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SCI in crisi: è anche colpa del cambio climatico! Il caso CANTON TICINO

Allarmanti le notizie che arrivano dal Canton Ticino.

In primo piano - 12 Marzo 2005, ore 09.37

Rivera. Canton Ticino. (Il calciatore non c'entra nulla). Un'ora da Milano, il posto migliore per praticare lo sci la domenica senza trovare code e con un panorama favoloso. Un ottimo pranzetto al ristorante, una domenica tranquilla in mezzo alla natura. Quest'anno la sorpresa, le cabinovie del Tamaro non sorvolano più l'autostrada nazionale uno: al Tamaro non si scia più, solo attività turistica estiva. E' la riprova di una pratica sportiva che fa segnare indubbiamente una crisi di identità. Sciare piace sempre meno perchè al sud delle Alpi c'è sempre meno neve, ma sopratutto perchè sciare costa, sciare vuol dire patire il freddo, far fatica; le mete esotiche ormai d'inverno sono supergettonate e a risentirne è il turismo alpino. Il paesaggio brullo, senza quella bella copertura nevosa costante che, nell'immaginario collettivo, dovrebbe sempre ammantare le località alpine, scoraggia ancora di più. Si va in montagna anche per fotografare, scendere con il bob, lanciarsi le palle di neve, non sciare su una lingua bianca, magari artificiale e riportata. Analizziamo il caso Ticino citando alcuni passaggi di una importante relazione dell'Università di Lugano: "La situazione economica delle stazioni turistiche che fanno capo a impianti di risalita si è fatta negli anni vieppiù preoccupante. Gravi problemi finanziari ne stanno pregiudicando la sopravvivenza. Per questo motivo, da alcuni di anni si sta procedendo a sistematici e progressivi risanamenti. Le origini dei problemi che oggi l’autorità cantonale in prima persona si trova ad affrontare nell’ambito della politica di sostegno alle regioni di montagna (misure di politica regionale e misure di politica turistica) risalgono ai primi anni 1990. In quegli anni, le principali stazioni turistiche con impianti di risalita si sono viste praticamente costrette a procedere a interventi di ristrutturazione e di potenziamento delle proprie strutture, pena l’alternativa di cessare l’attività. Gli impianti, costruiti negli anni 1960 o anche prima erano ormai obsoleti dal punto di vista tecnico e della sicurezza e la loro ristrutturazione veniva imposta dalle autorità federali. La pianificazione degli interventi di sostegno finanziario del cantone ai progetti di ristrutturazione e di potenziamento è avvenuta attraverso lo stanziamento di sussidi e prestiti. La maggior parte degli investimenti si è concentrata nelle imprese con attività prevalentemente invernale (62%), quindi nelle valli (Leventina, 37%, Maggia, 15%, Blenio 10%)". La volontà di non rinunciare all'offerta turistica invernale nelle principali stazioni invernali esistenti attualmente. E' priorità del Cantone mantenere attivi gli impianti di AIROLO, al Gottardo, CARI', Campo Blenio, Nara e Bosco Gurin. Il San Bernardino fa invece parte del Canton Grigioni: quell'impianto vive in alternanza anni di magra e anni di vacche grasse a seconda della bontà delle nevicate, tenendo conto che non esiste un impianto di innevamento artificiale nella zona. La natura estremamente sassosa del terreno porterebbe a costi eccessivi per mantenere innevate le piste. Drammatica la situazione del Monte Lema, non più finanziato, così come il TAMARO e Cardada. Tutto punta al periodo estivo, lì rientra allora nuovamente il Tamaro ma anche la funicolare del RITOM, il Lema e il Generoso. L'Università di Lugano attribuisce la crisi ad una generale disaffezione della pratica degli sport invernali, ad eccezione dello snow-board, alla diminuzione dell'innevamento con un clima che penalizza sempre di più il sud delle Alpi, con l'alto costo delle tariffe e il mancato potenziamento delle strutture recettive alberghiere. Inoltre manca la pubblicità in Lombardia, che si limita a promuovere i grandi centri commerciali del Sottoceneri; anche il mito di Andermatt, in Canton Uri, oltre Gottardo sembra tramontato per gli italiani, che preferiscono le code della bergamasca dove si praticano prezzi un po' più bassi alle piste ticinesi e al caro "franco". E' poi opportuno realizzare quelle infrastrutture che anche in mancanza di un innevamento abbondante attirino la clientela: palaghiaccio, negozi, boutique, piccoli musei, pizzerie, escursioni con racchette da neve, piste di bob. Il problema più grave resta però quello della mancanza di neve: investire sui cannoni è ormai prioritario, l'industria dello sci non deve arrendersi, salvare la pratica dello sci è fondamentale per il turismo invernale non solo elvetico, ma anche nazionale. E' vero anche che non si deve generalizzare: nelle principali stazioni sciistiche alpine italiane, specie in Trentino-Alto Adige si è fatto veramente di tutto per non deludere il turismo, purtroppo però non tutte le regioni godono di una situazione così fortunata: emblematico il caso Piemonte.

Autore : Alessio Grosso

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