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Rischio idrogeologico: quando l'Italia si mostra in tutta la sua fragilità

Il rischio idrogeologico in Italia è sempre un problema drammaticamente attuale e regolarmente eluso.

In primo piano - 3 Ottobre 2009, ore 08.42

Una riflessione che fa rabbia: in Italia come o più di altri Paesi, più o meno sviluppati, si ignora o si dimentica spesso il rischio sismico-vulcanico-idrogeologico connesso al nostro territorio, salvo ricordarsene temporaneamente in corrispondenza di quegli avvenimenti definiti dai media "catastrofici". L'informazione in questi casi è preda del sensazionalismo e del fatalismo ma il problema è a monte ed è innanzitutto culturale. Le leggi, poche e spesso incomplete, che tutelano veramente il territorio e le sue fragilità (in Italia pari a circa il 70-80%), sono quasi sempre stupidamente aggirate dalla popolazione con astuzie anche governative (pensate ai condoni per l'abusivismo) che risultano poi controproducenti per chi lo occupa o lo vive. E' inutile parlare se poi si costruisce negli alvei o le golene fluviali o sopra pendii in frana, sui costoni vulcanici o ignorando le più elementari norme antisismiche. Bisogna investire nella prevenzione, abolendo la prassi dei condoni edilizi e censire le zone e le abitazioni in funzione del rischio, certificandolo e responsabilizzando gli amministratori pubblici e privati (a proposito che fine ha fatto il fascicolo di fabbricato?). Forse non tutti sanno che un evento alluvionale importante può ricorrere con una frequenza tale, ogni 100 o 200 anni, che se si vive nella zona potenzialmente interessata dallo stesso prima o poi si paga dazio. La fatalità quasi mai è causa di disastri. E' l'ignoranza e l'incuria che causa sciagure con la complicità di istituzioni spesso non attente alle problematiche idrogeologiche. In Italia si può fare moltissimo sul territorio in termini di bonifiche o almeno sulla prevenzione mirata al cittadino; ad esempio in analogia a chi vive ai piedi di un vulcano attivo (Vesuvio, Stromboli) il quale è informato ed a è conoscenza di un piano di evacuazione organizzato con preavviso in caso di eruzione, proporrei per quei fenomeni senza o a basso preavviso (frane, inondazioni, e vis dicendo) di fornire alla popolazione almeno un'informativa preventiva mirata che indichi casa per casa quale sia la soglia minima di allarme a cui il cittadino deve prestare attenzione in caso di fenomeni metrologici intensi; questo potrebbe salvare la vita a molti anche se magari non i beni (auto, casa). Sarebbe già molto e non costerebbe quasi nulla. E spesso con gli anni la "memoria storica del rischi" scompare con i racconti dei nostri nonni, fino al prossimo disastro. Fa rabbia per chi lavora sul territorio sentirsi ridere in faccia ogni qualvolta si fa presente il rischio di quello o quel sito perchè non interessa proprio in quanto rischio potenziale che "chissà quando si verificherà", anche se purtroppo è CERTO che si verificherà come il recente sisma in Abruzzo. Figuriamoci poi se parliamo di rischio sismico o addirittura di tsunami causato da frane sottomarine peraltro già successe in epoche preistoriche anche nel tirreno. Noi geologi come categoria figuriamo spesso come "cassandre" o tutto al più come grilli canterini da lasciare spesso inascoltati da tutti. Non è un caso poi che nella voce di spesa finanziaria di tutti i governi succedutesi in Italia l'ultimo misero capitolo si riferisca sempre agli investimenti da fare sul territorio; ne è conseguenza paradossale di fatto che non facendo interventi di prevenzione sul territorio si potenzi solo il soccorso di protezione civile, peraltro ormai molto efficace, ma che comunque proprio per come è concepito, può arrivare solo dopo l'evento, spesso disastroso in termini di vite umane. Tutta la mia solidarietà alle vittime delle recenti alluvioni in Sicilia e del terremoto d'Abruzzo. Dott. Geol. Dario Belegni

Autore : Dott. Geol. Dario Belegni, adattamento Luca Angelini

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