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Perché oggi c’è instabilità sul Tirreno?

Cerchiamo di capire il perché, con l’ausilio di un’immagine satellitare modificata.

In primo piano - 30 Gennaio 2003, ore 09.26

Osservate bene il percorso che compie oggi l’aria fredda: la corrente madre è da N-NW e percorre quasi tutta l’Europa centro-occidentale. Arrivata all’altezza dell’arco alpino, la corrente si arresta e scarica tutta la sua umidità sottoforma di nubi e precipitazioni sui versanti nord alpini. Sul nord Italia l’aria arriva oramai secca e priva di componenti in grado di formare sistemi nuvolosi organizzati; di conseguenza il cielo è sereno o al massimo velato da nubi alte. L’aria fredda, non potendo superare questo grosso ostacolo orografico, tende ad aggirarlo, penetrando sul Mediterraneo da punti in cui viene meno la resistenza dell’orografia, per esempio dalla Valle del Rodano. La corrente si presenta in un primo tempo abbastanza secca ed entra come vento di “ Mistral” sul sud-est della Francia. La maggiore densità della nuova massa d’aria in arrivo, tende subito a “scalzare” l’aria più calda presente in prossimità della superficie del Mediterraneo, che è un mare sempre caldo. Il risultato sono nubi a sviluppo verticale che si originano poco ad W della Sardegna. Proprio all’altezza dell’Isola, le correnti aeree compiono una virata di quasi 90°, disponendosi da SW sul Tirreno centrale. In questo modo tali correnti riescono a prelevare un certo quantitativo di umidità dalla superficie marina che viene trasportato in direzione della terraferma, ovvero verso le regioni tirreniche. Una volta giunte a “destinazione” i venti da SW scaricano tutta la loro umidità a ridosso dei contrafforti appenninici: l’aria è costretta a sollevarsi per superare l’ostacolo; una volta sollevata, la massa d’aria tende ad espandersi e a raffreddarsi, dando luogo a rovesci e temporali. Stante la natura fredda della suddetta massa d’aria, i rovesci possono anche essere di tipo nevoso. In questi casi le correnti ascensionali che determinano l’instabilità, possono modellare i fiocchi di neve e amalgamarli insieme, dando luogo alla cosiddetta “ neve tonda”.

Autore : Paolo Bonino

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