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Quando sulle Alpi i sentieri si imbiancano....

Dal sole alla neve. Storia di un sabato emozionante in cammino lungo la cresta delle Alpi.

In primo piano - 19 Ottobre 2009, ore 15.08

Quattro stagioni in un solo giorno. E' possibile? Certamente, basta trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Il posto, che non poteva mancare di elargire emozioni, è la testata della Valsesia, vero gioiello delle Alpi piemontesi, là dove il solco vallivo si interrompe bruscamente per finire contro l'immane sbarramento di roccia e ghiaccio del Monte Rosa. La situazione era di quelle che subito a prima vista ti fanno sembrare tutto l'ambiente che ti circonda più severo del normale già in partenza: la classica irruzione di aria da nord che ti inebria con il suo secco profumo di neve. L'aria gelida e il cielo metà azzurro, metà ingrigito dal cappuccio degli altostrati formati dal contraccolpo dell'aria fredda che in quota sorvolava le grandi montagne, davano l'impressione di non voler lasciare molto spazio ad eventuali entusiastiche escursioni in alta quota. Ma noi non ci lasciamo intimorire e al primo mattino, ben consapevoli dell'evoluzione meteorologica che ci aspetta nel corso della giornata, ci incamminiamo pronti a tutto con il nostro equipaggiamento, verso quella valle dipinta in bianco e nero. Durante il cammino verso la nostra meta, una cima di oltre 3000 metri denominata "Corno del Camoscio" per l'abbondante presenza di questo robusto animale selvatico, il cielo si colora di azzurro, poi di blu e infine ci regala un gran sereno, con il sole che cerca di scaldare l'atmosfera, senza riuscirci. Tutt'intorno troneggiano i rossi colori dell'autunno, mentre alcuni canali di roccia trasudano cascate gelate, quasi fossino in pieno gennaio. Ma è soltanto ottobre! Dopo 4 ore di dura marcia per un dislivello in salita di ben 2000 metri, giungiamo alla sospirata cima. Il panorama è mozzafiato e ci regala l'intera bastionata sud del Monte Rosa, con le scintillanti alte quote imbiancate di fresco. Le eleganti creste di confine, che fino ad allora erano riuscite egregiamente a contenere sui versanti svizzeri le esuberanti masse nuvolose provenienti dal grande nord. Dal primo pomeriggio però un'onda nuvolosa accompagnata da intense nevicate iniziava a valicare queste grandi muraglie, mentre aria più mite che risaliva dalle valli iniziava a sviluppare addensamenti nuvolosi anche sopra le nostre teste. I primi fiocchi portati da nord non hanno tardato a farsi vedere e l'aria si è rifatta gelida. Decidiamo di scendere al sottostante rifugio, 2800 metri, un quarto d'ora di cammino. Ci fermiamo in un punto riparato per la pausa pranzo al sacco ed ecco che il cielo si fa più scuro; la neve improvvisamente si infittisce. Le pietraie in pochi minuti diventano bianche, le cime tutt'attorno scompaiono, per poi ricomparire a tratti come giganteschi dinosauri pietrificati. Il buon senso ci suggerisce di scendere ma la passione per la neve è tanta e l'atmosfera è assolutamente imperdibile. I piccoli fiocchi cadono fitti e il silenzio che pervade i cambiamenti che avvengono tutto intorno sembra irreale. Non possiamo che immortalare l'evento con le nostre macchine fotografiche semicongelate e apprestare a scendere verso una vallata che neanche più si vede. Il terreno è molto ripido e insidioso, i centimetri di neve sotto i nostri piedi diventano 6, poi 8, poi 10. Sotto, le pietraie che stanno ancora smaltendo gli ultimi calori del sole mattutino creano una pericolosissima patina di ghiaccio vetrato che rende la progressione estremamente difficile e pericolosa. Dopo 1000 metri, scesi sul filo di un equilibrio precario e con le ginocchia al limite delle proprie possibilità, il manto nevoso accumulato al suolo si assottiglia. Il cielo regala colorazioni irreali, con l'azzurro del sereno che solo dall'altra parte della valle si mescola con il grigio delle nubi sopra di noi. La neve continua a cadere, fitta e silenziosa. A malincuore scendiamo ancora verso i pascoli che si fanno via via più verdi, sapendo che prima o poi saremmo usciti da quel luogo d'incanto. E i fiocchi infatti iniziano a farsi via via più radi, ma resistono fin verso i 1500 metri. Calano le prime ombre della sera, il grosso rimane dietro le nostre spalle. Ci voltiamo indietro a guardare con un velato senso di nostalgia la nostra valle tutta bianca, con i suoi profili che sfumano nel grigio di grandi nuvoloni ancora pesanti di neve e ci avviamo verso il fondovalle, consci in cuor nostro di esserci trovati immersi in un altro mondo e di avere vissuto un'esperienza ai limiti dell'inimmaginabile.

Autore : Luca Angelini

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