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Se una GRANDINATA eccezionale vi colpisse allo stadio durante uno JUVENTUS-MILAN?

E' quanto viene raccontato in Apocalisse rossa da Alessio Grosso. Ecco, a grande richiesta, un estratto del primo capitolo del libro.

In primo piano - 16 Aprile 2008, ore 09.58

Immaginate uno spareggio scudetto. A Novara, a disputarselo Juventus e Milan. Immaginate che un temporale di una violenza inaudita con tanto di fulmini e grandine grossa come meloni si abbattesse sullo stadio. Cosa potrebbe accadere? E' quanto descrive Alessio Grosso nell'incipit di Apocalisse rossa che vi presentiamo di seguito: Il pullman della Juventus percorreva pigramente la piatta ed assolata pianura piemontese; solo qualche raro cirro solcava il cielo di quel bel pomeriggio di primavera, ma il profilo delle Alpi era improvvisamente sparito in un mare di foschia. Anche negli studi di MeteoLive Tv c’era interesse per la partita e Dennis, vista l’assenza di Alberto, volato a Londra con Sabine per una colazione di lavoro con Cal Washington, aveva autorizzato tecnici e previsori a godersi qualche spezzone di finale tra un aggiornamento previsionale e l’altro. Dennis si accorse però ad un tratto che il previsore Zani cercava di richiamare la sua attenzione dal fondo degli studi di registrazione. “Che diavolo vuole?” pensò fra sè, si alzò e fece segno a Zani di avvicinarsi. “Ebbene, Vittorio, c’è qualcosa che non quadra?” “Non vorrei rovinarvi il pomeriggio ma...” “Allora?” chiese Dennis a metà tra l’incuriosito l’infastidito. “Il problema è che...la partita...è a rischio di temporali, di forti temporali. Guardi lei stesso signor Mantoni- disse con tono serio il previsore- il fronte freddo in avvicinamento alle Alpi...” “Beh, che c’è di strano, punta l’arco alpino da nord-ovest, sul versante meridionale ci sarà unicamente un rinforzo del vento ma il cielo rimarrà sereno: una situazione classica da innesco favonico, mentre come da copione al nord della catena alpina ci saranno molte nubi e precipitazioni anche di tipo nevoso in quota. C’è forse qualcosa di più che non riesco a vedere Vittorio?” “Temo di si, signore. C’è dell’aria fredda prefrontale in alta quota e aria molto umida e insolitamente calda per la stagione in Valpadana negli strati più bassi e non dimentichiamoci che la la massa d’aria in arrivo è davvero molto fredda, circa –11°C a 1500m. E’ appena il caso di ricordare che abbiamo ancora notevoli contrasti termici tra l’area mediterranea e il nord Europa.” “Mi stai dicendo che dovremmo preoccuparci?” “In effetti la situazione è solo potenzialmente favonica, certo il gradiente barico è notevole ma il rallentamento e la distorsione del fronte operata dal baluardo alpino sarà tale solo al suolo, in quota l’aria fredda supererà le Alpi senza battere ciglio e potremmo vederne delle belle...” “Potremmo? Vuoi dire che siamo ancora al livello delle percezioni extra-sensoriali. Cosa ci dice il nostro modello, concretamente?” “E’ proprio questo il punto signore, se non avessi visto l’ultima corsa del modello non mi sarei permesso di fare una simile osservazione, ma...guardi lei stesso...” Zani mostrò a Mantoni la carta dei temporali previsti e quella delle aree potenzialmente a rischio grandine. Il biellese e il novarese saltavano subito all’occhio: sembrava che qualcuno avesse versato dell’inchiostro d’un rosso intenso su quelle zone e non si fosse nemmeno preoccupato di tamponare con un fazzoletto il danno procurato sulla mappa. “Accidenti...” esclamò Mantoni. “potrebbe trattarsi di un errore...hai controllato il modello inglese Zani?” “Si, signore, in effetti non vedono quasi nulla ma lei sa benissimo che quel modello è stato inizializzato diverse ore fa, queste invece sono carte freschissime....” “E i tedeschi?” “Loro vedono