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REPORTAGE ESCLUSIVO: Le meraviglie della Lessinia (seconda parte)

Continua in nostro viaggio nella Lessinia, situata nell'alto veronese, tra antichi vulcani, preistorici ambienti marini e incontaminate foreste.

In primo piano - 30 Maggio 2007, ore 09.15

Giunti finalmente a Bolca, piccolo ma affascinante borgo nel comune di Vestenanova, raggiungiamo la Baita Cerato, gestita dall'omonima famiglia la quale possiede e gestisce i giacimenti fossiliferi della zona. Il paese di Bolca infatti sorge al centro di un complesso di antici vulcani, tra i quali il famoso Monte Purga, dove sono ben visibili le antiche colate laviche e i detriti eruttivi sui fianchi scoscesi della parte sommitale del monte, mentre nella parte bassa, affiorano strati rocciosi appartenenti a periodi geologici più antichi, quando su tutta l'area a sud dei Monti Lessini si estendeva un mare a carattere tropicale. Il giacimento a pesci e piante fossili di Bolca per varietà delle specie, qualità della conservazione e numero dei reperti è considerato il più importante deposito fossilifero del periodo Cenozoico a livello mondiale. La sua formazione risale all'Eocene, circa 50 milioni d'anni fa, quando la zona era occupata da un mare caldo e poco profondo adatto alla vita di molte specie tropicali. Sul fondo di quest'antico mare, si depositarono resti di piante e animali che vennero poi sepolti ed inglobati lentamente da fanghiglie calcaree, entro le quali a poco a poco si fossilizzarono. Con il passare dei millenni fanghiglie ed altri sedimenti si solidificarono, diventando dura roccia. Gli strati rocciosi, a loro volta, sotto le spinte di potentissimi movimenti della crosta terrestre, si sollevarono e s'innalzarono, dando origine alla Catena Alpina. Così dove un tempo c'era il mare oggi sorgono le montagne, che conservano al loro interno i pesci e gli altri organismi pietrificati. Dopo una vista al Museo di Bolca, dove sono custoditi esemplari unici e perfettamente conservati di pesci, piante di enorme valore scientifico si parte per l'escursione al giacimento fossilifero della Pesciara, situato a pochi chilometri dal centro abitato. Il giacimento, di notevole interesse paleontologico e geologico, che si snoda in cunicoli e gallerie, ha una struttura stratiforme dove ogni strato, dello spessore di 20-30cm, secondo recenti analisi, potrebbe conservare materiale organico e detritico depositatosi in un lasso di tempo nell'ordine dei 10.000 anni, con strette correlazioni alle ere glaciali e interglaciali. Di fronte alle decine di migliaia di fossili estratti dalla Pesciara, specialisti e visitatori si sono sempre chiesti quali siano state le cause della morte di tanti pesci e perché si siano conservati. Di norma, infatti, i pesci muoiono perché mangiati da altri animali (specialmente se non possono fuggire velocemente perché vecchi o malati) e quindi non lasciano alcuna traccia di sé. Per spiegare l'enorme quantità di ittioliti (pesci di pietra) trovati in queste rocce, bisogna dunque cercare qualche motivo fuori dal comune. Oggi prevale l'idea che un rapidissimo sviluppo d'alghe microscopiche abbia avvelenato improvvisamente le acque, facendo morire tutti gli animali che le abitavano. Questo fenomeno, oggi piuttosto frequente e detto delle "acque rosse" per il colore che fa assumere al mare, si sarebbe verificato ripetutamente a Bolca, in seguito ad improvvisi cambiamenti climatici, sterminando nel corso di millenni un’immensa quantità di pesci.

Autore : Redazione

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