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Sbalzi termici a 3500 metri, apprensione ingiustificata sul Monte Bianco

La nuova stazione di rilevamento installata a 3450 metri sul Ghiacciaio del Gigante nel massiccio del Monte Bianco ha registrato sbalzi termici di oltre 30°C in poche ore ed è subito scattato il solito sterile allarmismo

In primo piano - 13 Marzo 2008, ore 10.34

Hanno creato sconcerto le rilevazioni fornite dalla nuova stazione meteorologica installata ai 3500 metri di Punta Helbronner, sul versante valdostano del Monte Bianco, sopra a Courmayeur. La stazione di rilevamento, installata per l'esattezza sul Ghiacciaio del Gigante a cura dell'Università di Milano e dal Comitato Ev-K2-Cnr, fa parte di un progetto finanziato da Osram nell'ambito di uno studio sui cambiamenti climatici in alta quota. Dopo una serie di settaggi le apparecchiature hanno regolarmente preso servizio fornendo i primi dati sull'andamento climatico dell'ultima parte dell'inverno. La contingente situazione meteorologia del periodo in esame ha dato però subito lo spunto per gettare senza motivo nuova benzina sul calderone del riscaldamento globale. I risultati dei rilevamenti sono infatti coincisi con la prolungata presenza di una configurazione anticiclonica subtropicale culminata negli ultimi giorni di febbraio durante i quali la subsidenza in alta quota(discesa dell'aria dalle alte quote con compressione e riscaldamento), unitamente alle inversioni termiche dei fondovalle, ha gettato un alone di apprensione decisamente fuori luogo. Durante questo periodo infatti (in particolare tra il 23 e il 24 febbraio) le temperature massime diurne a 3450 metri hanno oscillato tra i +3°C e i +8°C. Al di là di un improbabile errore strumentale o della particolare collocazione dei sensori, il dato in sè rivela la presenza di aria alquanto mite in quota di concerto con una notevole subsidenza causata dalla compressione dell'aria indotta dalla potente cellula di alta pressione. La sorpresa degli "addetti ai lavori" si è anche concentrata sulla repentina discesa dei valori termici avvenuta ad iniziare dal giorno 1° marzo. Se andiamo ad analizzare la situazione meteorologica di quei giorni notiamo l'arrivo di una massa d'aria più umida e instabile che causò l'allontanamento dell'anticiclone e dunque la distruzione sia della subsidenza che delle inversioni termiche, unitamente ad infiltrazioni di aria più fredda in quota. I venti infatti rinforzarono notevolmente su tutto il Paese tanto che sulla pianura Padana si verificò anche un notevole effetto favonico dovuto proprio allo scavalcamento delle creste alpine da parte di questa nuova e più fresca massa d'aria proveniente dall'Atlantico. Ecco dunque il termometro scendere in poche ore dai +8°C ai -22,5°C rilevati alle otto del mattino e ai -22,8°C misurati in serata e l'impennata dei valori termici nei fondovalle percorsi dal foehn. Stiamo parlando dell'alta montagna non dimentichiamocelo. Nessun evento eccezionale dunque, ma solo una situazione del tutto normale ben conosciuta da chi frequenta assiduamente l'ambiente d'alta quota.

Autore : Luca Angelini

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