qualcosa, non certo quello che le ho appena mostrato ma indicano anche loro indici temporaleschi molto favorevoli”. “A che ora potrebbe attivarsi la cellula temporalesca, hai fatto qualche calcolo? Si vede qualcosa dal radar?” “Ancora no ma la cumulogenesi è già molto attiva”. “L’unica cosa che possiamo fare è emettere un bollettino meteo straordinario in cui annunciamo possibili temporali di forte intensità sul Piemonte entro le prossime...diciamo…2 ore?” “Mi permetto di farle osservare che il rischio di grandine è il più elevato da quando consultiamo questo genere di carte...” “E io cosa dovrei fare? Avanti, dimmi, hai qualche idea?” “Si potrebbe tentare di non far giocare la partita” disse con fermezza Zani. “Stai scherzando? E con quale autorità potremmo far sgombrare uno stadio?” “Potremmo telefonare al ministro Ferri”. Suggerì Fernanda. “No, non prendo una decisione del genere senza consultare il Direttore. Accidenti che razza di casino, ma proprio oggi doveva arrivare questo fronte? E se stessimo esagerando? E se il modello avesse preso un clamoroso abbaglio?” Dennis si mise le mani sulle tempie, poi le fece scivolare lungo il viso fino alla bocca. Subito dopo si girò verso il monitor sul quale veniva trasmessa la partita. Alzò il volume e la voce del telecronista si diffuse per tutta la redazione. “...sono già schierate al centro del campo per il consueto saluto al pubblico. Si gioca in un pomeriggio soleggiato e caldo, che fa già pensare alla stagione estiva. La regia inquadra Giuliano Falconetti, il play maker della Juventus che in queste ultime settimane sembra aver smarrito la via del goal ma soprattutto ha offerto molte prove scialbe ed incolori. Falconetti deve ringraziare i suoi compagni e l’allenatore se oggi si trova nelle condizioni di poter disputare una finale..ma vediamo che l’arbitro è pronto a dare il fischio d’inizio...” “Signor Mantoni, il radar si è acceso tra Varallo e Borgosesia, sembra una grossa cellula che ora è pienamente visibile anche dal satellite.” “E se si trattasse di un semplice temporale?” Osservò Dennis girandosi verso Fernanda e cercando un consiglio. “Dennis, sei tu che devi decidere, in questo momento la responsabilità è tua”.rispose la ragazza. “Faccio scattare lo stato d’allerta?” Lo incalzò Zani. Mantoni ristette per qualche attimo poi fece un cenno di assenso con il capo. Zani schiacciò il bottone rosso che ufficializzava in tutta la redazione lo stato di allerta. “Fernanda chiama Alberto sul videocellulare”. “Impossibile Dennis, saranno in volo, li avranno spenti.” “E tu prova lo stesso accidenti” ribattè Dennis. La partita era iniziata da qualche minuto. Falconetti era poco servito dai compagni ma faceva un gran correre per conquistarsi qualche pallone giocabile. Il Milan manovrava meglio e si avvicinava con più facilità alla porta di Leconte. “...in questo momento intercettano nuovamente la palla i giocatori della Juventus, è Manfredini a manovrare nel cerchio di centro campo e a dare respiro alla manovra chiamando in causa sulla destra Pozzi che avanza, si libera del suo avversario diretto e punta verso l’area di rigore....” Falconetti aveva seguito l’azione e tentava a tutti i costi di scrollarsi di dosso la pressante marcatura del difensore Koller. “Aspetto il cross sul secondo palo o scatto per ricevere la palla sul primo?” Mentre Falconetti si poneva l’interrogativo, Manfredini fece partire un traversone a mezza altezza senza troppe pretese: al centro dell’area. Koller era in vantaggio di qualche centimetro su Falconetti ma incredibilmente sbucciò il pallone. A Giuliano non sembrò vero: si era aperta una voragine nella difesa del Milan e lui aveva una palla d’oro da spingere in porta, caricò il destro, vide la sagoma del portiere che gli si faceva incontro alla disperata, chiuse gli occhi e fece partire il tiro. Sentì un boato incredibile, ma non era di giubilo, bensì di stupire; quando riaprì gli occhi non scorse il pallone in fondo alla rete e comprese. Cadde in ginocchio. “...incredibile! Falconetti ha gettato al vento la rete del vantaggio bianconero, aveva la porta spalancata ma la sua conclusione è finita alle stelle. Si dispera il centravanti, lo vediamo in ginocchio con le mani raccolte dietro la testa. Certamente questo errore farà piovere altre critiche sul suo utilizzo odierno, critiche ovviamente rivolte all’allenatore...”