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Previsioni difficili? Dipende dalla struttura delle figure bariche

Cerchiamo di capire quali sono le situazioni più complicate da interpretare

In primo piano - 17 Settembre 2002, ore 11.01

Quando sono in atto intense irruzioni fredde oppure estese invasioni di aria calda, vengono spesso coinvolte porzioni di territorio molto ampie che presentano contemporaneamente varie caratteristiche morfologiche. La conseguenza più immediata è la deviazione in varie direzioni di tutte le masse d’aria in arrivo e la nascita di formazioni nuvolose locali, di raffiche di vento improvvise e molti altri fattori che non vengono valutati dai modelli previsionali, perché troppo localizzati. Ecco che allora il tempo peggiora dove non dovrebbe, o magari quando ci si aspettava un temporale spunta improvvisamente il sole. La situazione più difficile in questo senso per le nostre regioni si presenta quando un anticiclone sull’Atlantico pone il suo asse maggiore lungo i meridiani, permettendo ad aria fredda di scendere sull’Italia colpendola da nord-ovest. In questo caso i forti venti, oltre ad entrare nel Mediterraneo dalla Valle del Rodano subendo già una consistente deviazione, vanno a sbattere contro le Alpi. Parte delle correnti sopravanza la catena montuosa e parte devia verso sud, portando a tutte le conseguenze elencate prima. Altra situazione difficile si presenta in inverno in concomitanza con l’arrivo di forti correnti da est; in questo caso è l’Appennino a fare da barriera al vento. Essendo però la Dorsale più bassa dell’arco alpino, le folate di aria fredda che riescono ad infilarsi fra le vallate sono ancora cariche di umidità (perché la massa d’aria è transitata sull’Adriatico) ed ecco che allora vanno a formarsi isolate nubi temporalesche sul Lazio e la bassa Toscana, dove le varie elaborazioni invece prevedevano tempo bello ed estremamente secco. La presenza dei vari ostacoli ed il fatto che l’aria fredda essendo più densa di quella calda tende a viaggiare maggiormente alle basse quote, fa sì che molte volte in inverno ci ritroviamo a discutere di situazioni estremamente complicate da decifrare. La previsione invece si rivela molto più semplice quando siamo in presenza del cosiddetto “flusso zonale”, ossia quando le perturbazioni atlantiche scorrono regolarmente da ovest verso est, presentando delle “onde” nello sviluppo frontale che propongono una rapida successione di fronti caldi e freddi. In questa situazione gli anticicloni e le depressioni hanno un asse maggiore sviluppato perlopiù lungo i paralleli e quindi i contrasti fra differenti masse d’aria si fanno meno accesi. Ecco che allora le piogge diventano molto meno intense, i venti sono più regolari e prevalentemente provengono da occidente; inoltre si riescono a distinguere con precisione le zone dove piove da quelle post-frontali, nelle quali i venti sono più calmi ed il cielo è al più solcato da molte nubi, ma non ci sono precipitazioni. In definitiva, si può affermare con certezza che più le figure bariche sono “coricate” lungo i paralleli, più i contrasti si attenuano e le previsioni diventano semplici.

Autore : Lorenzo Catania

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