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Quest'anno si è formato l’anticiclone russo?

Il grande anticiclone quest'anno è una realtà, ma si trova ancora troppo lontano dai confini europei per portare il gelo delle steppe russe fin sul Mediterraneo.

In primo piano - 17 Dicembre 2004, ore 13.56

L’anticiclone Russo-Siberiano, spesso soprannominato “Orso” dagli appassionati, è sempre stata una delle figure più attese durante la stagione invernale, perché è il sintomo più evidente di un esteso e deciso raffreddamento delle steppe siberiane, della formazione quindi di un serbatoio di gelo efficacissimo quando venti dalla Russia investono l’Europa. Si tratta infatti di una figura di alta pressione termica, che si forma per il peso dell’aria fredda che ristagna al suolo nelle zone continentali che si trovano lontane dal raggio d’azione delle depressioni oceaniche. L’ultimo episodio che ha visto l’Orso russo protagonista si è verificato ben 8 anni fa, in occasione delle festività natalizie del 1996, quando la nostra Penisola fu investita da gelo intenso ed in un secondo tempo da nevicate copiose fino in pianura; in seguito la grande figura di alta pressione è completamente scomparsa dalla scena, a parte brevi apparizioni fra la Mongolia e le Repubbliche Russe poco più a nord. Quest’anno l’anticiclone sembra in effetti aver ritrovato le antiche energie; non sono in realtà presenti valori di pressione eccessivamente alti fra Mongolia e Steppe Siberiane, tuttavia il campo di pressioni livellate, quello che delimita il raggio di azione della figura di alta pressione, è ampio diversi milioni di chilometri quadrati; su queste zone la temperatura negli ultimi giorni non ha mai superato i –35, –40°C, con punte fino a –54°C nel cosiddetto “Polo del Freddo”, in Yacutia, la zona più fredda dell’Emisfero Nord per antonomasia. Insomma il carburante di gelo siberiano quest’anno è pronto per riversarsi in direzione dell’Europa, tuttavia si trova ancora troppo lontano dai confini bielorussi e polacchi per poter essere agganciato dalle perturbazioni atlantiche; di conseguenza almeno per adesso l’aria fredda delle steppe russe non verrà a farci visita.

Autore : Lorenzo Catania

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