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Perche il basso Veneto, la Venezia Giulia e l'Emilia Romagna finiscono spesso nel mirino di grandine e tornado?

La fascia pianeggiante compresa tra il Veneto e l'Emilia Romagna vanta il maggior numero di fenomeni violenti dell'intero nostro Paese. I motivi di questo stato di cose è riconducibile aparticolari situazioni sinottiche che si vengono a creare durante la stagione estiva. Approfondiamo un po' il discorso.

In primo piano - 19 Agosto 2010, ore 10.45

Che la pianura Padana sia statisticamente il settore d'Italia maggiormente colpito da fenomeni violenti quali grandinate  e tornado è cosa risaputa. Anche le pianure toscane, laziali, campane, pugliesi possono venire interessate non di rado da situazioni tornadiche di tipo mesociclonico, ossia legate alla presenza di temporali supercellulari, ma non raggiungono tuttavia la frequenza che si registra sulle grandi pianure del nord.

Ma non tutta la val Padana risulta ugualmente a rischio; i settori veneto-friulani e quelli dell'Emilia Romagna risultano particolarmente battuti, mentre a ruota e per motivi sinottici differenti che approfondiremo in altra sede, seguono i comparti piemontesi del Vercellese e del Novarese.

Focalizzando in particolare l'attenzione sulla val Padana orientale dobbiamo osservare che tale settore si trova in una posizione favorevole allo sviluppo di fenomeni vorticosi di natura supercellulare per motivi legati al fatto che quelle porzioni di territorio sovente vengono sottoposte al tiro incrociato di venti che apportano masse d'aria dalle caratteristiche fisiche differenti, pur tutte ingranaggio della stessa situazione.

L'evento più frequente è quello che si pone in essere durante il passaggio dei fronti freddi atlantici in arrivo da nord-ovest, preceduti da nastri trasportatori caldi di estrazione nord-africana e seguiti da aria fredda di tipo polare marittimo dall'elevato spessore troposferico. Ebbene, il nastro trasportatore caldo reca aria caldo-umida dai quadranti sud-orientali lungo l'Adriatico negli strati medio-bassi dell'atmosfera, situazione già di per sè potenzialmente instabile in quanto sussiste il trasporto di calore latente e sensibile a bassa quota.

Nel frattempo subetra una nastro di correnti a precedere il fronte freddo vero e proprio in fase di svalicamento dalle creste alpine che attiva venti caldi e secchi di tipo favonico in caduta dall'Appenino emiliano-romagnolo, i quali irrompono sulla pianura provenendo da sud-ovest. La ciliegina sulla torta a questo punto è l'aria fredda che stramazza dai valichi alpini centro-occidentali sotto forma di favonio secco e fresco da nord-ovest e quella fredda e parzialmente umida che rientra invece da nord-est attraverso la porta di Trieste.

La confluenza nei bassi strati e la sovrapposizione forzata di questi venti, laddove sussista un opportuno impianto di tiraggio alle quote superiori (strappo del getto sottovento l'asse di una saccatura, quindi shear positivo in velocità e direzione), rende pertanto la porzione atmosferica della pianura Padana orientale bersaglio ottimale di manifestazioni temporalesche violente tra le più frequenti d'Italia.
 


Autore : Luca Angelini

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