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Quando il meteorologo va in crisi...

La "dura" vita del meteorologo.

In primo piano - 22 Giugno 2012, ore 14.12

"Senta Grosso, io sto per trascorrere 3 settimane a Rimini, sarà bello vero?" Quando in una domanda è già contenuta la risposta che il cliente si attende, tu non puoi che confermare, non oseresti mai contraddirlo bruscamente, ma per cercare di addolcire la pillola dovresti aggiungere: "si sarà bello perchè ci sarà anche un po' di variabilità, magari ogni tanto scoppierà un temporale rinfrescante, giusto per non soffrire troppo il caldo ma il sole non mancherà di certo".

Sono le risposte standard che si danno a chi pretende di avere il sole per 21 giorni di seguito, cosa molto difficile anche in Italia, nonostante la supremazia anticiclonica.

O meglio, più che di risposte standard in realtà si tratta di risposte impossibili, perchè sbilanciarsi oltre i 7-10 giorni significa affidarsi puramente alla statistica o peggio ancora imbrogliare quando gli altri pretendono precisione e tu fornisci una previsione dettagliata che è più frutto dell'invenzione che del rigore professionale.

"Ho una gettata di cemento nel pomeriggio, non pioverà mica vero?" Altra domanda minacciosa."Si, putroppo un acquazzone è da mettere in conto" rispondo timidamente con un filo di voce.
"No, da che ora?"
"Mah, è probabile tra le 15 e le 18".
Controllo il modello.
"Ma pioverà tanto o poco? Non è che non bagna nemmeno la strada e perdo una giornata di lavoro?"
"Sono acquazzoni sparsi, magari da lei non fa nulla e ad un km di distanza butta giù 30mm".
"Così è troppo facile, non sa dirmi esattamente se l'acquazzone mi colpisce il cantiere?"
"Adesso assolutamente no" siamo scienza, non fantascienza vorrei aggiungere ma rischio di diventare offensivo "ma se chiama nel primo pomeriggio ci aiutiamo con il radar".

Il cliente è risoluto, dice che è troppo tardi e vuole una risposta subito. Allora vai d'intuito, guardando un attimo le correnti e cercando di capire se pioverà davvero ricorrendo all'osservazione di qualche altro parametro, come ad esempio gli indici di instabilità, ma alla fine la risposta certa non c'è e ti devi buttare, anche in questo mestiere serve fortuna.

"Si, guardi, la probabilità che piova è dell'80%, quindi alta, lasci perdere". Se non lo senti vuol dire che è andato tutto bene, altrimenti sono rogne.

Poi chiama la signora meteoropatica: "è finita allora questa sofferenza?" "Si signora, rispondo, da oggi tornerà il sole e farà più caldo". "Ma che sole d'Egitto" risponde innervosita "io parlavo di quest'afa maledetta".

Forse mi sono perso qualcosa, guardo il termometro: fa 17°C, forse la signora sta esagerando, meglio lasciar cadere la conversazione.

Dall'ufficio alla strada, ai convegni, al condominio la musica non cambia: c'è chi ti racconta tutti i temporali che si sono verificati in un anno nella sua località, chi ti snocciola tutti i record di pioggia, freddo e caldo degli ultimi 20 anni, chi ti mostra i chicchi di grandine conservati in frigo per mesi dopo l'ultima violenta grandinata, chi ti fa addirittura le domande trabocchetto sul passaggio di una saccatura di una decina di anni prima, e poi scatta immancabile il quesito dei quesiti, quello che se non rispondi ti giochi la reputazione: "sarà un inverno con la neve? Moriremo di caldo quest'estate?".

Se rispondi: "è ancora presto per dirlo" basta! Sei bollato a vita come un povero idiota, o sei bollato ugualmente se dici: "sarà un'estate normale" che vuol dire tutto e niente, se invece ti sbilanci prefigurando scenari apocalittici diventi subito un mito e ti guardano con ammirazione.

Da qui si capisce perchè il Prof.Maracchi le spari spesso tanto grosse.

Il periodo invernale viene vissuto in redazione in maniera spasmodica, quasi tutti i lettori sono in cerca della neve e tu devi dare sempre il 200%, guai nelle previsioni a dimenticarti una regione, ad omettere un dato termico, una città, a sbilanciarti troppo ma anche a non sbilancarti per niente: comunque andranno le cose gli scontenti ci saranno sempre, non importa se a 20 km ha fatto l'alluvione o un metro di neve, se nella località dell'appassionato non è nevicato o piovuto a dovere la perturbazione è stata un flop, punto e basta.

Lo stress insomma non manca e quando per di più d'estate, nel periodo che dovrebbe essere più tranquillo, invece dell'anticiclone sono i temporali a farla da padrone lo stress può raggiungere livelli pericolosi che possono sfociare in una vera e propria "depressione" che è davvero il colmo per il meteorologo.


Autore : Alessio Grosso

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