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SPECIALE: alberi e intemperie; una convivenza sempre più a rischio (seconda parte: qualche suggerimento)

Da amico a killer; quando un albero può minacciare la nostra incolumità. Cosa fare e cosa non fare durante i fenomeni di maltempo, ma soprattutto prima.

In primo piano - 12 Dicembre 2008, ore 16.41

Dopo aver analizzato, sebbene in modo sommario, lo stato delle nostre città e delle nostre strade in materia di alberi e alberature, vorrei sottolineare come ovvia e irrinunciabile premessa che quanto segue non tiene conto dei mutamenti climatici in atto; ma preso atto che questi sono un fatto reale e che da sempre caratterizzano il nostro territorio e il nostro pianeta, a maggior ragione il loro effetto su esseri viventi transitori come gli alberi non può essere assolutamente trascurato. Con questo non voglio dire che il futuro ci riserverà condizioni di maggiore pericolosità perché le condizioni del clima stanno peggiorando o diverranno più estreme; ma perché gli alberi delle nostre città e delle nostre strade sono sempre più vecchi, malandati, poco adatti alle città in continua trasformazione e soprattutto, quel che è più grave, sempre più trascurati e maltrattati. Premesso questo analizziamo quali sono le principali intemperie che minano la salute e la stabilità degli alberi. Su tutte emergono il vento e la neve, ma non dimentichiamo il fulmine. Il primo è il nemico giurato di tutti gli alberi e in tutte le stagioni; la seconda è decisamente più pericolosa d’inverno; il terzo può manifestarsi in ogni occasione, ma anche se distruttivo è anche molto più raro. Contrariamente ai luoghi comuni che vedono la neve pericolosa per le conifere e le sempreverdi in genere, essa lo è di più per gli alberi privi di foglie, ma in particolare per quelli ammalati o minati nell’interno e soprattutto quelli esotici e poco adatti al fenomeno. Abeti e pioppi sono decisamente avvezzi alla neve; molto meno cedri, cipressi, pini e latifoglie sempreverdi, senza contare le palme ed altre specie esotiche. In zone a forte innevamento sarebbe utile controllare tutte gli alberi vecchi, ammalati o troppo asimmetrici, senza contare quelli già secchi o appena uccisi dal gelo. Il gelo stesso può rendere le piante più fragili e vulnerabili al vento, tanto che molti rami secchi, seguendo un ciclo naturale, tendono a spezzarsi e a cadere proprio nel cuore o alla fine della stagione fredda. Molti alberi poi auto-amputano i loro rami in condizioni di stress, spesso perché lontani dalla luce o d’impaccio per la crescita verticale. Purtroppo molto spesso i rami vecchi restano impigliati nelle chiome e costituiscono ulteriore supporto per la neve e pesante ingombro per la chioma. Sarebbe utile provvedere ad un controllo periodico, ad una ripulitura e ad una potatura di sfoltimento, piuttosto che di comodo. Inoltre sarebbe auspicabile tagliare o evitare che rampicanti ed epifite come edera, vite americana, vite nostrana, rovi e vitalbe appesantiscano gli alberi e li rendano più vulnerabili al peso della neve. L’edera in particolare, che è sempreverde e pesante (ma non parassita), può creare condizioni di pericolosità da crollo per neve anche su alberi a foglie caduche. Il nemico giurato degli alberi resta comunque il vento. Da solo, ma soprattutto in compagnia della pioggia o della neve, può essere davvero micidiale, anche per alberi apparentemente sani e invincibili. La neve, più della pioggia, appesantisce la chioma e aumenta sensibilmente il rischio di rottura del tronco. Questo accade maggiormente quando le temperature sono basse. La neve bagnata, ossia quella che cade a temperature vicine allo zero ed è spesso abbondante, può essere invero molto pesante; ma in tali situazioni meteo però il vento in senso stretto è in genere poco influente; i due fenomeni insomma si verificano raramente. Successivamente ad una forte e abbondante nevicata può accadere che il vento rinforzi, per cui sarebbe opportuno monitorare lo stato degli alberi, sia pubblici che privati, aiutandoli a liberarsi di pesi eccedenti o pericolanti. La sola neve può essere abbastanza pericolosa per un passante; se