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Quanto può essere velenosa l'aria di città?

Le polveri sottili PM10 rappresentano ad oggi il maggior rischio ambientale per l'Europa e sono responsabili di circa 100000 decessi all'anno.

In primo piano - 5 Novembre 2004, ore 09.05

Quando l'alta pressione staziona per più giorni, se non per settimane o mesi, sullo stesso luogo, sicuramente si apprezzano delle giornate belle e soleggiate (o nebbiose d'inverno sulle pianure del Nord). Contemporaneamente si ha però una riduzione della ventilazione e del rimescolamento dei bassi strati atmosferici. Per chi vive in una grande città questo si traduce in un peggioramento della qualità dell'aria, tanto che spesso si parla, e nessuno più si scandalizza, di "limiti superati", "blocco della circolazione", "targhe alterne" e così via. Quali conseguenze hanno questi veleni sulla salute umana? Come è facile ipotizzare, nulla di buono. A denunciarlo è Roberto Bertollini, direttore tecnico dell'OMS. In corrispondenza di un picco delle polveri sottili "PM10" il numero di decessi in una metropoli sale dell'1%; ogni volta che si superano i limiti di guardia dei gas inquinanti, si contano mediamente 6 morti in più. Le fasce più colpite sono gli anziani e chi ha gravi problemi respiratori. In estate, specialmente nei periodi più torridi, gli effetti sono ampliati dalla calura e dalla presenza nociva di ozono al livello del suolo. Ad esempio, in una città come Roma, lo scorso anno si sono contati 37 sforamenti dei livelli tollerabili e conseguentemente si sono avuti 200 morti in più (in parte anche per l'eccezionale ondata di caldo). Questa non è che la punta dell'iceberg, i dati che fanno più notizia. Lo smog in città causa anche un aumento delle malattie respiratorie, il diffondersi e il peggioramento delle allergie. L'aumento dei livelli medi di polveri sottili (le più dannose per l'organismo perché penetrano nelle nostre difese) ha fatto registrare un 30% in più di asma acuto nei bambini. Dall'inizio dell'epoca industriale e soprattutto nel corso del Novecento, a quanto afferma l'OMS sono notevolmente aumentati i problemi di salute collegati alle attività umane, sempre più frenetiche per fornire maggiori servizi in minor tempo e costo, a scapito di ambiente e sanità. In un documento dell'OMS del 2002 già si affermava che le polveri fini in città sono responsabili, ogni anno, di circa 100000 morti solo in Europa e di una riduzione della durata della vita di 725000 anni globali. Anche il progetto APHEIS finanziato dalla Commissione Europea sull'impatto dell'inquinamento atmosferico in 26 città giunge alle stesse conclusioni. Secondo tale ricerca, basterebbe ridurre la concentrazione di polveri fini PM10 di soli 5 microgrammi per metro cubo per evitare circa 5000 decessi in un anno. Per capire meglio questo dato, basta pensare che il livello di attenzione del PM10 è fissato a 50 microgrammi per metro cubo e quello di allarme a 75. Lo scorso anno, nelle grandi città italiane questi livelli sono stati superati mediamente una trentina di volte...

Autore : Simone Maio

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