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Speciale: ALBERI ed INTEMPERIE: che sta succedendo? Prima parte

Capita sempre più spesso che, a seguito di una fase i maltempo, alberi di ogni sorta abbattano muri e recinzioni, piombino sulle auto in sosta e trancino tralicci o collegamenti telefonici.

In primo piano - 9 Dicembre 2008, ore 09.51

Sempre più spesso si sente parlare di alberi killer. Non solo fili elettrici, auto e abitazioni; a volte purtroppo si contano vittime umane. Il maltempo c’entra, ma fino a un certo punto… e in futuro potrebbe peggiorare. Non nelle foreste e nei boschi, nei parchi nazionali o sui pendii più inaccessibili e isolati; ma nelle nostre città e sulle strade di tutti i giorni. Capita sempre più spesso che, a seguito di una fase i maltempo, alberi di ogni sorta abbattano muri e recinzioni, piombino sulle auto in sosta e trancino tralicci o collegamenti telefonici. Purtroppo non di rado si contano anche vittime umane, sorprese nelle loro auto, o in fuga dalla pioggia battente, a volte ignari e in presunta sicurezza sui posti di lavoro o nella propria abitazione. Il verde in città è senza dubbio una risorsa insostituibile e sempre più irrinunciabile; non solo per l’estetica e il ricambio dell’aria è ovvio, ma perché come illustrazioni di un libro ci raccontano che, al di là delle parole esiste un mondo ancora senza cemento e asfalto. Gli alberi delle nostre città, soprattutto quelli delle alberature stradali, dei giardini condominiali o dei parchi pubblici, purtroppo sono ogni giorno sempre più in difficoltà e non solo per lo smog, l’aggressione dell’asfalto e dei liquami tossici che si infiltrano nel terreno, ma anche per molti altri motivi. Lavori stradali che tranciano le radici, potature occasionali e di servizio per il passaggio di questo cavo, lampione o semaforo, per il posizionamento di quel cartello o insegna, lavori edili a ridosso; spesso sfruttati come segnaletica verticale, sostegno provvisorio per addobbi e striscioni e all’occasione provvidenziale antifurto o peggio ancora paracarri; i nostri alberi subiscono quotidianamente aggressioni di ogni tipo. Dimentichiamo che non si tratta di banali arredi urbani, come panchine, lampioni e pensiline, ma di esseri viventi, con un loro ciclo vitale e con la loro reattività individuale. Gli alberi vengono piantati in posti decisamente peggiori rispetto ai vivai in cui vengono fatti nascere e “svezzati”; crescono assorbendo ogni sorta di veleno urbano a loro sconosciuto senza grandi possibilità di difesa, se non quelle messe a disposizione dal loro DNA e da migliaia di anni di evoluzione. Si fa presto a dire che platani, tigli e bagolari resistono meglio all’inquinamento; ma a lungo andare il logorìo quotidiano li mina irrimediabilmente e sempre più spesso dall’interno, cioè lontano dai nostri occhi sempre più distratti e indifferenti. Ma gli alberi delle nostre strade e città sono anche e sempre più “extracomunitari”, talvolta molto estranei al nostro ambiente e quindi facilmente vittime di parassiti senza scrupoli. Insetti e larve, funghi e batteri, vermi microscopici e virus micidiali che si estendono a macchia d’olio, capaci di dimezzare una popolazione arborea in pochi anni. È già successo negli anni scorsi a molte specie nostrane, come gli olmi e i cipressi e accadrà ancora, anche ad altri alberi. Questo perché con il commercio delle specie esotiche, spesso con i loro frutti o il legno grezzo, giungono parassiti nuovi, sconosciuti alla nostra vegetazione, capaci di aggredirla senza incontrare resistenza alcuna. Sta accadendo nell’hinterland milanese, ma anche in Versilia, a Palermo, Roma e in chissà quanti altri posti. Alberi storici, talvolta giganteschi, con secoli di “esperienza” messi in ginocchio dall’attacco di nuovi parassiti o di altri selezionati e rinforzati dal massiccio uso di fitofarmaci. Già perché, proprio come accade con i batteri e l’uso sconsiderato di antibiotici, si stanno creando forme resistenti di parassiti già noti anche delle piante. Consideriamo inoltre il fatto che tra le