poi condita con rami e altro può diventare molto pericolosa. Il vento acquista molta più importanza invece, durante ma soprattutto a seguito di abbondanti piogge. L’acqua può rendere più fragile il legno penetrando nelle cavità e nelle ferite di tronchi già malandati o parzialmente incrinati; può inoltre invadere gallerie e micro-solchi scavati dai parassiti, penetrando fino in profondità sotto le cortecce, in genere impermeabili per natura. Funghi ed altri parassiti possono contribuire alla marcescenza di molte parti dell’albero, dalle radici, ma soprattutto alla base del tronco e dei grossi rami. Un controllo periodico e una disinfestazione, anche solo a base di calce, può prevenire molti danni. Le abbondanti precipitazioni inoltre rendono il terreno più molle e le radici meno tenaci, così che invece di finire spezzati, alcuni alberi vengono letteralmente sradicati. Attenzione questo fenomeno è tipico di alberi dalla chioma asimmetrica o troppo elevata rispetto al terreno, quelli che per intenderci vengono ripuliti dei rami fino ad una certa altezza. Se le radici sono già ammalate o soffocate dai ristagni di pozze e acque superficiali che non scolano a causa di lavori stradali, cordoli e marciapiedi inopportuni, il vento va a nozze. È opportuno quindi moderare e razionalizzare le potature; cedri e pini per quanto eleganti nelle loro ramificazioni e forme ornamentali, possono trasformarsi in improvvisi e micidiali killer. Ripulire la base del tronco dai parassiti e facilitare il drenaggio dell’acqua, nonché la presenza di abbondante suolo per la sua infiltrazione, possono aiutare la pianta a resistere con più vigore alle raffiche di vento. Durante i fenomeni più violenti, quali trombe d’aria, forti temporali e tempeste di vento è ovvio evitare di passare a ripararsi in prossimità di alberi, soprattutto se isolati o vicini ad edifici. Talvolta i loro imprevedibili movimenti possono tirare giù tegole, pezzi di cornicione, recinzioni o peggio ancora, fili elettrici. Sarebbe opportuno osservarli al chiuso durante il fenomeno e capire se e quali parti possono risultare pericolose in caso di altro eventi simili. Dopo il passaggio del maltempo è auspicabile, sia in forma privata che da parte degli enti pubblici, monitorare lo stato degli alberi e provvedere adeguatamente. In definitiva, soprattutto per chi ha il compito di gestire e la responsabilità di conservare il patrimonio verde, sarebbe opportuno dotarsi di uno strumento integrato e conoscitivo dello stato degli alberi. Un censimento e uno studio periodico delle loro condizioni potrebbe prevenire molte disgrazie e noiosissime conseguenze, come blocchi stradali, della fornitura elettrica o delle comunicazioni telefoniche. Cartografia e censimenti che mancano praticamente ovunque o che sono limitati solo ad interessi scientifici localizzati o di conservazione di certi patriarchi verdi o alberature storiche, come le palme dei viali di Palermo o le arance della piazza centrale di Massa. Sarebbe inoltre preferibile procedere ad una progressiva sostituzione degli alberi esotici con essenze nostrane e limitare la diffusione delle infestanti. A Milano un albero di origine europea è sicuramente più resistente di altri; ad Aosta un albero montano è sicuramente più resistente di uno mediterraneo. Che certe essenze vengano limitate solo ai giardini espressamente botanici, in assenza di un controllo periodico dello stato di salute. Per concludere i nostri amici alberi vanno riconsiderati nelle loro funzioni e nella loro esistenza di esseri viventi e quindi soggetti a un ciclo vitale ben definito. Il taglio di un albero e la sua sostituzione può essere un fatto doloroso, ma decisamente preferibile rispetto ad altri tipi di danni. Inoltre consideriamo che molte specie arboree sono infestanti e comunque non adatte ai nostri ambienti. Qualcosa di tanto poco naturale, così come un pesce tropicale in una boccia di vetro. Nell’indifferenza galoppante per la natura e gli esseri viventi, anche un albero può decidere di farsi sentire, anche se rischia di essere il suo ultimo appello.

Autore : Prof. Giuseppe Tito

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