. Intanto nella sede di MeteoLive Fernanda aveva tentato invano di mettersi in contatto con Sabine e Alberto. “Niente da fare Dennis, perchè non provi ad avvertire la lega Calcio”. “Si, la lega, posso tentare ma...ok trovami il numero!” Intanto la cellula temporalesca cresceva: tutti i redattori e i previsori la stavano ormai osservando simultaneamente sul satellite e sul radar: si ingrossava e puntava dritto su Novara. “Maledizione: c’è un bel risucchio da sud-est al suolo, la cellula si sta potenziando: Romagnano, Novara, Abbiategrasso, sembra questa la direzione. E guardate qui: siamo al fondo scala! Il modello ci ha preso in pieno...” Zani era visibilmente scosso e trasmetteva questa agitazione a Mantoni. “Si pronto, sono Dennis Mantoni di MeteoLive Tv, vorrei parlare urgentemente con il Presidente della Lega Calcio, c’è una situazione di emergenza, sta arrivando un forte temporale su Novara.” Mantoni fu perentorio ma il suo interlocutore non realizzò subito cosa potesse interessare tutto questo al Presidente di Lega, il quale si trovava allo stadio ed era rintracciabile solo via cellulare. “Mi fornisca il numero allora, non c’è un attimo da perdere” tagliò corto Mantoni. Il cielo sullo stadio da qualche minuto non era più sereno: prima erano comparsi degli altocumuli, ora verso nord l’orizzonte si stava tingendo di nero. Il sole continuava però ad inondare il campo di luce e nessuno, preso com’era dall’evolversi della gara, fece caso alla mutazione meteorologica imminente. “Calcio d’angolo per il Milan, siamo al 27° minuto del primo tempo, reti inviolate tra Juventus e Milan qui a Novara ma partita molto combattuta ed avvincente...” “Manfredini, stai sul palo, Dolfini attento a Coretti...” Dopo aver dato le indicazioni Leconte riguadagnò la posizione centrale e attese il traversone. La palla percorse una traiettoria strana, ad effetto; il francese la vide scendere all’ultimo momento e non ebbe il tempo di uscire ad allontanarla di pugno. Vi fu allora una mischia, un batti e ribatti confuso, la folla si era alzata in piedi per seguire meglio l’evolversi dell’azione che sembrava non dovesse finire mai. “Sparala via..sulla fascia...occhio al secondo palo...via quel palloneee...non ci vedo, buttala dentro Ivan...” Ad un tratto Leconte vide il pallone in fondo alla rete ma gli sembrò che l’attaccante milanista avesse toccato il pallone con il braccio prima di scagliarlo in porta e corse in direzione dell’arbitro. “ma non l’hai visto? L’ha sistemata col braccio, si è aiutato con il braccio, chiedi almeno al tuo collaboratore”. L’arbitro seguitava ad indicare il centrocampo, ignorando la protesta di Leconte.. “Per fare l’arbitro non bastano due occhi, bisogna averne otto e lei non era piazzato bene per giudicare” Il direttore di gara si girò di scatto ed intimò a Leconte di tacere: “la strada per gli spogliatoi è breve Leconte, stia attento...” “....il Milan è in vantaggio; l’attaccante del Milan Ivan Balestra ha mandato la sfera ad infilarsi nell’angolino basso alla sinistra di Leconte.” Il boato per il goal fu così forte che coprì il trillo del videocellulare del Presidente di Lega. Mantoni ci riprovò subito dopo mentre Zani gli fece notare che ormai non c’era più un minuto da perdere: su Ghemme stava