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Previsioni meteo inverno 2014-2015: cosa c'è da sapere...

Dopo l'incredibile stagione 2013-2014, tutti già si domandano se questo trend si consoliderà o resterà un fatto isolato. Ripubblichiamo allora a grande richiesta alcune considerazioni fatte alla fine dello scorso inverno.

In primo piano - 16 Ottobre 2014, ore 13.32

Per fortuna la "regola del 2" in meteorologia non sempre funziona, ma ci sono stati in passato casi analoghi di stagioni invernali quasi fotocopia, tali da poter essere definite come gemelle. La coppia più bella del mondo è quella del 1988-89 e 89-90, molte analogie anche nell'accoppiata 2006-2007 e 2007-2008, seppure la seconda meno mite della prima.

C'è da aspettarsi allora un bis invernale mite anche l'anno prossimo? Non proprio!

Intanto colgo l'occasione per rispondere a chi ha scritto che lo scioglimento dei ghiacci artici sta comportando paradossalmente inverni più freddi in Europa. Non è un fatto accertato ed accettato in maniera ufficiale ed univoca nel mondo scientifico; oltretutto questo raffreddamento invernale non ha riguardato in modo diretto il nostro Paese, dove le medie mensili trimestrali invernali solo spesso risultate superiori a quanto era lecito attendersi. Ricordo che tanta neve non fa affatto rima con tanto freddo. 

E l'ipotesi non può trovare ulteriore credito nemmeno dall'andamento della stagione 2013-14. Si dice infatti: ghiacci che crescono, vortice polare compatto, inverno più mite alle latitudini medio-basse sul Continente. Anche qui poteva andare diversamente, se solo ci fossero stati condizioni teleconnettive più favorevoli al trasferimento del freddo verso il basso e una diversa collocazione delle figure bariche.

Nonostante l'Europa abbia sperimentato negli ultimi anni inverni mediamente un po' più freddi, (ma non il Mediterraneo) molti hanno osservato che la quantità e la qualità di freddo che raggiunge il Continente nella stagione invernale è proporzionalmente di molto inferiore a quella di solo mezzo secolo fa.

Anche qui però ci sono obiezioni in merito, perchè mettendo a confronto le termiche a 1500m del passato a quelle di oggi, aldilà delle singole annate anomale, non si riscontrano rialzi tanto marcati nei momenti chiave della stagione, semmai nei mesi intermedi. 
 
Cosa regola allora la stagione invernale? Sino all'inizio degli anni 2000, sembrava che il flusso perturbato atlantico si fosse irrimediabilmente alzato di latitudine e facesse fatica a proporre corpi nuvolosi in sede mediterranea. Poi è cominciata una parziale crisi dell'anticiclone delle Azzorre, figlia di un vortice polare peraltro indebolito, compensata però da una importante invadenza, soprattutto estiva, dell'anticiclone subtropicale, frutto di uno spostamento verso nord della cella di Hadley, esaltato qualora il vortice polare risultasse stagionalmente compatto. 

Tuttavia mediamente almeno 8 delle ultime 14 stagioni invernali, pur a fasi alterne hanno comunque risentito certamente di una maggiore capacità penetrativa delle saccature dal nord Atlantico e di scambi meridiani abbastanza significativi tra le latitudini, specie in condizioni teleconnettive favorevoli.

Quali sono queste condizioni? Una condizione sfavorevole vede il vortice polare stratosferico invernale approfondirsi troppo, provocando un approfondimento anche di quello troposferico. Nel caso della stagione 2013-2014 tutto questo ha provocato un'invasione molto evidente e costante di aria mite dall'oceano Atlantico, ma poteva andare peggio, con gli anticicloni subtropicali in visita per mesi al Mediterraneo con tanto smog ed inversioni termiche marcate.

Tralasciando in questa sede le possibili influenze dei riscaldamenti stratosferici polari in sede troposferica a causa del ciclo dell'ozono e le relative eventuali, ma rare conseguenze sui nostri inverni, puntiamo invece sul ciclo solare, sull'oscillazione dei venti stratosferici a livello subtropicale e sull'Enso, per capire cosa potrebbe accadere affinchè le teleconnessioni sia favorevoli ad un inverno freddo sulle nostre terre. 

Nell'inverno 2013-2014 oltre ad un vortice polare impazzito, abbiamo sperimentato una QBO+, cioè la quasi biennale oscillazione dei venti della stratosfera subtropicale era positiva ed un ciclo solare modesto: la combinazione peggiore per vivere un inverno vero in Europa, mentre l'Enso non ha inciso molto su questa situazione.

Certo un ciclo di minima attività solare, accoppiata alla Nina e alla QBO- favoriscono il ciclo dell'ozono, indebolendo il vortice polare: in questo modo l'inverno sul Vecchio Continente può funzionare meglio. 

Per la stagione 2014-2015 però non è ancora dato di sapere con certezza come si comporterà l'Enso, ma gli altri due punti potranno essere facilmente soddisfatti, è già qualcosa per sfatare la regola del 2. 

Si può vivere un inverno freddo anche con la QBO positiva,  purchè il sole spinga al massimo e il Nino nell'area pacifica risulti altrettanto rilevante, ma entrambi gli ultimi due punti non sono stati soddisfatti.

In ogni caso non è tutto così automatico, ci sono altre variabili contingenti che possono alterare almeno parzialmente gli schemi illustrati, ma è molto improbabile comunque che anche il prossimo inverno trascorra così, anche se il trend questo mese di ottobre 2014 lo farebbe supporre. (Sensazioni umane) 

In ogni caso la QBO- favorisce moti antizonali, cioè correnti da est verso ovest in Europa, specie se l'anticiclone delle Azzorre si elevasse verso le alte latitudini. Magari alla fine la stagione potrebbe sempre risultare un po' mite in Italia, ma sicuramente non dovrebbero mancare occasioni per assistere a ondate di freddo e nevicate sino in pianura.   

Nel complesso comunque dal 2000 ad oggi sono transitate più perturbazioni e ad intervalli le precipitazioni, anche nevose, sono risultate più frequenti che nel decennio 90-2000, in particolare al nord, dove la latitanza, sia pure ad intervalli, della neve si stava facendo sempre più preoccupante.


Autore : Alessio Grosso

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