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Perché tanta imprevedibilità sul peggioramento di venerdì?

Mancano appena quattro giorni, eppure le modalità del peggioramento che dovrebbe interessare gran parte d’Italia tra le giornate di venerdì e sabato prossimi non sono ancora del tutto chiare. Cerchiamo di capire come mai.

In primo piano - 27 Gennaio 2003, ore 09.53

Neve su tutta l’Italia? Il nord verrà interessato da precipitazioni oppure rimarrà a secco? Ci sarà il Foehn al nord-ovest oppure sarà la zona d’Italia che vedrà più neve? Nevicherà anche sul versante Adriatico fin sul litorale? Nevicherà a Roma? Queste sono alcune delle domande che in questi giorni di attesa tormentano gli appassionati di meteo di tutta l’Italia. Ogni volta che le correnti provengono dai quadranti settentrionali, le previsioni per la nostra Penisola sono quasi sempre molto complicate: la presenza del mare può attivare contrasti inaspettati e generare fenomeni intensi su aree anche ristrette, che possono in qualche caso “sfuggire” alla previsione. Poi abbiamo il problema delle Alpi che influenzano non poco la massa d’aria in arrivo dalle alte latitudini. Ecco, allora, che una previsione relativamente semplice per le nazioni oltralpe si trasforma in un autentico calvario per le nostre regioni. In sostanza dove si nasconde il problema? Segnatamente nella direzione che la colata di aria fredda da N sceglierà di prendere, con conseguente formazione di una depressione. Ipotizziamo il caso che l’aria fredda scelga una via più orientale, ovvero che l’alta pressione sull’Atlantico opponga una resistenza tale da non consentire alla colata gelida di entrare direttamente sul Mediterraneo. In questo caso le Alpi fermerebbero tutto; di conseguenza il nord Italia avrebbe una fase favonica iniziale, seguita da un moderato calo termico e nessun fenomeno. Diverso il discorso per le regioni del versante adriatico e del sud, che sarebbero attraversate da correnti fredde settentrionali con qualche nevicata fino a bassa quota e venti forti. Il secondo caso è quello che oggi molti modelli contemplano, ovvero un’ entrata dell’aria fredda direttamente sul Mediterraneo attraverso la Valle del Rodano. In questo modo il Mare Nostrum, che è sempre piuttosto caldo, reagirebbe con la creazione di una zona di bassa pressione che dal Mar Ligure si porterebbe abbastanza velocemente in direzione del basso Tirreno e poi sullo Ionio. In questo caso è ipotizzabile un coinvolgimento diretto di quasi tutte le regioni italiane, anche se i fenomeni non si soffermerebbero a lungo sulle medesime aree, stante l’estrema dinamicità delle correnti aeree. Vi è anche una terza possibilità, che si verrebbe a creare se la colata di aria artica si portasse più ad W del previsto, fin quasi a raggiungere la Spagna. Su tutto il bacino centro-occidentale del Mediterraneo si attiverebbe una risposta di correnti caldo-umide dai quadranti meridionali che determinerebbero un aumento delle temperature specie al sud e lungo il versante adriatico, piogge sparse sul Tirreno e molta neve al nord, a quote anche basse sul nord-ovest. Quindi, come si può vedere, basta che l’obbiettivo dell’aria fredda vari di poche centinaia di chilometri per avere condizioni di tempo molto diverse sul nostro Paese. Ecco da dove nasce la difficoltà di previsione in questi casi. La “prognosi” verrà probabilmente sciolta nella giornata di domani, alla luce delle nuove mappe a nostra disposizione.

Autore : Paolo Bonino

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