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Report MeteoLive: l'Appennino chiude sotto metri di neve la quarta stagione d'oro consecutiva

Inverno 2005/06: più longevo e in alcuni casi addirittura più nevoso del suo predecessore; sul Subappennino Laziale ha scritto pagine di storia.

In primo piano - 25 Marzo 2006, ore 12.45

Ogni volta la stessa storia, da quattro anni consecutivi: innevamento da record o quasi, stagione nevosa localmente eccezionale, impianti sciistici aperti da Natale a Pasqua (o giù di lì) e, dulcisi in fundo, temperature mai al di sopra della media se non per brevi periodi. Eccolo il trend -se di trend si può parlare- degli ultimi quattro inverni appenninici. Ogni anno ci ritroviamo puntualmente ad argomentare di quanta neve sia scesa sulle nostre montagne peninsulari, commentando in maniera più che positiva una stagione fredda che sempre più regala grandi soddisfazioni ai suoi fans più accaniti, senza mai tradire le aspettative degli amanti degli sports bianchi. Certo, non per tutti le cose sono andate a meraviglia. Quest'anno a soffrire un po' di più, al contrario della scorsa annata, è stato l'Appennino meridionale. Ricordate gli accumuli storici di Piano Battaglia, Linguaglossa e Camigliatello Silano? Ebbene, quest'anno su queste zone è caduta meno neve, e oltretutto almeno un paio di sciroccate hanno avuto il loro peso negativo in materia di accumulo nivometrico. Ma diciamo anche che alla fine la neve per le località sciistiche del nostro Meridione non è mai mancata e che dunque anche per esse la stagione si è chiusa in maniera più che positiva. Non scordiamoci infatti che quello dello scorso anno era stato un inverno assolutamente eccezionale per queste zone. Sull'Appennino Settentrionale gli accumuli nivometrici hanno sfiorato i records dello scorso anno. A Cerreto Laghi lo scettro con i suoi 300cm di neve di picco massimo. Non male però nemmeno l'Abetone, il Cimone e il Corno alle Scale, tutte località con spessori abbondantemente superiori ai due metri. Anche Monte Amiata è quasi riuscito nell'impresa di imitare la gloriosa stagione passata: due metri a pochi passi dal Mar Tirreno non è certo affare di tutti gli anni! Più o meno lo stesso discorso si può fare per le montagne di Marche ed Abruzzo, versante orientale dell'Appennino centrale: meno neve rispetto al 2005, ma sicuramente innevamento più longevo quest'anno, visto che nello scorso inverno la neve arrivò solo dopo Natale e il disgelo iniziò già alla prima decade di marzo, nonostante nel mezzo ci fossero stati 33 giorni di neve consecutiva nell'entroterra sangrino. A proposito di entroterra sangrino, Roccaraso ha fatto il pieno con 350cm di neve, quasi quanta ne è caduta oltre i 3000 metri sul Ghiacciaio Presena, tra Lombardia e Trentino! Ma procedendo da queste zone verso l'interno, si nota come il paragone con la stagione fredda dell'anno 2004/05 tenda sempre più ad assottigliarsi, fino a palesare il netto "vantaggio" dell'inverno appena concluso quando si arriva ad analizzare il versante laziale. Qui, infatti, complici le reiterate correnti sud-occidentali che hanno caratterizzato la stagione, l'accumulo nevoso ha superato di gran lunga quello già di per sé importante nell'anno passato, arrivando a marcare i 3 metri e oltre in localià che mediamente ne vedono la metà nelle annate più fortunate. Parliamo di Selva di Cittareale, Terminillo, Livata-Monna dell'Orso, Campo Catino e Campo Staffi, località sciistiche laziali a poche decine di chilometri da Roma. Ma la straordinarietà di questa stagione invernale, per i versanti occidentali dell'Appennino Centrale, oltre che dall'accumulo nevoso, è stata data dalla longevità dell'innevamento. A fine novembre già un metro di neve ricopriva le piste di Ovindoli, mentre Forca Canapine viaggiava oltre i due metri già a Capodanno. A Campo Catino il record assoluto, con 440cm nel momento di massimo innevamento della stagione. Il disgelo, poi, è iniziato tardi rispetto ai tempi consueti, come dimostra anche il risveglio primaverile, ancora agli albori ad una settimana dal mese di aprile. Del resto, le temperature sotto la media del periodo registrate un po' ovunque nel mese di marzo hanno influito proprio sul prolungamento della stagione fredda in Appennino, specie sul settore centro-settentrionale. Non è un caso che Campo Catino e Campo Staffi, piccole località del Frusinate, a 100km dalla Capitale, abbiano fatto registrare il record di accumulo nivometrico di tutta l'Italia e dell'Europa occidentale tutta (a parità di altitudine)! Una piccola rivincita per queste piccole realtà, troppo spesso messe in ombra dalle grandi performances del più blasonato Campo Imperatore, e che dimostra come avvincente, clamoroso, variegato ed estremamente imprevedibile sia il clima italico.

Autore : Emanuele Latini

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