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SOLE, CO2 e...la tropicalizzazzione dei cervelli

E' ancora l'argomento clima a tener banco sui mezzi di informazione italiani e stranieri; la sempre maggior necessità di imporsi e di distinguersi finisce per alimentare una fantasia sfrenata che poi si concretizza in bufale da vero guinness dei primati. Ecco l'ultima.

In primo piano - 11 Maggio 2009, ore 10.20

E' un argomento che scotta, più di quanto possa scottare il sole di luglio su una spiaggia tropicale in tempo di pieno global warming; stiamo parlando naturalmente dell'argomento clima. Esaurite ormai le riserve discorsive che hanno portato alla ribalta e reso famoso per mano dell'uomo (teoria molto dubbia e non dimostrata ma fatta passare per verita inconfutabile) un fenomeno naturale come l'effetto serra, ora le menti spaziano verso altri orizzonti. E' la fantasia pura che lavora di concerto con giusto un po' di malafede per costruire questi impianti accusatori verso le emissioni umane (non gli "innocui" veleni industriali intendiamoci ma la "pericolossissima" anidride carbonica) degni del miglior avvocato del diavolo. Qualcuno di quando in quando obietta portando avanti altre teorie (non pretendendo di assimilarle a verità) supportate da dati e numeri ma sua voce viene soffocata con la collaudatissima tecnica del catastrofismo. E il ciclo ricomincia. Il Sole in perdurante fase debole? Apriti cielo! E d'improvviso ecco che proprio il cielo si apre... "è colpa del buco dell'ozono". Poi si scopre che alla gente del buco dell'ozono sulla stratosfera antartica importa poco ed ecco che torna alla ribalta un argomento molto più diretto, concreto e vicino a noi, quello che vede protagonista nella parte del cattivo il gas più dannoso che noi, uomini e animali produciamo nella nostra vita da tapini: l'anidride carbonica. Naturalmente per rigirare la minestra riscaldata e farla tornare notizia originale si cambia rivista patinata, si cambia scienziato o presunto tale, ma il risultato no, quello non cambia, l'ingranaggio è ben oliato, la macchina catastrofista pronta al prossimo lancio. E così è stato anche questa volta: come un lampo a ciel sereno (in tempo di global warming anche queste cose accadono), una notizia partita da una rivista scientifica come la National Geographic News irrompe in una tranquilla domenica di maggio rimbombando di bocca in bocca e seminando terrore e profezie malauguranti. E' tale Mike Lockwood, fisico dell'università di Southampton a prendere la parola per portare a termine con estrema disinvoltura il suo compito di indottrinamento delle masse. Le sue affermazioni sono assolutamente terrificanti e (naturalmente) sono parole fini a sè stesse senza alcun numero (perchè di numeri non ce ne possono essere). Secondo il fisico l'attulale tenore di CO2 sul nostro Pianeta sarebbe di un buon 50-60% superiore al valore normale. Quale sarà la norma di questo misterioso gas impazzito? Non lo dice (perchè non lo può sapere) ma affonda il colpo puntando il dito anche verso l'alto, verso il Sole. Ecco, ci siamo; ora dirà che con l'attuale prolungato minimo solare il clima potrebbe subire alcune sostanziali modofiche. E invece no! La sua affermazione viaggia in retromarcia rispetto al ragionamento più logico e anche scientificamente verosimile. Secondo Lockwood l'attuale minimo solare è ininfluente rispetto alla montagna di CO2 che ci ritroviamo in casa. Eppure la storia del clima è li, occorre solo andarsela a rileggere sotto le voci: minimo di Dalton, Minimo di Maunder, Piccola età Glaciale. Bastano pochi centesimi di punti percentuali di ammanco energetico proveniente da Sole. Altro che CO2. Infine la ciliegi...ona sulla torta. Il fisico afferma con ostentata sicurezza che qualora l'attività solare diminuisse tanto quanto la CO2 è aumentata, ossia del 50-60%, sarebbe la fine del nostro Pianeta. A nostro parere sarebbe meglio finirla con queste sparate e dare il giusto onore e rispetto a quella parte del mondo scientifico che con sforzi sovrumani, professionali e disinteressati cerca di capirci qualcosa. E quel qualcosa solitamente è scritto nel passato, peccato che la soluzione sia troppo semplice e poco remunerativa.

Autore : Luca Angelini

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