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Sopra e sotto le nubi temporalesche: scopriamo i segreti dei fenomeni più violenti della natura

Studiate approfonditamente negli Stati Uniti e in Australia, le più imponenti manifestazione violente della natura le ritroviamo anche in Italia, pur con le dovute proporzioni. Entriamo nel loro cuore, cerchiamo di capire come funziona il loro motore e prevedere quali fenomeni ci possono portare.

In primo piano - 22 Giugno 2009, ore 11.16

Per descrivere nel dettaglio tutto quello che c'è da sapere sui temporali occorrerebbe una enciclopedia meteo. In questo breve excursus, con l'aiuto delle immagini allegate, cercheremo di capire in estrema sintesi come si formano, qual'è la loro struttura e quali fenomeni ci portano. Prima immagine: supponiamo di trovarci in un caldo e assolato pomeriggio estivo: all'orizzonte si staglia imponente questo magnifico cavolfiore bianco all'apparenza (solo all'apparenza!) innocuo. Si tratta invece di una struttura temporalesca di tipo multicellulare. Da cosa lo capiamo? Vari sono gli elementi che ci vengono incontro nella nostra analisi: prima fra tutti la separazione tra i vari "updraft", ossia quelle bolle di aria calda che salgono dal suolo e si infilano dentro la nube andando a costruire le varie torri convettive che abbiamo contrassgnato i numeri da 1 a 6. I venti in quota, tesi da destra verso sinistra, disegnano i lineamenti di questa massa nuvolosa inclinandone l'asse in obliquo verso sinistra, favorendo quindi la rigenerazione che in questo caso avviene sopravvento, ossia nella parte destra dell'immagine. Le cellule 1, 2 e 3 sono le più giovani (aspetto "pannoso") e ancora non apportano fenomeni, mentre la 4 e la 5 sono in pieno stadio di maturità; lo si nota dalla sommità più sfilacciata che indica ghiacciamento in corso. Il ghiacciamento favorisce la formazione delle precipitazioni e carica la nube elettricamente provocando l'insorgenza dei fulmini. La cellula 6 è la più vecchia e tende a stratificarsi con una incudine nuvolosa che si appiattisce entrando in contatto con la tropopausa (alle nostre latitudini circa 12-15 mila metri), sito dove la temperatura atmosferica inizia a salire con la quota provocando una grande inversione non oltrepassabile dalle nubi. E ora che abbiamo visto come si presenta il nostro temporale da lontando, entriamo nel suo cuore per vedere cosa può accadere al di sotto. Seconda immagine: ci troviamo sempre nel nostro caldo pomeriggio estivo ma ora siamo giunti sotto la nostra struttura temporalesca, oltretutto degenerata nel tipo più violento che esista, la supercella. Lo capiamo da diversi fattori, primo fra tutti l'evidente rotazione della base temporalesca che indica un "updraft" non solo verticale ma anche rotante, entro il quale l'aria calda sale nel temporale avvitandosi e autoalimentandolo. Il punto focale di questa risalita rotante lo possiamo individuare in quella proboscide nuvolosa che sta per allungarsi verso il suolo e che, al momento dell'osservazione, è nota con il nome di "funnel" ma che presto potrebbe diventare un vero e proprio tornado. Nella parte posteriore notiamo una evidentissima colonna scura la quale identifica il settore dove il temporale sta scaricando verso il basso i suoi potenti venti discendenti e dove infatti troviamo la pesante colonna di pioggia e grandine in caduta libera. In prossimità dei rovesci si genererà una potente corrente di aria fredda discendente con raffiche che a volte raggiungono i 150 km/h e che sono noti con il nome di "downburst". Un regola importante nel caso ci trovassimo al posto del reporter che ha immortalato la scena della seconda immagine: se attorno a noi arrivano i freddi venti provocati dallo spostamento d'aria indotto dalla colonna d'acqua in caduta significa che dobbiamo trovare un riparo sicuro da pioggia e fulmini, se invece la situazione è di calma apparente con aria ferma e afosa, beh, conviene senz'altro allontanarci a gambe levate, perchè probabilmente sopra la nostra testa si sta formano nientemeno che... il TORNADO!

Autore : Luca Angelini

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