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Quello che NON Vi dicono: Penisola Antartica, dove il ghiaccio scivola in mare, anche per isostasia

Imponenti distacchi di iceberg e fronti glaciali disgregati dal moto ondoso, fanno della Penisola Antartica un luogo ideale per testimoniare l’agonia del Polo sud; in realtà alle tante spiegazioni in controtendenza si aggiunge anche il fenomeno isostatico.

In primo piano - 19 Agosto 2010, ore 09.10

Immagini e filmati di fronti glaciali che si disgregano e crollano tra le onde, enormi iceberg alla deriva di fronte a coste brulle e aride, dove otarie e pinguini sembrano scambiarsi l’ultimo saluto prima dell’ecatombe finale, quando il nemico comune non si chiama più “orca”, ma Global Warming, sono il biglietto da visita di una delle ultime regioni a basso tasso di contaminazione umana del mondo: la Penisola Antartica.

Già da tempo numerosi scienziati e ricercatori si sbracciano per il falso allarme provocato da passionali documentaristi e sprovveduti paparazzi dell’ambiente, sullo stato di salute dei ghiacci del continente antartico. Le rilevazioni, ormai trentennali, parlano di un aumento della coltre glaciale, sia come estensione che in spessore, sebbene quest’ultimo con modalità diverse nelle varie zone del continente bianco.

Dalla Penisola Antartica emerge una situazione molto più delicata, con scarso equilibrio e dinamiche molto più complesse. È una regione notoriamente molto attiva da un punto di vista tettonico, ma anche il risvolto vulcanico è ben rappresentato, con tutte le conseguenze del caso, sia sulla coltre glaciale più interna, che sulle lingue di ghiaccio che si allungano verso l’oceano. La sua posizione intermedia dal punto di vista della latitudine, la rende soggetta a cambiamenti più repentini e radicali del resto del continente antartico, sia stagionali che su periodi più corti, con le temperature che non di rado scavalcano il limite dello 0°C.

Non dimentichiamo inoltre la sua estensione nord-sud che, come una lama, affonda nella corrente circumpolare antartica e divide i due più grandi oceani terrestri. Un’area questa, battuta da correnti atmosferiche a regime e intensità quasi extraterrestri. A rendere la situazione ancora più complessa e vulnerabile emerge un altro fattore: l’isostasia (vedi articolo correlato). Un fenomeno, noto da quasi un secolo per molte aree dell’emisfero boreale; ma che da qualche anno, grazie anche a rilevazioni satellitari e strumentazioni tecnologicamente adeguate, è stato individuato anche in parte dell’Antartide e, sorpresa delle sorprese, soprattutto sulla Penisola Antartica e porzione adiacente il Mare di Ross.

Gli aggiustamenti isostatici post-glaciazione, ossia a seguito dello scioglimento di enormi spessori di ghiaccio, comporta un sollevamento di porzioni continentali delle terre emerse, anche di 10-15mm all’anno. Ciò comporta anche una progressiva alterazione delle pendenze relative dei vari territori e una ridistribuzione delle curve di livello.

Un esempio, oggetto di studi approfonditi negli ultimi decenni, giunge dal Nord America, dove il sollevamento differenziale di alcune aree rispetto ad altre limitrofe, nel corso dei secoli, ha provocato una deviazione di vari corsi fluviali. È il caso del Red River del nord, uno dei principali affluenti del Lago Winnipeg in Canada, che scorre tra Minnesota e Nord Dakota negli USA. Questo fiume, insieme a vari altri affluenti, occupa una vasta area valliva semipianeggiante, poco ad ovest del Lago Superiore. Questa valle fu scavata, millenni or sono, da un’imponente lingua glaciale proveniente da nord nord-est, direttamente dal cuore della calotta glaciale pleistocenica che stazionava sul Canada centro-orientale e nota come Calotta della Laurentide.

Alla sua scomparsa definitiva ha fatto seguito un progressivo ri-sollevamento di tutta la regione, tuttora in corso e ad oggi con un tasso pari a 3-5 mm all’anno. Tutta l’area appare progressivamente meno drenata e gli allagamenti sono sempre più frequenti. Gli affluenti e i ruscelli che stanno ad est si prosciugano a mano a mano che la pendenza si inverte e il territorio su cui scorrono, si solleva rispetto a quello più ad ovest. Altri invece accelerano il loro flusso, mentre il loro percorso muta con cadenza molto rapida, quasi decennale. Dal momento che il Red River segna il confine tra Nord Dakota e Minnesota, molte volte questo limite è cambiato nel corso degli ultimi decenni e c’è da ritenere che lo farà ancora. Lo scenario della Penisola Antartica non è molto differente, dal momento che è stato osservato un sollevamento progressivo che oscilla tra i 14 e i 18mm (Ivins e James, 2005), rispetto al livello medio della litosfera.

Non è ancora stato chiarito il perché di tale fenomeno, anche se si ritiene che, durante l’ultima glaciazione, gli spessori delle Calotta Antartica in questo settore erano di gran lunga superiori a quelli attuali. Sebbene nella Penisola Antartica non vi siano veri e propri fiumi bensì ghiacciai, lo scorrimento naturale di questi ultimi viene decisamente influenzato, sia in termini di direzione che di velocità, proprio da questo fenomeno di sollevamento; un po’ come avviene quando sollevo nel mezzo un telo di cellophane bagnato e osservo le gocce d’acqua scendere in ogni dove.

In conclusione riteniamo che le dinamiche glaciologiche siano molto più complesse di quanto si possa immaginare e, dati gli intervalli di tempo con i quali si lavora, non si può prescindere dalle influenze geologiche e tettoniche, non ultimo quelle eustatiche, soprattutto se si tratta di zone circum-polari. Andare ad osservare e filmare colonne di ghiaccio che precipitano in mare, enormi fronti glaciali che si distaccano fragorosamente, senza cercare spiegazioni razionali e scientifiche, serve solo a sconvolgere emotivamente l’opinione pubblica; un po’ come quando si parla di Camorra e di Mafia e si fanno vedere le sparatorie. È il caso di dire che si vuol vedere solo la punta dell’iceberg, mentre il fenomeno è lungi dall’essere compreso; intanto viene veicolato al mondo in modo massivo, parziale e soprattutto ambiguo.


Autore : Dott. Giuseppe Tito

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