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Riscaldamenti stratosferici e super inverni

Il riscaldamento salito in sede stratosferica si propagherà entro la fine del mese verso le quote inferiori convergendo alle latitudini polari e subpolari. Il modello europero dell'Università di Reading ci crede, gli Americani sono più scettici.

In primo piano - 17 Gennaio 2013, ore 09.36

 In attesa di un gelo ancora molto in forse, prendiamoci il freddo, quello serio. L'inverno sbarazzatosi dagli anticicloni può ora dar fondo a tutte le sue potenzialità e, quando ciò accade, anche in Italia la neve e il freddo non faticano a guadagnare porzioni di territorio via via più ampie.

Osservazione: già lo scorso dicembre su diverse regioni del nord l'inverno aveva fatto la sua comparsa in grande stile. Oggi, a differenza di allora, si parla di eventi partiti dalla stratosfera. Beh, fatto salvo il fatto che per essere inverno non è necessario che avvengano sconvolgimenti nella stratosfera polare, è anche vero che qualora prendano forma anomalie lassù sui cieli del Polo Nord, l'inverno può ingranare una marcia in più.

In particolare, quel periodo dell'anno compreso tra gennaio e febbraio è di solito particolarmente vulnerabile ai riscaldamenti stratosferici. Il fenomeno, noto come "stratwarming", è salito alla ribalta del grande pubblico in quel famoso inverno del 1985. Adesso, rispetto ad allora, con il sofisticato monitoraggio satellitare siamo riusciti a comprendere almeno in parte quel meccanismo che nel pieno dell'inverno, quando il vortice polare registra le temperature più basse dell'anno, può fare la differenza.

Il fenomeno è stato anche studiato nelle sue varie sfumature caratteristiche, quindi è stata proposta una classificazione tecnica tesa ad individuare le conseguenze d'impatto sul cuore delle vicende meteorologiche che pulsano nella sottostante troposfera. Questo preambolo per fare il punto sulla situazione attuale: senza entrare in complicati dettagli tecnici, notiamo in modo particolare che il modello deterministico ECMWF, elaborato all'Università di Reading, simula una continuità fisica tra i piani stratosferici e quelli a bassa quota e crede nel gelo, magari non proprio sull'Italia intera, ma sicuramente sull'Europa e fino alle porte del nostro Paese.

Un po' più discordante la simulazione globale proposta dal modello americano Global Forecast Sistem che vede comunque un anomalia positiva della pressione (anticiclone) all'interno del Circolo Polare, dunque tanto freddo in viaggio verso le medie latitudini. Certo che un vortice polare spaccato (modello inglese), piuttosto che appena disturbato (modello americano), può fare la differenza. Può e sottolineiamo "può", significando che si tratta di una condizione necessaria ma non sufficiente affinchè il gelo arrivi anche a casa nostra.

Per il freddo ci siamo arrivati, e quella marcia in più? L'inverno è ancora lungo e tutto può succedere...


Autore : Luca Angelini

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