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Quel tristissimo 17 luglio 1991, la costernazione del Colonnello Baroni

Poco dopo la tragedia del luglio 91, Andrea Baroni rilasciò un'intervista shock al quotidiano "La Stampa", ripresa da Luciano Ratto sulla rivista del CAI che abbiamo rivisitato per voi.

In primo piano - 19 Luglio 2010, ore 09.39

Il 17 luglio 91 è un giorno triste per la meteorologia: un fronte temporalesco transita sul nord Italia, interessando con maggiore intensità il Trentino Alto Adige. Sette ragazzi di Piacenza muoiono travolti da una frana, staccatasi in seguito alle forti precipitazioni nei pressi del rifugio Brentei.

Luciano Ratto scrisse allora un interessante articolo sulla rivista del Club Alpino Italiano che ci sembra di grande attualità rivisitare 10 anni dopo. Scrive Ratto: “pare incredibile, ma troppi alpinisti dilettanti e professionisti fanno un uso modesto o nessun uso delle previsioni. Conosco direttori di escursioni sociali ed organizzatori professionisti di gite collettive che non conoscono neppure i numeri telefonici più ricorrenti delle previsioni meteo raggiungibili dall’Italia.” Ratto cita poi un articolo apparso sulla Stampa il 19 luglio dal titolo: “un temporale sui meteorologi”, nel quale il Colonnello Baroni affermava senza mezze parole: “non abbiamo capito nulla, non abbiamo visto la perturbazione che stava arrivando sul nord-est e che ha scatenato il finimondo in Trentino.”

E dietro una scia di polemiche: “sono preparati i meteorologi nazionali? Perché le previsioni a medio-termine sono abbastanza attendibili, mentre quelle a breve si rilevano spesso errate?” Ratto riporta poi un altro stralcio dell’intervista a Baroni: “le caratteristiche orografiche dell’Italia rendono il nostro lavoro più difficile, ci vorrebbe un sistema di radar come quello americano con maglie strettissime, di 50 km. Qui da noi un impianto dista dall’altro 300 km e i radar sono predisposti per l’assistenza ai velivoli. Non esiste purtroppo un centro meteorologico nazionale.”

L’articolo si conclude con un’ultima constatazione di Baroni "dopo tutto non bisogna dimenticare che la meteorologia è una scienza inesatta che elabora dati incompleti con metodi discutibili per fornire previsioni inaffidabili”.

Ratto però conclude ottimisticamente il suo articolo asserendo che è molto meglio avere previsioni valide al 70%, piuttosto che non disporne per nulla. In 20 anni le cose sono cambiate? Grazie ad Internet, al nowcasting, ai nuovi radar qualcosa è cambiato in effetti, ma ancora molto resta da fare. Non ci si può affidare all’entusiasmo e il sacrificio di pochi pionieri, per giunta disgiunti tra loro e combattuti dagli “integralisti” della meteo, per pensare di coprire nel dettaglio tutto il territorio nazionale, valle per valle, monte per monte, borgo per borgo. Chi ha orecchie per intendere, intenda...


Autore : Alessio Grosso

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