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Se il tempo prende una piega... la tiene 60 anni

Interessante studio completato dal Prof.Mazzarella, dell'Univesità di Napoli, e dal Dott. Scafetta della Duke University su uno degli indici più importanti del tempo europeo, la NAO.

In primo piano - 7 Settembre 2012, ore 09.19

 Tante volte ce lo siamo chiesti, altrettante volte abbiamo noi stessi impostato una ricerca per giungere ad una conclusione e capire se il famoso indice NAO, ossia l'oscillazione nord-atlantica, abbia una periodicità e di quale ampiezza temporale. La mancanza di osservazioni sistematiche e di dati standardizzati ha però reso difficile il lavoro e tutto è rimasto in sospeso.

Fortunatamente ci hanno pensato per noi due importanti ricercatori, il professor Adriano Mazzarella, direttore dell’Osservatorio Meteorologico dell’Università di Napoli, e il Dr. Nicola Scafetta, ricercatore della Duke University. L'indice NAO, giusto per fare chiarezza, è un'oscillazione ad alta frequenza che individua le differenze della pressione atmosferica al livello del mare tra il comparto settentrionale dell'Atlantico e quello al largo delle coste portoghesi

In altre parole l'indice ci suggerisce un andamento complessivo della circolazione atmosferica sul Paesi dell'Europa occidentale e anche sull'Italia: quando assume segno positivo gli anticicloni subtropicali risultano più sbilanciati verso il Mediterraneo accompagnandosi dunque a periodi di tempo bello stabile, mentre un segno negativo identifica un abbassamento della Corrente a Getto polare con tanto di perturbazioni all'assalto del Mare Nostrum.

Ebbene, l'oscillazione ad alta frequenza è quella che si identifica in ambito stagionale, con l'estate che vede prevalere il segno positivo e l'inverno quello negativo. In realtà però è stato accertato che l'oscillazione avrebbe anche un andamento pluridecennale e precisamente sessantennale. Il calcolo è stato portato a termine tramite l'analisi di diverse serie di dati di prossimità raccolti in Europa, procedimento che ha permesso ai ricercatori di ricostruire l'andamento dell'oscillazione fin dal 1650.

Visto in tale ottica anche l'indice NAO può essere immesso e utilizzato quale spia dei cambiamenti climatici avvenuti in Europa, aggiungendo un tassello, per ora solo teorico, ma pur sempre quale primo passo verso gli approfondimenti numerici del caso, a conferma di quale peso abbiano le oscillazioni naturali sull'andamento del clima anche su periodi relativamente brevi.

A tal proposito segnaliamo che, anche in base allo studio condotto, tra il 1970 e il 2000 l'indice NAO si è trovato prevalentemente in terreno positivo, alimentando così gli effetti del riscaldamento climatico in territorio europeo. Ora il trend è invece proiettato verso un lungo ma lento calo. Non ci rimane che pazientare e vedere un giorno, se ci sarà concesso, quali saranno le conseguenze.


Autore : Luca Angelini

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