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Quella degli allagamenti a Potenza è storia vecchia

Eventi temporaleschi di una certa portata si stanno verificando un po’ in tutta Italia, ma il problema di fondo resta il dissesto idrogeologico e soprattutto il cattivo uso del territorio, in particolare nei centri urbani.

In primo piano - 3 Luglio 2009, ore 10.33

A proposito degli allagamenti del 1 luglio a Potenza, prontamente segnalati da Meteolive, una decina di anni fa (agosto del 2000) scrivevo su un giornalino a diffusione locale: “…I potentini devono però fare i conti con pericolosi e imprevedibili allagamenti, sempre più frequenti... in particolare allo sbocco (vedi foto) su Via del Gallitello della Fondovalle di Via Mazzini, altrimenti conosciuta come Viale dell’Unicef; ma molto meno nota come Fosso Santa Lucia o Torrente Verderuolo. Già perché il Viale dell’Unicef sostituisce il corso d’acqua citato per gran parte della sua lunghezza… …Durante ed a seguito degli eventi precipitativi parte dell’acqua viene incanalata nelle cunette e inghiottita dalla rete fognaria, ma la maggior parte di essa, seguendo le pendenze principali, decorre lungo gli assi stradali acquistando spesso velocità notevoli. In occasione di abbondanti e violente precipitazioni, quali i temporali estivi… il sistema di deflusso delle acque entra in crisi e con esso la stessa rete fognaria… … In alcuni casi gli allagamenti sono consistenti e tali da creare difficoltà anche al transito dei veicoli a motore; spesso la massa d’acqua e fango, carica di energia cinetica, si trasforma in un vero e proprio torrente in piena… Questo fenomeno si verifica ormai con una frequenza di circa 5-6 volte in un anno e almeno una o due volte all’anno assume dimensioni ragguardevoli. In tali occasioni gli effetti sono economicamente importanti e richiedono diversi tipi d’intervento… raccolta del fango, lo spurgo della rete fognaria, la risistemazione dei tombini, della segnaletica, delle aiuole ecc. …L’unico palliativo strutturale che dovrebbe contenere i pericoli di allagamento è una coppia di tubi di circa un metro di diametro che scorrono per circa 200 m. al di sotto del piano stradale… questa “mirabile” opera ingegneristica dovrebbe in sostanza sostituire il Torrente Verderuolo… …Se consideriamo esclusivamente il bacino del Torrente Verderuolo, date le sue caratteristiche morfo-strutturali, la situazione peggiore si verificherebbe a seguito di un nubifragio di tipo estivo, con precipitazioni abbondanti e concentrate in poco tempo. Infatti il bacino del Torrente Verderuolo è molto ridotto sia come superficie che come estensione lungo l’asse fluviale principale, quindi non abbiamo grossi quantitativi idrici da smaltire; inoltre dato il suo leggero dislivello, non può essere interessato da fenomeni di disgelo. Il fatto preoccupante è che questo bacino è pressoché completamente ricoperto di cemento ed asfalto… …Una soluzione ovvia sarebbe quella di creare uno sfogo semi-naturale al torrente Verderuolo, per esempio innalzando la sede stradale su un cavalcavia, almeno nel punto critico dell’incrocio con viale del Basento, e permettendo all’acqua di fluire liberamente. Tra le altre cose questo tipo di soluzione darebbe una risposta efficace anche ai seri problemi di traffico, in uno degli incroci più frequentati e pericolosi della città. In questo modo verrebbero bypassati in un solo colpo sia la ferrovia che il pericoloso torrente”. Tornando ad oggi, le gru e i lavori edili che si intravedono sullo sfondo della foto, costituiscono proprio l’incipiente ammodernamento dell’area che, com’era prevedibile, si concluderà con l’innalzamento di una serie di svincoli-cavalcavia rialzati rispetto al piano stradale e soprattutto all’alveo del Torrente Verderuolo. Forse solo allora, e “finalmente” bisogna dire, il fiumiciattolo impertinente ritroverà il suo corso naturale e la pianterà di invadere le strade dei potentini. Il problema è che molte altre strade e quartieri di Potenza sono a rischio allagamenti ed inondazioni, anche gravi. Per un attimo penso a ciò che potrebbe accadere a tutta la bassa periferia e alla zona industriale se capitasse un evento come quello del 21-22 settembre del 1929, che causò 16 morti e il crollo o distruzione parziale di numerosi edifici e strutture concernenti la viabilità. Molte altre città sono a rischio allagamenti ed inondazioni, come testimoniano i forti temporali di questi giorni; ma la loro vulnerabilità è aumentata in modo esponenziale, soprattutto per il pessimo uso del territorio periferico. Anche gli interventi sul vecchio edificato non sono sempre stati adeguati e lungimiranti, probabilmente perché certo passato, fatto di disastri e calamità, è troppo lontano e sembra irripetibile. “… in attesa di seri provvedimenti non ci resta che assistere alla prossima calamità, sperando che la stessa ci risparmi quantomeno i danni materiali e non se la prenda troppo con le vite umane”.

Autore : Giuseppe Tito

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