varie essenze utilizzate ci sono varietà di alberi a carattere spesso ornamentale, che sono selezionate solo per lo scopo e quindi diverse e meno resistenti delle specie selvatiche e naturali, quindi più facilmente aggredibili e meno avvezze alle restrizioni dell’ambiente naturale e selvaggio in cui si sono evolute e per il quale si sono adattate. Tornando ai nostri parchi, giardini e strade, bisogna dire che le principali alberature risalgono a due periodi principali, ossia i decenni subito anteriori e posteriori alla seconda guerra mondiale. E’ in questi periodi che le città conoscono un notevole incremento e una organizzazione urbana senza precedenti e, sempre in questi periodi, viene tracciata la gran parte della rete stradale urbana ed extra-urbana. Di questi decenni sono molte alberature a pini, cipressi, pioppi, lecci, ippocastani, gelsi, ligustri, salici, olmi, cedri, abeti, platani, bagolari e tigli. Dopo gli scempi dell’urbanizzazione a cavallo degli anni ‘50-60, si procede negli anni ‘70 e a seguire ad un ripensamento delle periferie in termini di verde pubblico, oltre a giardini condominiali ed ogni sorta di alberatura. Sorgono così piantagioni miste di specie esotiche le più strane e disparate, soprattutto di origini nord-europee, americane e giapponesi, ma anche tropicali dove possibile. Compaiono quindi magnolie e catalpe, ginkgo e tuje, querce e aceri ornamentali, pini e abeti esotici, betulle, albizie e acacie di ogni tipo, senza contare piccoli alberi e alberelli da giardino. Inoltre come ospiti indesiderati e infestanti cominciano a farsi strada, nel verde residuo o abbandonato, nelle massicciate e peggio ancora negli anfratti e negli incroci robinie e ailanti, ma anche alberi nostrani più invadenti come fichi, pioppi, aceri ecc. Di veri e propri alberi secolari, ossia precedenti gli inizi del ‘900, se ne possono incontrare solo nei parchi storici delle città, lungo i fiumi e nei cimiteri; qualche giardino privato può esserne dotato, ma il loro numero è decisamente ridotto rispetto ai gruppi precedenti. Albero secolare non sempre vuol dire gigantesco; ma soprattutto non vale il viceversa, ossia alberi giganteschi non sempre sono secolari. Platani, pioppi e conifere in genere ad esempio, crescono molto rapidamente e, in poco più di vent’anni se le condizioni sono ideali, possono raggiungere il metro di circonferenza (30 cm di diametro) e l’altezza di 12-15 metri. Ci sono platani e pioppi degli anni ’20-30 che arrivano a sfiorare i 30 metri di altezza e i 4 di circonferenza. Cedri dello stesso periodo con oltre 5 metri di circonferenza. Ma come si comportano gli alberi nei confronti delle intemperie? Ovviamente ogni specie arborea si è sviluppata e si adattata ad un particolare ambiente. È così che abbiamo alberi sempreverdi, che perdono le foglie, più resistenti al freddo, più o meno ricchi di frutti e fiori, più o meno ramificati. Alberi dalla corteccia liscia o fortemente rugosa, dalle radici profonde o superficiali, a foglia larga o stretta. Tutti caratteri che influenzano ovviamente la resistenza dell’albero a certi tipi di intemperie. Talvolta gli interventi di potatura, sempre più spesso ornamentali o di comodo, ad esempio per facilitare il passaggio dei mezzi alti e pesanti, o per evitare l’invasione di terrazzi e balconi, o più egoisticamente per non dover fare i conti con ombra, umidità e insetti, si rivelano inopportuni e talvolta micidiali per la salute della pianta, ma anche e soltanto per la sua resistenza. Nei pini, notoriamente caratterizzati da radici poco profonde e spesso invadenti con le loro gibbosità di strade e marcipiedi, la potatura dei rami bassi e il taglio delle “scomode” radici superficiali, li rende particolarmente vulnerabili in tutte le stagioni, a causa di una chioma sempreverde e sempre fitta. Nella prossima parte analizzeremo l’effetto delle intemperie e gli interventi di prevenzione; nonché qualche suggerimento utile a scongiurare alcuni dei danni più comuni.

Autore : Prof.Giuseppe Tito

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