cadendo una grandinata devastante con chicchi grossi come palle da tennis. “Pronto, chi? Cosa vuole scusi- il Presidente si mostrò scocciato- ma sta scherzando vero? Vuole che io sono faccia sospendere la partita per un temporale? Dovrei sentire il questore per una decisione del genere e c’è un precedente nefasto in merito. Guardi Mantoni, se vuole cercare uno scoop per la sua Tv vada altrove e lasci in pace il calcio. Qui c’è il sole e non c’è alcuna traccia di temporale e tantomeno di grandine.” “Ma perchè lei ha la visuale rivolta verso sud, non può nemmeno immaginare che razza di mostro stia avanzando verso lo stadio e...” Mantoni si interruppe, si voltò verso i suoi collaboratori e disse sconsolato: “ha riattaccato”. “Che facciamo Dennis?” Fernanda gli mise una mano sulla spalla in segno d’affetto. “Non ci resta che sentire Ferri.” Sentenziò Dennis. Intanto il primo tempo si chiuse con il Milan in vantaggio. Le squadre rientrarono negli spogliatoi mentre una scia nerastra di nubi oscurò il sole e rotolò nel cielo sopra Novara. Per un istante anche il canale sportivo inquadrò la massa temporalesca incalzante. “E’ la nube a mensola, la shelf cloud-osservò Zani- sembra ben delineata- segnala la tipica turbolenza in quota. Da qui in poi restano solo una manciata di minuti all’arrivo dei fenomeni. La brutta notizia è che la cellula seguita ad aspirare aria calda ed umida davanti a sè, l’asse del temporale è obliquo, l’aria fredda non ha ancora invaso il campo e quando lo farà.... Insomma: è una gran brutta bestia!” Dennis nel frattempo si era messo in contatto con il Ministro. “Ormai è tardi per sgombrare lo stadio, nessuno abbandonerebbe gli spalti per una simile notizia, la folla è imprevedibile, potrebbero anche tentare un’invasione di campo, Ora darò disposizioni al questore affinchè favorisca un rapido deflusso degli spettatori in caso di peggioramento della situazione ma siamo in un vicolo cieco, lei doveva chiamarmi prima Mantoni, come mai ha atteso così tanto? ” chiese Ferri indispettito. “Non ero sicuro signor Ministro, solo il nostro modello mi dava questa evoluzione estrema.”. “Ho capito...Non ci resta che seguire la situazione minuto per minuto.” Concluse Ferri, quasi rassegnato al peggio.: Negli spogliatoi della Juventus il mister provò a stimolare la squadra. “Abbiamo 45 minuti ragazzi, solo 45 minuti per rimetterci in corsa, voglio che proviate a sfruttare meglio le fasce laterali e mettiate più palloni a disposizione delle punte. Il loro portiere non è irresistbile, provate anche qualche conclusione da lontano, specie tu Dolfini che hai un buon tiro. Un’altra cosa: vi voglio vedere determinati! Chiaro? Dico anche a te Falconetti!” Il richiamo pubblico del mister che l’aveva sempre stimato ferì ulteriormente Giuliano che si sentì crollare il mondo addosso quando, al rientro in campo, vide che il suo naturale sostituto Cattaneo, scaldarsi ai bordi della panchina. Pochi minuti dunque, pochi minuti per dimostrare che Falconetti poteva dare ancora qualcosa a questa maglia. La partita riprese sotto un cielo che prometteva tempesta. In redazione intanto Dennis e Fernanda saltavano da un monitor all’altro: seguivano contemporaneamente la partita e la rapida progressione del temporale. Al rientro in campo Giuliano alzò gli occhi verso la tribuna e vide Connie che lo salutava, ricambiò alzando il braccio sinistro, incrociò lo sguardo con quel mastino di Koller, il difensore centrale del Milan, che accennò ad un sorriso di scherno. Il cielo sopra lo stadio intanto si era ulteriormente oscurato. La prima azione d’attacco della ripresa fu impostata dalla Juventus. “Falconetti ha riconquistato un pallone a centrocampo, l’ha scambiato con Manfredini che ora glielo restituisce all’altezza dei 25 metri...” Giuliano avanzò con decisione palla