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Quali sono le zone della Penisola più esposte ad un forte e freddo Libeccio?

Cerchiamo di scoprire qual è il meccanismo che porta alcune zone ad essere flagellate da questo vento.

In primo piano - 13 Ottobre 2009, ore 10.29

Come sappiamo una consistente massa di aria fredda, per dirigersi dalla Francia verso il Mediterraneo, molte volte per evitare l’ostacolo opposto dalle Alpi lungo il suo cammino, si getta nella Valle del Rodano, accelerando gradualmente e sfociando sul Golfo del Leone come intenso “Mistral” (il classico Maestrale tempestoso che soffia sulla Sardegna). Spesso però una così consistente discesa di aria fredda verso il Mediterraneo, permette la formazione di un centro di bassa pressione sottovento alle Alpi, sulla Liguria o il basso Piemonte; questo piccolo ciclone richiama allora i venti di Maestrale verso di sé, permettendone la graduale rotazione, e facendoli arrivare sulle nostre coste come correnti di Libeccio (il “Libeccio freddo” già descritto in altre occasioni). Ma quali sono le zone che subiscono le correnti più impetuose? Innanzitutto le coste direttamente esposte a forti venti da ovest in tali occasioni sono quelle della Corsica occidentale. Anche il litorale che si affaccia sulle Bocche di Bonifacio è sottoposto spesso a forti mareggiate in caso di Mistral; anzi a causa della presenza di un “imbuto” naturale (fra i rilievi corsi e quelli sardi) il vento qui può raggiungere a raffiche anche i 120 km/h. I monti della Corsica in caso di vento da ovest hanno anche un’altra funzione; mettono al riparo dalle raffiche più forti l’Isola d’Elba ed alcuni tratti della costa livornese meridionale e grossetana; difatti le montagne dell’Isola deviano le correnti, facendole in gran parte affluire verso nord, in direzione del Mar Ligure (dove si sommano ai forti venti da ovest già presenti in loco). Con questo meccanismo però si spiega anche la forza che in certi casi raggiunge il Libeccio (da ovest-sudovest) sulla costa livornese settentrionale, sul litorale pisano, massese e carrarese. Una volta arrivato nell’entroterra, il vento dovrebbe teoricamente attenuarsi lentamente; tuttavia l’Appennino risente spesso di raffiche molto forti; questo è dovuto principalmente a due fatti: 1) I rilievi appenninici si trovano a circa 1000-2000 metri di quota, e quindi non risentono dello smorzamento o alla deviazione delle correnti dovuti alla presenza della Corsica. 2) Passando fra due crinali adiacenti il vento è costretto a seguire una strada obbligata, una strada che si fa sempre più stretta e tortuosa; si verifica quindi una accelerazione delle correnti.

Autore : Lorenzo Catania

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