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Si fa presto a dire "global warming" (2)

I cambiamenti climatici sono probabilmente governati da un insieme di cause diverse che devono ancora essere indagate e comprese nella loro importanza relativa.

In primo piano - 16 Marzo 2010, ore 09.34

La teoria del riscaldamento globale su base antropica si basa su due principali capisaldi ritenuti incontrovertibili: uno è l’aumento delle temperature medie globali, l’altro è l’aumento della concentrazione di CO2 in atmosfera. Se ammettiamo che i dati delle temperature siano realmente certi, non si spiega ancora la loro dinamica di crescita che nell’ultimo secolo si è concentrata in due periodi: dal 1910 al 1945 e dal 1977 ad oggi. Dal 1946 al 1976 circa si è verificata invece una leggera diminuzione. E questo in un periodo in cui il grafico della CO2 ci da invece un aumento del gas costante e lineare. È logico quindi dedurre che aumento di CO2 e aumento delle temperature non possono essere direttamente proporzionali, ma devono esistere delle altre forzanti nel sistema che ancora non sono state comprese pienamente. Inoltre i periodi storici precedenti, per i quali le temperature medie globali sono state ricostruite con tecniche essenzialmente di paleoclimatologia o da analisi di documenti vari, ci indicano che anche in tempi recenti il clima si è già più volte modificato rapidamente e sensibilmente; ad esempio in circa duecento anni si è passati dalla fine della fase medioevale calda (circa il 1200d.C.) alla PEG (piccola era glaciale) iniziata verso il 1400d.C. e conclusasi verso il 1850d.C. Tutto questo in periodi non sospetti di intervento antropico. Solo questi due esempi ci dovrebbero far riflettere. I cambiamenti climatici sono quindi probabilmente in gran parte governati da un insieme di cause diverse che devono ancora essere indagate e comprese nella loro importanza relativa. Ricordiamoci che il sistema climatico è un sistema altamente complesso, determinato da complicate interazioni tra energia solare, composizione dell’atmosfera, circolazioni termoaline, disposizione dei continenti, biosfera, criosfera, antroposfera, senza certo dimenticare le forzanti cosmiche in generale. Un ultimo sassolino: se i dati sulle temperature sono corretti, come mai in un contesto di riscaldamento globale in atto, la temperatura più alta mai registrata sulla terra (58°C, Al’Aziziyah, Libia) risale soltanto all’oramai lontanissimo 1922 e da allora non è mai stata superata? Limiti dei dati. E qui entriamo nell’aspetto secondo me più controverso e discutibile. I dati attualmente disponibili e riportati come prova più importante del riscaldamento globale e della teoria dell’aumento dell’effetto serra sono essenzialmente le misure delle temperature al suolo e della concentrazione di CO2 in atmosfera nell’ultimo secolo. Tralascio volutamente le ricostruzioni delle ere geologiche remote, ricordando brevemente che si sono succeduti, soprattutto nell’ultimo milione di anni, ere glaciali con temperature stimabili in 7-8 gradi inferiori alle attuali, e periodi interglaciali con temperature presumibilmente più alte di quelle odierne. Interessante può essere il fatto che dalle ultime ricerche sembra emergere una certa ciclicità tra questi periodi. Il problema fondamentale comunque è capire se i dati disponibili almeno per l’ultimo secolo siano corretti e sufficienti. Per quanto riguarda le temperature, c’è da dire che quelle di riferimento riguardano unicamente il suolo, le medie ufficiali sono medie calcolate da dati provenienti da una rete di stazioni in continuo mutamento. Queste possono variare nel numero, nella strumentazione, nella collocazione, esse poi sono concentrate nelle zone più densamente popolate e quasi assenti nelle zone più remote, inoltre molte di esse che un tempo furono installate in aree rurali si trovano oggi inglobate nelle città, dove le temperature possono essere anche di 3-6C° superiori alla campagna circostante. E’ vero che si cerca di ovviare al problema applicando ai dati grezzi dei fattori di correzione, ma il dubbio rimane comunque. Tutto questo deve far riflettere, se non c’è una omogeneità e uniformità nella rilevazione di una serie di dati, questi non possono essere ritenuti affidabili, soprattutto