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Perchè le previsioni del tempo in Italia sono così difficili?

I previsori italiani sbagliano di più degli altri colleghi europei? Vero. Le cause sono da ricercarsi senz'altro della complessa articolazione del nostro territorio.

In primo piano - 13 Agosto 2010, ore 09.12

Fortunatamente la tecnologia ha dato una mano alla fisica e alla matematica predisponendo un set di modelli sempre più performanti. Ciononostante le previsioni del tempo in Italia non sono sempre di facile stesura e non possono seguire le comuni regole ricavate dall’esperienza che possono eventualmente esplicarsi per le previsioni relative a vasti territori pianeggianti e per le vaste distese oceaniche.

L'Italia è un Paese estremamente articolato; il tempo e il clima della nostra Penisola non solo sono diversi da quelli di altre regioni europee, ma sono estremamente variabili anche rispetto alle terre bagnate dallo stesso mare Mediterraneo e tra le varie regioni che formano il territorio nazionale. La posizione geografica dell’Italia, posta al centro del Mediterraneo, si inserisce all’interno nella zona dei climi temperati, anche se la forte estensione in latitudine, può ascrivere le regioni settentrionali ad un clima più vicino a quello continentale europeo (Liguria esclusa) e le regioni meridionali più vicine ad un clima marittimo più di frequente interessato da influenze nord-africane.

Se poi esaminiamo più attentamente le varie situazioni regionali constatiamo che l’influenza del bacino ligure-tirrenico sulle regioni settentrionali é limitata alla fascia costiera della Liguria (da qui l'eccezione segnalata poc'anzi) per effetto della barriera appenninica; Liguria che infatti può godere di temperature gradevoli e miti anche d’inverno (vedi prima foto in alto riferita alla città di Genova). Sempre al nord, la dorsale appenninica e poi alpina, che si estende ad arco dalle Marittime alle Giulie, chiude la pianura Padana da ben tre lati, dove i venti sono quasi sempre deboli se si escludono gli occasionali episodi di Foehn e di Bora.

Gli Appennini, che si estendono per tutta la lunghezza della Penisola, impongono alle località poste nei due versanti (ma anche alle Isole Maggiori) , caratteristiche climatiche anche molto diverse. Le località poste sul Tirreno sono influenzate maggiormente dai venti occidentali provenienti dall’Atlantico, più caldi e umidi, e protette parzialmente dai venti freddi da est nella stagione invernale. Le località adriatiche, a parità di latitudine, sono invece esposte ai venti di Tramontana, godono in minima parte dei tepori dell’Adriatico, mare poco profondo che si raffredda abbastanza rapidamente. Abbiamo quindi il versante tirrenico molto più piovoso ma complessivamente meno freddo di quello Adriatico. Su questo versante infatti, nella stagione invernale, si possono avere precipitazioni nevose fino a bassa quota (nell'immagine qui sotto una nevicata sulla spiaggia di Rimini) che possono estendersi fino alla Basilicata e al nord della Calabria.

Il Mediterraneo inoltre ha un effetto destabilizzante sulle masse d’aria fredda che giungono dai quadranti settentrionali. Il riscaldamento dal basso, associato ad opportuni profili sinottici, favorisce la ciclogenesi e dunque lo sviluppo di centri depressionari in posizioni caratteristiche.  

Tutti i fattori che influenzano il tempo in Italia, sia a mesoscala (piccola scala) che a scala sinottica (grande) sono l’orografia, si riconducono dunque alla presenza delle varie catene montuose con le loro ulteriori propaggini, alle valli, alle colline, alle piccole e grandi pianure, all’influenza dei mari che la circondano, alla lunga estensione da nord a sud e alla sua forma abbastanza stretta e proiettata lungo i meridiani. Le catene montuose incidono in modo sensibile nella circolazione dell’aria, soprattutto negli strati medio-bassi dell'atmosfera. Gli effetti orografici risultano più accentuati quanto più alta è la catena montuosa e quanto è più fredda l’aria che la viene a incidere sulla medesima.

Ciò è dovuto al fatto che il gradiente di pressione negli strati più bassi è strettamente legato alla quello della temperatura che si riscontra sotto il livello della catena montuosa.

Le depressioni che si formano sottovento alle catene montuose hanno origine principalmente nella Pianura Padana, sul  golfo Ligure e sull'alto Adriatico per l’effetto barriera che oppongono le Alpi. Per i medesimi meccanismi abbiamo le depressioni sottovento alla catena appenninica, alla Sardegna, alle Alpi Dinariche (alto, medio o basso Tirreno-Adriatico low, Ionio low). Abbiamo inoltre da annoverare le depressioni mediterranee, sempre riconducibili ad effetti orografici (ad esempio quelle che si sviluppano sottovento ai Pirenei e all'Atlante) e quelle termiche, che si formano nei mesi estivi sulla Pianura Padana per il forte riscaldamento dei suoli.

Come si può facilmente intuire da queste poche note, l’insieme di tanti fattori concomitanti, i quali a volte lavorano in modo sinergico, in altri casi in contrapposizione, rende molto variabili le condizioni meteorologiche sull'Italia ed estremamente arduo il compito dei meteorologi nell'interpretare i prodotti modellistici. Non rimane che applicare quel pizzico di esperienza il quale fa del metodo empirico proprio di ogni buon meteorologo la marcia in più per pervenire ad un esito previsionale il più corretto possibile.


Autore : Luca Angelini

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