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SICCITA' in Puglia: un annoso problema

Le realtà nascoste di un problema mal posto

In primo piano - 27 Novembre 2008, ore 11.22

Dopo un mese di Ottobre caratterizzato in Italia da temperature miti (come nella più classica tradizione delle “ottobrate” romane) e da una quasi totale assenza di precipitazioni significative (fatta eccezione, per alcune zone, per le precipitazioni di inizio e fine mese) e dopo un inizio di Novembre quasi da fine Estate, da alcune settimane il tempo meteorologico ha invertito la rotta, assumendo caratteristiche che, in alcuni casi, si stanno rivelando più di stampo invernale che autunnale. Specie dalla seconda metà del mese, infatti, in Italia stiamo registrando precipitazioni copiose e, in alcuni casi, anche insistenti, che stanno mettendo a dura prova la tenuta degli argini dei corsi d’acqua, dei terreni e dei pendii montuosi, specie laddove l’uomo, senza alcun criterio, non ha tenuto puliti gli alvei, laddove ha costruito lungo i canali di scolo delle acque piovane e laddove ha disboscato o, in Estate, ha mandato in fumo preziosi ettari di vegetazione. Accanto a queste situazioni di emergenza legate ad alluvioni e frane, l’altra faccia della medaglia del nostro territorio nazionale, orograficamente e geologicamente tormentato, mette in evidenza una realtà diametralmente opposta a quella appena descritta, una realtà che da mesi, e per l’ennesima volta, sta interessando il Mezzogiorno d’Italia, Puglia e Basilicata in primis: la siccità, o meglio, la carenza di approvvigionamento d’acqua negli invasi naturali ed artificiali che alimentano la rete idrica di queste due regioni. Preferisco puntualizzare sul fenomeno della carenza di acqua negli invasi, più che sulla siccità intesa come scarsità di precipitazioni, per meglio analizzare questo problema annoso in Puglia e Basilicata. Innanzitutto è utile dare qualche nozione sulla rete idrica che fornisce queste due regioni. Questa rete, fino a qualche anno fa denominata “acquedotto pugliese”, ora è divisa amministrativamente in “acquedotto lucano” e “acquedotto pugliese” ed è gestito da una società per azioni succeduta all'omonimo ente autonomo. Il canale principale di questo acquedotto, che è il più grande d’Europa, sfrutta le acque del Sele e del Calore in Campania. Tuttavia, la rete idrica della Puglia e della Basilicata trae alimentazione anche da altri invasi, artificiali, come la diga di Gannano nel territorio comunale di Stigliano (MT) e la diga del Pertusillo in Basilicata, nata dallo sbarramento del fiume Agri, mentre le acque del lago naturale di San Giuliano a Matera e della diga di Senise, nata dallo sbarramento del fiume Sinni in Basilicata (quest’ultimo costituisce il bacino artificiale in terra battuta più grande d’Europa) hanno prevalentemente uso irriguo. Pertanto, in teoria, una immensa quantità d’acqua dovrebbe essere a disposizione di queste due regioni. In teoria, perché la realtà, purtroppo, è un’altra, in quanto queste due regioni, caratterizzate climaticamente da una scarsità di precipitazioni nel periodo estivo (specie lungo i versanti adriatico e jonico), hanno sovente a che fare con problemi di approvvigionamento idrico. Le due regioni (specie la Basilicata), fra l’altro, risentono della riduzione della quantità di precipitazioni che sta interessando il bacino del Mediterraneo dall’inizio degli anni ’80. Solo per citare alcuni dati, facendo riferimento ai totali annui di precipitazioni registrati da alcune stazioni termopluviometriche pugliesi e lucane del Servizio Idrografico e Mareografico, tra l’inizio degli anni Venti ed i giorni nostri, si sta registrando una diminuzione delle precipitazioni compresa tra circa il 15% dell’angolo sud-orientale della penisola salentina ed il 20-30% dell’appennino lucano. Nessun trend significativo, invece, è registrato nell’arco jonico, nel Barese, nella zona di Lecce e nella punta meridionale del Salento, mentre valori in leggera controtendenza si stanno registrando a Taranto e Brindisi. In pratica, rispetto ad alcuni decenni fa, c’è un minore afflusso meteorico proprio sulle aree che alimentano gli invasi idrici. La situazione si è ulteriormente aggravata negli ultimi mesi: nella scorsa Estate, ad esempio, non è piovuto quasi per nulla neanche in montagna e, alla siccità estiva, è seguito un Autunno che, fino a metà Novembre, è risultato avaro di precipitazioni. Attualmente a monte