'anidride funge infatti da fertilizzante). -Un clima più caldo e secco costringerebbe finalmente l'Italia a dare una svolta alla propria politica energetica. Come si sta facendo per le pensioni, (legge attuale è forse un male necessario), così si dovrà procedere anche per l'energia e il nucleare diverrà un'energia imprescindibile. -Certamente l'agricoltura dovrebbe adattarsi ad un drastico cambio di colture già alle latitudini temperate, gli insetti, i virus, i batteri, finora confinati ai tropici, arriverebbero anche alle nostre latitudini portando malattie nuove o vecchie come la malaria. Dunque aumenterebbe la spesa sanitaria. -La conseguenza più grave potrebbe essere la modifica dei monsoni, indispensabili per l'equilibrio agricolo asiatico, con riduzione dei raccolti e la perdita di decine di miliardi di dollari. Ammettiamo ora per un momento che invece la colpa del riscaldamento globale derivi anche dalle attività antropiche: i serristi indicano la quota limite di 550ppm la quota limite oltre la quale l'umanità potrebbe andare arrosto, molti climatologi si accontenterebbero di fermarsi ad un più confortante 420ppm. Per stabilizzarci però a questi livelli e limitare i danni, dicono gli ambientalisti, dovrebbero accadere cose straordinarie e su questo punto hanno ragione. Perchè dunque accanirsi a spendere milioni e milioni di Euro per un problema che andrebbe risolto in modo completamente diverso? Nel 2030 infatti, in un mondo più ricco e più popolato, sarebbe un'utopia pensare di tornare ad immettere sei miliardi di tonnellate di C02 l'anno, un valore francamente utopistico. Per raggiungere questo obiettivo gli States dovrebbero tagliare le proprie emissioni del 70 per cento entro la fine del secolo. E' francamente impossibile che ciò possa avvenire, a meno che gli States non decidano di mettere in ginocchio la loro economia. Invece di fare "piccoli passi" inutili in nome del principio di precauzione, si cominci a puntare seriamente su quelle energie che ci liberino dalla schiavitù del petrolio, e mi spiace dirlo, ma in pole position c'è il nucleare (ben vengano poi le altre energie accessorie, ma investiamo quanto prima anche noi italiani su questa forma energetica pulita, ad emissioni zero).

Autore : Alessio Grosso

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