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Quando iniziava l’inverno

Mentre alcuni giocano d’azzardo nel grande casinò di Copenaghen, tentando di prevedere l’imprevedibile; noi invece proviamo a riscoprire il gusto delle piccole puntate, così per divertirci, per riscoprire l’attesa di un inverno, uno dei tanti, che ancora non conosciamo.

In primo piano - 28 Novembre 2009, ore 08.15

Tutto aveva inizio il 26 novembre, che tra le date e gli anniversari a me più cari, svolge ancora un ruolo evocatorio e magico con pochi eguali. Era uno degli appuntamenti fissi del calendario, atteso come quelli rossi, dai nomi maiuscoli e altisonanti. Il giorno di Santa Caterina, coronato da proverbi e preghiere, inaugurava la fine di un anno, quello dei contadini, dei pastori e della gente che lavorava all’aperto. Un grande falò accompagnava la serata dell’allora mia infanzia, quando i nonni e uno stuolo di parenti davano l’addio, tra canti e musica, alle cose vecchie, a quelle dell’anno appena passato. Si bruciavano le foglie secche e tutto ciò che d’avanzo ingombrava le dispense, le cantine e le rimesse. Si faceva posto alle provviste e alla legna, che sollecitamente veniva rientrata al coperto. Si dava spazio ai racconti e si rievocavano le grandi nevicate, i lunghi giorni di gelo, spesso conditi dalla carestia e dalle privazioni. Era quello l’inizio dell’inverno nelle campagne intorno a Potenza; l’inizio di un periodo oscuro, che si riteneva necessario, ovviamente, illuminare fin da subito. Quattro mesi alla luce, ad un nuovo falò il 25 marzo, arricchito questa volta dalla montagna di tralci delle potature e dai ringraziamenti per il pericolo scampato. Pochi giorni ed iniziava il calendario del nuovo anno: con i primi 12 giorni di dicembre si tentava di prevedere il tempo di tutto il prossimo anno, con particolare attenzione ai primi tre o quattro mesi. Marzo, dalle mie parti, è un mese quasi tutto invernale, così come confermato molto spesso anche negli ultimi anni. Insomma l’attesa del Natale, spesso tra la pioggia, con il vento senza pace, ma solo raramente con la neve e le gelate, si arricchiva di seria curiosità, morbosa attenzione al futuro meteorologico. Si scomodavano anche la luna ed altre stelle, per indovinare un periodo freddo e secco o la neve saziatrice. Il primo ideale per preparare il maiale, la seconda necessaria per annientare le siccità estive. Oggi le emozioni attraversano l’etere e si proiettano su schermi varicolori, sottoforma di carte, modelli e grafici. Qualcuno li traduce in numeri, discorsi e statistiche; ma lo scopo resta lo stesso: cercare di vedere, intravedere, magari prevedere l’inverno che sarà. Già perché se il cielo non lo guardiamo più per le primarie necessità, c’è rimasto il bisogno di emozionarci e stupire di fronte alla natura che ci sovrasta. Quale cielo migliore allora, se non quello dell’inverno, ricco di spunti, curiosità, ma anche temibili conseguenze e talvolta piacevoli e bianche sorprese. Oggi riscopriamo il gusto dell’attesa fervente, dello scambio di pareri, della vivace discussione preparatoria, del gioco innocente di chi tenta la fortuna, senza avidità e senza pretese. La fortuna di vivere un inverno senza pari, uno di quelli da raccontare ai figli, ai nipoti; uno di quelli da attraversare, magari con qualche emozione in più, che segni alcune delle nostre giornate, talvolta tutte uguali. Piccole puntate per attese brevi e quasi mai deludenti. Proprio come una partita a carte tra amici dove, ciò che conta, è il calore umano, la gioia di condividere le emozioni; comprese quelle di un inverno che sta alle porte e che nessuno sa cosa ha in serbo. Lasciamo a quegli di Copenaghen le grandi puntate da casinò, quelle nelle quali ci si gioca una reputazione l’equilibrio di tutta una vita, senza scopo e senza speranza; perché l’emozione si riduce nel gesto della giocata e la vittoria non ha nessuna importanza. Puntano l’inverosimile, in denaro ed accordi, in programmi e promesse, prevedendo un futuro di cui non gli interessa un fico secco, perché loro non ci saranno; perché chi va al casinò non gioca per vincere, ma per giocare. Il prossimo inverno loro lo conoscono già, sanno già da adesso quello che accadrà e conoscono il futuro anche dei prossimi inverni. Non lasciamoci contagiare da questo appiattimento di vedute, pareri e coscienze. Non lasciamo che umilino le nostre esperienze e le nostre conoscenze empiriche, non lasciamo che calpestino le nostre emozioni e le uccidano con le solite fucilate di proclami catastrofici e vampate di pseudo-scienza. Godiamoci questo inizio della nuova stagione, con tutte le sue aspettative e frementi novità, perché… quando l’inverno inizia, e lo farà anche a Copenaghen, tutto è possibile.

Autore : Professor Giuseppe Tito

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