Cotugno (diga di Senise) vi sono 8,2 milioni di metri cubi (rispetto ai 133,4 milioni di metri cubi del 2007), nel Pertusillo 17 milioni rispetto ai 34,8 del 2007, nella Camastra 3,8 rispetto agli 8,8 dello scorso anno. Non vi sono dati sulla diga del Basentello, dove lo scorso anno vi erano 17,4 milioni di metri cubi; a San Giuliano vi sono 28,1 milioni di metri cubi rispetto ai 44 del 2007, a Gannano, che lo scorso anno era totalmente vuota, vi sono oggi 2,1 milioni di metri cubi di acqua. La situazione non è granché migliorata neanche in seguito alle piogge ed alle nevicate degli ultimi giorni, che sono servite soltanto a “risparmiare” tre giorni di erogazione dall’invaso del Sinni, e non hanno dato benefici significativi nemmeno all’invaso di Conza. Nella diga di Monte Cotugno ora è presente una quantità d’acqua inferiore a quella presente qualche giorno prima delle piogge; situazione drammatica si registra anche nel Pertusillo, dove è presente la stessa quantità d’acqua rispetto a prima che piovesse. In discreto stato di salute è, invece, la diga di San Giuliano a Matera che registra un dato in crescita seppur di poco rispetto all’inizio di Novembre. A conti fatti, attualmente, ci sono 74 milioni di metri cubi di acqua nelle sei principali dighe della regione, la medesima quantità rispetto a prima che iniziassero le precipitazioni di metà novembre e quasi il 65 per cento in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Alla luce di questa situazione sono scattate numerose restrizioni all’erogazione: negli ultimi giorni, per citarne una, è scattata una ulteriore restrizione di altri 350 litri al secondo in meno dall’invaso del Sinni, che portano il deficit complessivo a 1.750 litri al secondo, che corrisponde al 10% del fabbisogno totale. Tali riduzioni di pressione, in alcuni casi, stanno creando difficoltà, come la mancanza d’acqua negli stabili non dotati di autoclave, soprattutto ai piani alti, dove la pressione di rete non è sufficiente a spingerla oltre il secondo-terzo piano. Pertanto, se i serbatoi si svuoteranno, si rischierà di lasciare a secco intere città: è un po’ quello che è capitato nell’Estate 2007, quando Taranto rimase senz’acqua per più di due giorni. E’ chiaro che, allo stato attuale delle cose, non resta che aspettare che piova, ma è bene precisare che, alla carenza di piogge fa, da contro-altare, il cronico stato fatiscente dell’acquedotto, le cui tubature, laddove non si è ancora intervenuti per le opere di bonifica tuttora in corso, risalgono al ventennio fascista (come si osserva anche dai fasci impressi tuttora su alcuni tombini). E’ bene precisare, infatti, che prima di tutte le considerazioni sui cambiamenti climatici e sulla diminuzione nella quantità di precipitazioni cui stiamo assistendo negli ultimi decenni, è da tenere in conto che quasi il 50% dell’acqua che viene immessa in rete non giunge mai a destinazione, poiché si perde per strada tra i mille buchi, i mille rivoli e le mille falle aperte nella nostra rete idrica e che, se si ovviasse a questo problema, la Puglia e la Basilicata non risentirebbero in nessuna misura della mancanza di piogge del periodo estivo che, comunque, è un fattore inciso nel “libro del clima” del clima di queste regioni! In attesa che piova e che la rete idrica possa essere ammodernata, è fondamentale risparmiare acqua ed evitare gli sprechi, nella vita di tutti i giorni, da parte di tutti. Mia madre, ad esempio, sono anni che recupera l’acqua di scarico della lavatrice o quella usata per lavare l’insalata e sarebbe importante che tutti i cittadini adottassero queste accortezze! Questa raccomandazione, però, vale solo fino ad un certo punto, cioè fin quando vieni a sapere che l’acquedotto pugliese fornisce allo stabilimento siderurgico ILVA di Taranto ben 500 litri di acqua al secondo (280 ora, in regime di ristrettezze), tutta acqua che si potrebbe risparmiare se venissero usati i dissalatori per l’acqua marina! Allora ci si chiede: cosa rappresentano poche decine di litri di acqua risparmiata da ciascun nucleo familiare al giorno, rispetto ai 43 milioni e 200 mila litri giornalieri destinati solo all’Ilva?! Quasi nulla, solo una goccia nell’oceano… ma è bene risparmiare “questa goccia” sempre e comunque, perché, se non la risparmiamo, citando Madre Teresa di Calcutta, quella goccia non potrebbe mai esistere!

Autore : Prof. Pier Paolo Talamo

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