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Previsioni: quali sono le zone e le regioni in cui è più difficile farle bene?

Cerchiamo di capire quali zone d'Italia risultano più "a rischio" di inaffidabilità previsionale.

In primo piano - 13 Aprile 2004, ore 11.00

Arco alpino, dorsale appenninica, Mar Tirreno, Mar Adriatico e Mar Ionio. Ecco le difficoltà che qualsiasi previsore incontra ogni volta che gli viene richiesta una previsione dettagliata per la nostra Penisola. Le masse d'aria che passano senza troppi intralci sui Paesi dell'Europa centrale, una volta giunte in prossimità dell'Italia possono venire bloccate, deviate o addirittura cambiare le loro caratteristiche iniziali, evolvendo in vortici chiusi, forieri di tempo perturbato per alcune regioni. Con queste premesse si capisce al volo che elaborare una previsione per il nostro Paese risulta cosa assai ardua, soprattutto se il termine di paragone viene fatto con gli altri Paesi europei. La presenza dei rilievi può bloccare completamente l'avanzata di sistemi nuvolosi anche imponenti, mentre il Mediterraneo, mare caldo per antonomasia, può costruirne altri sul posto, accentuando l'instabilità in zone dove poche ore prima il cielo era completamente sereno. Dato per scontato, quindi, che prevedere il tempo in Italia è cosa assai ardua, cerchiamo di analizzare quali regioni o zone hanno il grado più alto di difficoltà previsionale. Ad un'attenta analisi si capisce subito che le previsioni elaborate per il nord Italia risultano sempre molto difficoltose o meglio più difficoltose rispetto a quelle per le regioni centrali e meridionali. Il problema in questione si chiama "Arco alpino", paradiso degli sciatori e molto bello a vedersi, ma vero e proprio "cruccio" per i previsori del tempo. La presenza di questa barriera completamente invalicabile da parte delle correnti pone sempre grossi interrogativi sul percorso che seguiranno le masse d'aria al momento del loro impatto sui contrafforti montuosi in questione. Uno studio delle correnti in quota e a media quota è quindi necessario, per valutare il comportamento dei sistemi nuvolosi in questa o quell'altra zona. Basta una piccola variazione di provenienza di una corrente aerea per avere condizioni di tempo non diverse, ma opposte rispetto a quelle previste. Un tipico esempio di difficoltà previsionale si ha in caso di discese fredde da nord-ovest. Di norma tali correnti "sbattono" letteralmente sui versanti transalpini, lasciando il nord Italia a secco, con un tempo addirittura splendido sul settore nord-occidentale. Tuttavia se parte della massa d'aria invece di dirigersi ortogonalmente alla catena alpina tenta di aggirarla passando, per esempio, dalla Valle del Rodano, le condizioni del tempo subito ne risentono sul nord Italia, con formazione di intensi annuvolamenti, piogge e in inverno anche nevicate. Quindi basta davvero poco per trasformare una bella giornata "favonica" in una di tempo perturbato con piogge e temporali. Al centro e soprattutto al sud le difficoltà di previsione sono invece minori, seppure sempre presenti. Qui l'andamento delle correnti in quota e a media quota può condizionare il tempo di una determinata zona, ma non in maniera così drastica come sul nord Italia. In poche parole se per l'arrivo della pioggia al nord sono quasi sempre necessarie le correnti meridionali, al centro e soprattutto al sud essa può arrivare da qualsiasi punto cardinale. Naturalmente la presenza della dorsale appenninica determina un tempo diverso tra il Tirreno e l'Adriatico, soprattutto in inverno. In estate, di norma, questa differenza tende ad assottigliarsi. In definitiva quando si prevede tempo instabile al centro e al sud è probabile che l'instabilità sia estesa a tutte le regioni, mentre se la stessa previsione viene diramata per il nord, bisogna fare sempre opportune "cernite", per stabilire quali zone del settentrione saranno maggiormente penalizzate dalle correnti aeree in questione e quali meno.

Autore : Paolo Bonino

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