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Si può davvero far NEVICARE su aree estese?

La modificazione artificiale del tempo.

In primo piano - 14 Settembre 2017, ore 12.00

Bastano circa 20-30 grammi di ioduro d'argento iniettate in un corpo nuvoloso e i processi di condensazione vengono esaltati. Se le temperature lo consentono cade neve, altrimenti pioggia. In Cina ci provano da anni e secondo loro i risultati sono ottimi.
 
Del resto almeno 40 Paesi utilizzano tecniche di inseminazione artificiale delle nubi ricorrendo ai sali d'argento, il cui consumo annuale è stimato in 50 tonnellate. Così come si riesce a provocare pioggia o neve, è possibile attenuare almeno in parte gli effetti di un tifone cospargendo le nuvole con un polimero che assorbe acqua sino a 1500 volte il proprio peso.

La nazione che più di tutte comunque sta investendo in questi progetti di modificazione del tempo e di conseguenza poi del clima, è indubbiamente la Cina, dove negli ultimi anni la siccità e la desertificazione lungo il confine mongolo si è rivelato un grosso problema. Allora via con lo ioduro d'argento, sostanza glaciogena, che agisce come nucleo di congelamento. Se infatti viene a contatto con le goccioline d'acqua ne facilita il congelamento con formazione di cristalli di ghiaccio.

La Cina non è sola in questo ambizioso progetto; gli States sono preoccupati per la siccità negli aridi Stati dell'ovest e stanno pensando di utilizzare sempre più questa tecnica, peraltro sperimentata inizialmente da Israele per un problema analogo, già negli anni 50 e 60.

Non sempre i risultati sono comunque soddisfacenti: non è detto che le nuvole scarichino poi tutto il loro contenuto nella zona, e soprattutto sarà sempre la temperatura dell'aria a decidere che tipo di precipitazione deve giungere al suolo.

Inefficaci e in fase di generale abbandono risultano invece essere i cannoni anti-grandine: un fumo molto denso confluiva nella nube sino a 4km inducendo nuclei di condensazione supplementari per disperdere le gocce di pioggia ed evitare pericolosi rimbalzi all'interno della nube e dunque la loro trasformazione in grandine.

Un tentativo velleitario, visto che la grandine di casa nostra si forma ben più in alto, (anche sino ad 11 km di altezza). Il nuovo sistema, che prevede l'utilizzo di acetilene mescolato con ossigeno, non sembra raccogliere molti entusiasmi.


Autore : Alessio Grosso

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