a terra, vide un compagno smarcarsi sul vertice sinistro dell’area di rigore ma lo ignorò; decise per lo slalom solitario: “posso entrare in quella maledetta area, eccome se posso”. Sentì il fiato puzzolente di un avversario sul collo, finse allora di spostarsi a destra, la finta sbilanciò Brambilla che cadde a terra; Giuliano raggiunse così il dischetto del rigore; gli restava Koller da superare. Era un pò a corto di fiato e tentò la fortuna: il tunnel. Non potè credere ai suoi occhi quando si vede tutto solo davanti al portiere con il pallone da scagliare in rete senza pensarci due volte. “Appoggiala piano Giuliano, non spararla di potenza, appoggiala piano”, Queste parole dell’allenatore gli ronzarono nelle orecchie in quella frazione di secondo. Il pallone andò dolcemente a gonfiare la rete e Giuliano si abbandonò ad una scivolata liberatoria sul’erba senza dir nulla. In un attimo fu sommerso dagli abbracci dei compagni. Il più commosso era Leconte che gli prese il volto tra le mani e lo guardò fisso negli occhi, rigati dalle lacrime per la commozione. “Un goal capolavoro di Falconetti che porta la Juventus in parità qui a Novara...” così lo speaker commentò la prodezza di Giuliano. Dennis si lasciò coinvolgere per qualche secondo dall’evolversi emozionante della partita ma Zani lo toccò con un dito sulla schiena e gli disse: “tra un attimo su quello stadio si scatenerà l’inferno. Il fronte di raffica è imminente e produrrà vento anche sin oltre i 100 orari...La vedo male...” Un tuono lontano segnò la ripresa delle ostilità. “Vediamo che il Milan si accinge a battere un calcio di punizione sulla ¾ di campo juventina. Proprio in questo momento però una raffica di vento violentissima ha investito il campo di gioco; sembra debba scatenarsi da un momento all’altro il temporale primaverile, le cui avvisaglie si erano fatte notare alla fine del primo tempo”. Per quasi un minuto non si potè riprendere la partita: si sollevò molta polvere, cadde una delle bandierine poste all’altezza dei vertici del campo di gioco; i tifosi sugli spalti si strinsero nei loro giubbotti, quasi nessuno aveva pensato alla cerata o ad un ombrello, niente qualche ora prima dell’incontro poteva far pensare ad una simile evoluzione meteorologica. Il gioco finalmente riprese, Manfredini intercettò il pallone milanista e lanciò Falconetti. Giuliano controllò la palla con classe, era in pieno furore agonistico, un giocatore trasformato, un uomo ritrovato. “Devo puntare la porta, costi quel che costi, quel tedesco mi abbatterà ma devo correre il rischio” Koller questa volta gli si fece incontro e lo atterrò con una vigorosa spallata. “Bastardo!” gridò Connie dagli spalti. Il gioco riprese mentre dal cielo caddero i primi goccioloni. “La Juventus sta per battere questo calcio di punizione al limite dell’area. Se ne incarica Falconetti; siamo circa ai 22 metri, prende un’adeguata rincorsa, tutto è pronto...” In quel momento si udì un’ incredibile esplosione con epicentro sul settore di campo dove si stava battendo la punizione. Era caduto un fulmine di inaudita violenza. Per diversi interminabili secondi si udì solo il lento spegnersi del tuono; gli spettatori attoniti non avevano ancora realizzato cosa fosse accaduto. Anche le telecamere non erano riuscite a restare fisse sui giocatori. “Mio Dio...” furono le uniche parole che riuscì a proferire Dennis quando fu nuovamente inquadrata la porzione di campo investita dalla scarica elettrica. Almeno due giocatori giacevano inermi al suolo, altri facevano qualche passo nell’erba tenendosi a stento sulle gambe e in evidente stato di choc... Volete conoscere il seguito? Allora leggete APOCALISSE ROSSA, il meteo-thriller di Alessio Grosso edito da Mursia.

Autore : Report redazione

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