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Perché un anticiclone così potente e vasto sull’Europa?

Cerchiamo di trovare una spiegazione a questo fenomeno

In primo piano - 13 Marzo 2003, ore 11.28

I modelli matematici erano riusciti a prevedere almeno 6-8 giorni prima dell’evento la formazione della robusta figura di alta pressione che adesso va gradualmente distendendosi sull’Europa centrale e settentrionale. A cosa è dovuta questa “performance”? Evidentemente si tratta di una situazione piuttosto frequente negli ultimi tempi (in effetti dal luglio scorso ad oggi abbiamo sottolineato spesso la presenza di un anticiclone sulla Scandinavia o sul Mare del Nord), oppure più semplicemente le condizioni a livello di alcuni parametri fondamentali (come la temperatura a certe quote o la pressione) erano talmente estreme che la Natura non poteva che rispondere in tal modo. Se d’altra parte andiamo a guardare la situazione generale nel nostro emisfero, vediamo che nel Canada al suolo si raggiungono ancora i –35, –40°C e negli Stati Uniti settentrionali si scende localmente fino a –17, -20°C; basta invece andare in Florida e troviamo già valori che sfiorano i 30°C. In Europa invece va sottolineata ancora la presenza di temperature piuttosto basse sul settore più orientale, mentre in vicinanza delle coste africane la primavera sembra essere ormai giunta in una fase matura. Tutto questi contrasti hanno marcate ripercussioni sulla circolazione atmosferica; in particolare, come sottolineammo qualche giorno fa, una eccessiva differenza di temperatura fra latitudini tropicali e polari porta ad una ondulazione sempre più marcata di almeno una delle due correnti a getto, che così cerca di ripristinare un certo equilibrio termico. Se allora andiamo ad osservare la posizione attuale della corrente a getto polare vediamo che innanzitutto si è divisa in due rami all'altezza delle coste orientali degli U.S.A. a causa della configurazione di blocco che si sta creando. Il ramo più settentrionale poi disegna una marcata ondulazione proprio sull’Atlantico; in poche parole il “nastro” di forti venti che spirano fra gli 8 ed i 10 km di quota si spinge dalle coste orientali del Canada verso il tratto di Oceano fra Groenlandia ed Islanda, per poi arrivare su Finlandia e Norvegia orientale, dove torna a piegare verso sud-sudovest per arrivare proprio sull’Italia. Non a caso il vento che soffia al suo interno supera i 250 km/h solamente nel tratto fra Islanda e Norvegia, dove le correnti scorrono prevalentemente da ovest verso est (in effetti in tale zona fra ieri ed oggi non si sono registrati grandi sbalzi di temperatura rispetto alla norma a qualsiasi quota e quindi non c’è motivo di generare altre ondulazioni); ma questa ampia onda basta a dare vita all’anticiclone dinamico che ormai abbiamo "sviscerato" in tutti i suoi segreti in questi giorni e che si estenderà su buona parte dell'Europa. Va però sottolineato che l’onda in questione è una di quelle che si definiscono “stazionarie” ossia stabili nella loro posizione per più giorni (in generale una o due settimane); pertanto c’è da attendersi che la figura di alta pressione, specialmente alle quote medio-basse, persista fino almeno alla fine della prossima settimana su buona parte dell’Europa. Una volta che il divario termico fra Tropico e Polo non sarà più così intenso come in questi giorni, ossia quando la grande onda avrà svolto il suo compito, probabilmente la corrente a getto tenderà nuovamente ad abbassarsi di latitudine, riaprendo la strada alle perturbazioni atlantiche almeno sull’Europa centro-settentrionale; per adesso però non azzardiamo previsioni troppo lontane, visto che in effetti non sappiamo quando il colmamento del divario termico sopra citato si verificherà.

Autore : Lorenzo Catania

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