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Quando l'alta pressione può portare il... temporale

A volte durante l'estate può capitare che, pur in regime anticiclonico conclamato, si formino diverse manifestazioni temporalesche, apparentemente a sopresa. In realtà ci sono ben precise cause sinottiche che portano a tale situazione. Andiamo a vedere quali.

In primo piano - 30 Giugno 2010, ore 10.36

Woom! Il risveglio sotto il temporale non se lo aspettava nessuno: "le previsioni davano l'alta pressione quindi il bel tempo". Vero ma attenzione alle previsioni troppo superficiali o affidate solo a simboletti di poco conto. L'atmosfera estiva, anche in pieno regime di alta pressione, può generare sorprese in virtù del suo quantitativo di umidità e del suo profilo verticale.

La forte evaporazione dovuta proprio alla presenza di una intensa insolazione, accumula giorno dopo giorno aria umida nei bassi strati. Man mano che l'alta pressione invecchia gli strati posti entro il cosiddetto "boundary layer", ossia lo strato rimescolato che dal suolo si eleva in estate fin verso i 2000-3000 metri, si caricano di umidità, mentre al di sopra l'aria risulta molto più secca a causa della compressione anticiclonica di tipo dinamico.

Ma l'aria secca è più pesante dell'aria umida, pertanto la colonna d'aria inizia a divenire instabile. La situazione è molto frequente soprattutto sulla val Padana, catino semichiuso che favorisce l'accumulo di umidità nei bassi strati. I Padani conoscono bene questa situazione che va sotto il nome di "afa".

Ebbene, abbiamo visto che la colonna d'aria in questa situazione è instabile, ma non succede ancora nulla: la bomba per esplodere ha infatti bisogno di un innesco. Questo può provenire da diversi fattori.

1)  Insolazione diurna, che scalda gli strati umidi posti in vicinanza del suolo introducendo anche una componente instabile di tipo termico. L'aria infatti salendo di quota non solo diventa più secca ma anche più fresca.

2) Eventuali infiltrazioni di aria più fresca che transitino alle quote superiori lungo il margine dell'anticiclone producendo gli stessi effetti instabilizzanti.

3) Non ultimo, anzi diremmo determinante, l'accompagnamento verso le alte quote dell'aria umida lungo i pendii montuosi. L'aria in questo caso sale verso l'alto ben un buon tratto senza sprecare energia e può raggiungere più agevolmente le quote superiori dove la sua risalita tende a divenire spontanea proprio per il divario termo-igrometrico visto poc'anzi.

Ecco dunque svilupparsi quegli ammassi nuvolosi cumuliformi imponenti che vincono la spinta discendente dell'alta pressione e che degenerano in temporali. Solitamente l'evento ha una sua ben precisa cronologia nell'arco della giornata: nelle ore pomeridiane le masse nuvolose tendono a svilupparsi sui rilievi montuosi dove scaricano i primi acquazzoni. Le correnti fresche che ne derivano tendono a portarsi nelle ore serali verso le zone pedemontane dove possono ingenerare nuove bande nuvolose e nuovi temporali, mentre i monti tornano in cielo sereno prima del tramonto.

Si generano così altre correnti fresche discendenti, questa volta sulle zone pedemontane, che tra la notte e le prime ore dell'alba riescono talvolta a raggiungere le zone di piena pianura dove vanno a convergere con la massa d'aria stagnante sollevandola. Ecco quei temporali a "sorpresa" che si possono generale nelle ore del primo mattino in pianura, anche in regime di alta pressione. 

Nessuna sorpresa dunque. E' tutta questione di conoscere il profilo verticale dell'atmosfera, magari dando un'occhiata ai sempre utilissimi radiosondaggi, oltre che attingere alla propria esperienza e conoscenza del territorio. Il meteorologo più bravo rimane sempre quello che si cimenta a prevedere il tempo di casa sua.


Autore : Luca Angelini

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