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Qualcuno si sveglia, parla SCAFETTA: "nel periodo Cambriano la Terra ha già raggiunto il presunto punto di non ritorno"

Pesanti critiche all'IPCC da parte del Prof. Nicola Scafetta.

In primo piano - 26 Ottobre 2009, ore 11.32

Il giornalista Stefano Lorenzetto ha pubblicato oggi una bella ed esaustiva intervista a Nicola Scafetta, uno scienziato di Gaeta, che insegna presso uno dei più prestigiosi atenei degli Stati Uniti. Obiettivo? Fare chiarezza sugli strali dell’Ipcc, quello che ritiene il riscaldamento globale della Terra per il 92,5% ascrivibile ai gas serra antropici e per il 7,5% al Sole. Per Scafetta è tutto sbagliato e la pretesa del Protocollo di Kyoto di abbassare del 5% entro il 2012 i valori di anidride carbonica rispetto alle emissioni che si registravano nel 1990 servirebbe solo per migliorare la qualità dell'aria, e non ad abbassare la "presunta febbre del pianeta". Ecco un nome nuovo, Nicola Scafetta, membro dell’Acrim (Active cavity radiometer irradiance monitor), centro mondiale di studio dell’irradianza solare associato alla Nasa, l’ente spaziale americano. Ha una bella testa insomma. Nell'articolo di Lorenzetto si parla della previsione scientifica dello scienziato sull’evolversi delle temperature planetarie da qui al 2100. Se le temperature seguiranno la sua previsione, continueranno a diminuire fino al 2030 per poi aumentare di nuovo fino al 2060. Afferma lo scienziato: «La Terra in passato, nel periodo cosiddetto Cambriano, 500 milioni d’anni fa, ha avuto già occasione di raggiungere il presunto punto di non ritorno, quando la concentrazione di CO2 fu non 1,2 volte superiore ai livelli pre-industriali, com’è oggi, bensì 20 volte, diconsi 20, più elevata. Purtroppo l’umanità non misura gli eventi col metro della storia, in questo caso preistoria, ma con quello della cronaca. Senza rendersi conto che un secolo o due secoli sono niente, sul calendario del tempo. E gli eventi climatici seguono il calendario del tempo». L'Ipcc per Scafetta ha lavorato sugli "scenari", che si basano su modelli sviluppati prima del 2004, quando si credeva che la temperatura del pianeta fosse rimasta quasi costante nei mille anni precedenti all’era industriale. Una teoria completamente errata. Come abbiamo scritto anche noi più volte su MeteoLive, Scafetta aggiunge: "i cambiamenti climatici sono fortemente condizionati dalle nuvole, dal vapore acqueo, che è in assoluto il principale gas serra, e dalle correnti oceaniche, e i modelli attuali non tengono correttamente conto di questi contributi. I modelli hanno predetto un riscaldamento continuo della Terra in concomitanza con una continua crescita di CO2 durante gli ultimi dieci anni, ma questo riscaldamento non s’è avuto né negli anni dal 1940 al 1975, cioè in pieno boom industriale, né negli ultimi otto anni: in entrambi i periodi s’è osservato un raffreddamento del clima, non un riscaldamento" Notevole anche l'esperimento al passato che Scafetta riporta: "se si usano i modelli a ritroso, cioè per “predire” il passato, essi non riproducono il forte riscaldamento occorso negli anni dal 1910 al 1940. Infine, i modelli che ho citato predicono un riscaldamento piuttosto vistoso nella media e alta troposfera, a circa 10 chilometri sopra l’equatore, ove invece le misurazioni satellitari degli ultimi trent’anni registrano un rinfrescamento". Conclude Scafetta: "il punto centrale è che l’analisi da me fatta evidenzia che almeno il 60% del riscaldamento del clima terrestre osservato sin dal 1975 è causato dalle attività del Sole e degli altri pianeti. E, se così è, dovremmo attenderci un raffreddamento fino agli anni Trenta di questo secolo". Confortanti anche le parole finali alla precisa domanda di Lorenzetto. C’è nella comunità scientifica qualche altro studioso convinto che non siano le attività umane a governare il clima? «Ne esistono moltissimi. Faccio parte di un comitato non governativo, l’Nipcc, Nongovernmental international panel on climate change, che ha prodotto quest’anno un corposo rapporto, il Climate change reconsidered, il quale è giunto alla conclusione che è la natura, e non l’uomo, a governare il clima. Questa conclusione è stata fatta propria da oltre 31.000 scienziati americani". ARTICOLO COMPLETO

Autore : A cura di Stefano Lorenzetto, per il Giornale, adattamento e sintesi di Alessio Grosso

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