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Proviamo a dare un volto alla stagione INVERNALE, analisi del presente per capire il futuro

Proviamo a tracciare una linea di tendenza relativa alla seconda metà dell'autunno e poi alla stagione invernale. Considerazioni sul passato, considerazioni su ciò che verrà, ecco come la pensiamo noi di Meteolive.

In primo piano - 23 Settembre 2017, ore 13.45

Una previsione a lunghissima scadenza deve essere ritenuta assolutamente sperimentale, non dovrebbe nemmeno essere chiamata "previsione" ma al più una linea di tendenza che si basa su una attenta analisi di alcuni importanti indici teleconnettivi e sullo stato di salute del nostro Vortice Polare. Va da sè che parlare di inverno in terza decade di settembre, risulti alquanto prematuro, basandoci sulle esperienze del passato e su certi comportamenti reiterati dell'atmosfera che si sono manifestati in questi ultimi anni, possiamo già adesso spendere qualche parola, prestando attenzione a non ricadere in grossolani errori di valutazione. 

Ebbene in questi ultimi anni stiamo assistendo ad una modifica peraltro piuttosto rapida, negli assetti delle figure bariche sull'Emisfero Boreale; si sta verificando una compressione della cella di Ferrel, cioè della circolazione relativa alla fascia delle medie latitudini.

Ciò è verosimilmente provocato da una espansione anomala della fascia subtropicale (la cosiddetta "Cella di Hadley") e con essa il cambio delle nostre stagioni. Durante l'estate fa caldo, molto caldo ma al momento del cambio stagionale, la temperatura è soggetta ad una riduzione anche drastica, nell'ordine dei 10 o più gradi nell'arco di pochi giorni. Così non diventa infrequente passare dall'estate canicolare all'autunno fresco ed instabile in un breve periodo di tempo, un elemento di assoluto interesse che si è manifestato quest'anno così come nell'agosto del 2015. 

Dire che non esistano più le mezze stagioni, è un'affermazione alquanto semplicistica ma che risponde almeno in parte all'evidenza dei fatti. Con l'aumentare del delta termico tra Polo ed Equatore, la circolazione atmosferica diventa di tipo meridiano, mentre svaniscono le famigerate circolazioni "zonali", cioè i flussi più o meno tesi di correnti occidentali che influenzavano le dinamiche atmosferiche del passato. 

Ce ne possiamo accorgere con un semplice sguardo alla circolazione atmosferica relativa alle ultime annate; svaniscono le azioni instabili di origine canadese, al loro posto ritroviamo azioni fredde di tipo artico, che talvolta "prendono un giro largo" simulando un ingresso di tipo oceanico ma che in realtà conserva buona parte delle sue caratteristiche originarie, portando conseguenze diverse sul tempo del Mediterraneo ed obbedendo ad una precisa logica circolatoria che porta a stretto contatto la fascia climatica dell'artico con quella subtropicale. 

Risultato?

Le masse d'aria calda subtropicali fuggono lontane da casa e surriscaldano la regione polare; viene inibito il gradiente e di conseguenza viene limitata l'attività delle depressioni extratropicali oceaniche, il cui respiro mite si fa sentire sulle nostre stagioni con un ritardo variabile da uno sino a due mesi. L'attività di queste depressioni nel cuore dell'inverno, è sintomatico di un ritardo nei processi di compattamento e raffreddamento del Vortice Polare che ha un evidente ripercussione sulla circolazione atmosferica nel trimestre freddo. 

Ebbene diffidate dai siti web che promettono inverni di grande freddo, la realtà dei fatti impone oggi molta cautela. Il bilancio termico globale mette in luce un eccesso di calore e le primissime proiezioni stagionali evidenziano una circolazione che non sarebbe molto diversa dagli standard degli ultimi, infelici inverni d'Europa.

I modelli sperimentali NMME e NASA GEOS5, evidenziano precipitazioni inferiori alla norma sull'Europa dell'est e la Russia. Le precipitazioni risulterebbero nella norma o leggermente sopra norma sui settori europei occidentali, laddove risulterebbe nella norma anche il quadro delle temperature. I valori risulterebbero invece fortemente superiori alla norma sul comparto euroasiatico.

Ciò lascerebbe intuire un'azione umida ed instabile ma alquanto mite e temperata, portata dalla attività (tardiva) delle depressioni extratropicali legate alla Semipermanente d'Islanda, secondo un comportamento alquanto "indigesto" agli amanti dell'inverno che, sempre più frequentemente, si è palesato nelle recenti stagioni. In altre parole, gli scambi meridiani e con essi le azioni di tipo ARTICO o SUBTROPICALE, prevalgono durante l'estate e l'autunno, mentre vengono sostituiti da circolazioni occidentali durante l'inverno, nel momento in cui viene ripristinato un po' di gradiente a livello emisferico.

Per concludere, vi ricordiamo sempre come tali linee di tendenza abbiano bisogno di ulteriori conferme e che trattandosi di previsioni stagionali, vadano prese con la dovuta cautela, senza pretendere di scender troppo nel dettaglio. 

 


Autore : William Demasi

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