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Ramella risponde a Tozzi sull'effetto serra: "è un irresponsabile!"

I sette pregiudizi degli irresponsabili: come zittire chi non crede nell’effetto serra”. Così, lo scorso 17 maggio, La Stampa titolava un’analisi del geologo Mario Tozzi, volto noto di Rai3. Ma a doversi zittire è proprio Tozzi, che continua a spacciare per scienza la sua visione ideologica catastrofista. Da "Libero Mercato" del 22 maggio un articolo che svela le "Tozzate".

In primo piano - 24 Maggio 2007, ore 09.44

Riportiamo allora integralmente l'articolo dell'Ingegner Ramella. I veri irresponsabili sono Tozzi & Co. "I sette pregiudizi degli irresponsabili: come zittire chi non crede nell’effetto serra". Così, lo scorso 17 maggio, La Stampa titolava un’analisi del geologo Mario Tozzi, volto noto di Rai3. E’ assai curioso notare come, nell’aprire la lettura dei capi di imputazione a carico degli scettici, il nostro autore dia loro ragione su un punto fondamentale. Scrive infatti: "l'atmosfera della terra è stata molte volte più calda di quanto non sia oggi”. Già, è proprio così. Il problema è che, al di fuori di un ristretto numero di addetti ai lavori, pochissimi, anche fra i lettori del quotidiano torinese, ne sono consapevoli: non potrebbe d’altra parte essere diversamente dopo che costoro hanno letto per anni di riscaldamento globale senza precedenti, dell’estate più calda di sempre e così via allarmando. Ancora più interessante è forse notare, ma questo nell’articolo non si trova, che i due periodi più recenti durante i quali sono state registrate le più elevate temperature sulla Terra, rispettivamente intorno a mille ed a cinquemila anni fa, vengono definiti dai climatologi come “ottimo climatico medievale” e “ottimo climatico dell’Olocene”. Sembra quindi di potersi dedurre che si stava meglio quando faceva più caldo. Ma, prosegue Tozzi nella sua disamina, mentre nel passato il riscaldamento era di origine naturale, oggi il colpevole sarebbe identificato, al di là di ogni ragionevole dubbio, nelle emissioni di anidride carbonica causate dall’uso di combustibili fossili, cui dovrebbe essere attribuito il 95% dell’attuale riscaldamento climatico globale. In realtà, tale affermazione è un’ipotesi scientifica e nulla più. Per poter conosce! re con certezza il contributo delle emissioni umane al riscaldamento dovremmo infatti aver definito qual è ruolo giocato da tutti i fattori che influiscono su di esso. Tanto per citarne alcuni: flusso di raggi cosmici, orbita terrestre intorno al sole, campo magnetico terrestre, movimenti tettonici, eruzioni vulcaniche, circolazione delle acque oceaniche, salinità degli oceani, quantità di vapor acqueo in atmosfera, nubi, variazioni naturali dei gas presenti in atmosfera, incendi naturali e industriali, emissione di aerosols, ecc. E dovremmo essere in grado di spiegare e ricostruire i cambiamenti passati del clima. Siamo ancora molto lontani da ciò; d’altra parte non c’è da stupirsi essendo la climatologia una scienza relativamente giovane e, fino a pochi anni fa, scarsamente frequentata. L’unica cosa che sappiamo con certezza è che, se anche tutte le emissioni antropiche venissero annullate, il clima continuerebbe a modif! icarsi in modo imprevedibile e spesso drammatico. Non è un caso se nei giornali scientifici continuano ad essere pubblicati articoli che mettono in dubbio la rilevanza sull’evoluzione del clima delle emissioni di CO2: da ultimo, un paio di mesi fa, un articolo scritto da due scienziati cinesi secondo i quali, se la concentrazione di gas serra in atmosfera dovesse essere stabilizzata come si prefiggono le politiche di mitigazione, la terra andrebbe incontro nel prossimo ventennio ad un raffreddamento. Per avvalorare il ruolo predominante delle emissioni antropiche nel riscaldamento del pianeta, Tozzi sottolinea più avanti come la parte più importante del riscaldamento nell’ultimo secolo sia avvenuta dal 1950 in poi. I dati però ci dicono che nello scorso secolo si sono registrati due periodi di crescita della temperatura simili per durata ed intensità: quello tra il 1965 ed il 2000, che ha fatto segnare un + 0,63 °C, e quello ! compreso tra il 1910 ed il 1940, prima che la concentrazione di gas serra cominciasse a salire, con un +0,45 °C. E, per quasi trent’anni, coincidenti con la prima fase di forte crescita economica dei Paesi occidentali, la temperatura ha registrato una riduzione di 0,2 °C. Gli scettici poi avrebbero torto nel sostenere che “aderire al protocollo di Kyoto è inutile e costa troppo” come recita il quarto capo di accusa. Se però si leggono le argomentazioni portate a sostegno di questa tesi si può facilmente dedurre come Kyoto, se non inutile, sia sostanzialmente irrilevante. Per citare ancora le parole dell’autore: “per contare su qualche risultato ci vorrebbe una decurtazione [delle emissioni] del 60%” mentre Kyoto, se venisse rispettato alla lettera, porterebbe ad una riduzione di qualche punto percentuale che si tradurrebbe in un minor incremento di temperatura al 2050 rispetto allo scenario tendenziale di un impercettibile decimo di grado. Quanto ai costi, la maggior parte degli economisti concorda nel sostenere che sarebbero di gran lunga superiori ai benefici: lo studio forse più completo, quello di William Nordhaus di Yale, stima essere i primi superiori di otto volte ai secondi. Kyoto può essere paragonato ad una medicina che riduce una febbre (che non siamo neppure certi di avere) di pochissimo ma ci provoca spiacevoli effetti collaterali. Meglio tenersi la febbre. A Tozzi sembra poi sfuggire la profonda differenza che sussiste fra risparmi di energia (e di emissioni) conseguiti con scelte autonome da parte delle aziende che comportano una ricaduta economica, oltre che ambientale, positiva e quelli imposti dallo stato con sussidi e divieti come ad esempio nel caso in cui si produca energia con pannelli fotovoltaici invece che con una centrale a carbone; questi ultimi, a differenza dei primi, comportano un evidente costo economico essendo necessario spen! dere più soldi per produrre la stessa quantità di energia. Per chiudere, una breve nota sull’autore. Se non ricordiamo male, in una sua trasmissione televisiva di qualche anno fa si affermò, con tanto di simulazione grafica, che Milano alla fine del 2100 avrebbe potuto essere sommersa per via dell’aumento del livello dei mari indotto dal riscaldamento globale. Orbene, Milano è posta a circa 120 m sopra il livello del mare; in base alle previsioni dell’IPCC il livello del mare potrebbe aumentare entro questo secolo di circa 60 cm, ossia duecento volte di meno di quanto prospettato in quella trasmissione. E’ come se un commentatore economico sostenesse in tutta serietà che il tasso di inflazione in Italia nel 2008 sarà non il due ma il 400%. Che credibilità avrebbe costui? Ma, quando si parla di ambiente, sembra che tutto sia permesso.

Autore : Francesco Ramella

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