se pretendiamo di sintonizzarci in variazioni dell’ordine del decimo o centesimo di grado. Inoltre abbiamo detto che questi record storici riportano le temperature al suolo, e qui secondo me c’è un errore metodologico di fondo; sappiamo infatti come il suolo possa essere soggetto ad una miriade di possibili trasformazioni con diverse influenze termodinamiche locali. A mio avviso, avrebbe molto più senso studiare in dettaglio e considerare le temperature a quote diverse (un eventuale Global Warming dovrebbe riguardare tutta la troposfera) e le temperature degli oceani che come sappiamo hanno un ruolo fondamentale nella regolazione del clima. Ricordo brevemente che i rilevamenti satellitari, disponibili da circa venticinque anni e che sono in grado di sondare uniformemente tutta la superficie del pianeta, indicano soltanto un modesto incremento delle temperature, per lo più limitato all’emisfero Boreale. Per quanto riguarda la CO2 invece abbiamo a disposizione una serie di misurazioni ufficiali a partire dal 1958 nella stazione di Mauna Loa (Hawaii). Omettendo le ricostruzioni del passato (carotaggi del ghiaccio polare) stante la possibile non confrontabilità dei dati e ammettendo che le misurazioni siano esenti da possibili errori non prevedibili, la curva di aumento della concentrazione (curva di Keeling), mostra comunque un andamento quasi perfettamente lineare, a fronte di un aumento quasi esponenziale delle emissioni, anche qui non c’è ovviamente proporzionalità diretta, dimostrando che anche in questo caso devono intervenire altri fattori di regolazione non ancora bene inquadrati. Limiti dei modelli fisico-matematici. I vari drammatici scenari disegnati dall’IPCC per questo secolo, provengono da elaborazioni computerizzate dei cosiddetti modelli fisico-matematici. Un modello matematico è essenzialmente una rappresentazione astratta di un insieme di processi interconnessi tra di loro in modo organizzato e che vengono globalmente denominati sistema. La loro possibile affidabilità dipende sostanzialmente dalla completezza e correttezza dei dati in input e dal grado delle conoscenze disponibili; si può andare da una semplice analisi statistica quando dati e conoscenze sono scarsi, ai modelli deterministici complessi, quando si hanno a disposizione molti dati e molte conoscenze. In climatologia i modelli disponibili sono ancora in fase sperimentale, ed è giusto sapere che esistono ancora molti punti oscuri dovuti al fatto che alcune possibili variabili vengono ancora parametrizzate o addirittura trascurate, come ad esempio l’influenza dei raggi cosmici, il ruolo delle nubi, l’effetto degli aerosol (fenomeno dell’oscuramento globale). Allo stato attuale delle ricerche di modellistica climatica, un modello per così dire completo, che integri in un unico sistema dinamico tutte le componenti climatiche semplicemente non esiste e a poco servono le straordinarie capacità di calcolo raggiunte negli ultimi anni. E una prova che i modelli soffrano comunque di qualche difficoltà, è data dal fatto che tutti indicano per il futuro un aumento di temperatura proporzionale alla quantità totale di gas serra, quello che in altre parole si chiama un comportamento lineare, mentre la realtà mostra come, anche per piccole fluttuazioni il sistema climatico sia fortemente non lineare, e come piccoli errori nella fase di input possano determinare errori anche grossolani in fase di output. Insomma, allo stato attuale delle cose, non si capisce come si possa dare a queste previsioni modellistiche troppa credibilità. In conclusione direi che, se vogliamo, ce n’è abbastanza per essere quantomeno perplessi di fronte alla sicurezza con cui oggi si definisce, peraltro in modo approssimativo, un fenomeno talmente complesso da non essere ancora dimostrabile sul piano scientifico col metodo galileiano. Si potrebbe discutere ancora sulle eruzioni vulcaniche, sugli eventi meteorologici estremi, sulla situazione dei ghiacci polari e montani, sul ciclo biogeochimico del carbonio, sul ruolo di fenomeni oceanici come “El Nino” e la Corrente del Golfo, sulle forzanti astronomiche in generale, ma il tema si dilaterebbe a dismisura…..il dibattito continua.

Autore : Fabio Vomiero

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